Grazie, Presidente. La Presidente Meloni è fuggita di nuovo, non c'è che dire, non la vedevamo da dicembre scorso e le volte in cui si è palesata in quest'Aula (Commenti)...
Dicevo che l'ultima apparizione della Presidente Meloni risale allo scorso dicembre e le volte in cui si è palesata in quest'Aula si contano sulle dita delle mani. Così, si è chiusa per mesi nel silenzio imbarazzato di chi non sa cosa dire o non vuole dire cosa pensa. Nel frattempo, però, sono successe molte cose nel mondo, in Europa e in Italia su cui questo Paese non conosce la sua opinione. Conosce, però, l'opinione della Lega, che oggi - e mi rivolgo, per suo tramite, proprio al collega Molinari - ha sostanzialmente commissariato la Presidente Meloni, dicendo che non ha il mandato per esprimersi domani al Consiglio. Grazie, collega Molinari, per averci confermato, con il suo intervento, che dice il contrario di quanto dice il suo Governo.
Non ha mai risposto Giorgia Meloni su quali organi statali, che soli dispongono del costoso spyware Paragon, l'abbiano usato per spiare direttori di giornali e attivisti. Che cosa state coprendo? Così come non ha mai risposto, nonostante le nostre richieste, sul perché abbiate rilasciato e riaccompagnato un torturatore libico a casa con un volo di Stato.
Di un silenzio, però, la ringrazio, la Presidente Meloni, solo di uno: tra le parole che mancano - per pudore, immagino - nella vostra risoluzione c'è “modello Albania”. Non lo dite nemmeno più voi che è un modello. Nel testo parlate di soluzioni innovative, talmente innovative che vi sono fallite al collaudo, sulla pelle delle persone più fragili e sulle tasche degli italiani.
Tuttavia, i silenzi più gravi della Presidente Meloni sono quelli sui fatti che, in pochi mesi, hanno stravolto la geopolitica e avviato un mutamento d'epoca. La rottura della tregua a Gaza è gravissima. Non abbiamo sentito la sua voce condannare quest'azione dell'Esercito israeliano, che con raid a tappeto ha ripreso il massacro di palestinesi, con 400 vittime, di cui almeno 130 bambini. Non l'abbiamo sentita condannare le parole di Netanyahu, secondo cui il negoziato si farà sotto le bombe, mentre ha proseguito in queste settimane le violenze in Cisgiordania, che hanno costretto 40.000 persone a fuggire. Non l'abbiamo sentita dire una parola nemmeno quando Trump ha postato un video che propone un resort per ricchi, là dove sono stati massacrati oltre 45.000 palestinesi .
La migliore risposta che potrebbe dare questo Governo è riconoscere pienamente lo Stato di Palestina. Ora serve davvero tutto l'impegno diplomatico e politico, fin qui mancato, dalla comunità internazionale, dall'Unione europea e dal suo Governo per far riprendere il cessate il fuoco, per liberare tutti gli ostaggi, proteggere i civili, porre fine alle violenze nei territori palestinesi occupati e per avviare un vero processo di pace verso i due popoli e i due Stati.
La Presidente Meloni non ha detto una parola, nemmeno quando l'Amministrazione americana ha ripetutamente attaccato l'Unione europea, quando ha umiliato l'Ucraina, il suo popolo e il suo Presidente alla Casa Bianca. Anzi, è andata a portare i suoi omaggi alla convention trumpiana che persino l'estrema destra di Le Pen in Francia ha disertato, tra le motoseghe e saluti nazisti. E lì ha dato ragione al vice presidente americano che dice che in Europa non c'è la libertà di parola. Che imbarazzo, non ha reagito nemmeno di fronte all'esclusione dell'Ucraina e dell'Unione europea dal negoziato in corso. L'Unione è stata compatta nel sostegno a Kiev e al suo popolo ingiustamente invaso, lo siamo sempre stati anche noi. Da tempo chiediamo che, accanto al sostegno economico e militare, ci sia un sostegno diplomatico e politico per porre fine al conflitto. Un sostegno diplomatico fin qui mancato, ma ora serve uguale compattezza nel rivendicare il ruolo europeo a quel tavolo, per costruire una pace giusta, che non si può trattare senza gli ucraini e senza gli europei che difendono gli interessi e le garanzie di sicurezza dell'Ucraina e del nostro continente.
La Presidente Meloni, invece, non ha assunto alcuna iniziativa, non ha mai reagito ai ricatti di Trump e di Musk, che hanno minacciato di ritirare gli aiuti e i satelliti. Anzi, la settimana scorsa si è astenuta sul sostegno all'Ucraina a Strasburgo per non offenderli, mentre si limita a guardarli da lontano e twittare gli incoraggiamenti.
Trump annuncia per ora dazi del 25 per cento per l'Unione europea. Una guerra commerciale che pagheranno, soprattutto e anzitutto, imprese e lavoratori italiani. Ma ancora niente. Lei, anziché alzare la voce con Trump, se la prende con l'Unione europea che cerca di reagire. Del resto, ci siamo accorti che, anche sullo spazio, appena l'uomo di Musk vi ha ammonito di non seguire il PD, avete fermato gli emendamenti che chiedevano di garantire l'interesse nazionale! E, allora, chiedo a Giorgia Meloni: quali interessi sta facendo, quelli dell'Italia o quelli degli amici?
Voleva fare la pontiera tra Trump e l'Europa e, invece, si è già ridotta a una complice silenziosa di un progetto di disgregazione dell'Unione europea. L'ho ascoltata prima e la voglio rassicurare: tutti sappiamo che l'Europa non può più fare affidamento su nessuno per la sua sicurezza oggi e che deve puntare alla sua autonomia strategica, anche dentro la cornice NATO. Nessuno di noi pensa di rinunciare ai rapporti con gli Stati Uniti, ma davanti agli insulti si reagisce e lei, invece, rimane muta. Questo ha fatto in queste settimane. Nella vostra risoluzione citate due volte la neutralità tecnologica, ma la vostra è una neutralità ideologica.
Giorgia Meloni non sa scegliere tra la maglia dell'Italia, e quindi dell'Europa, e il cappellino di Trump che ha deciso di indossare. Questo silenzio a testa bassa relega il nostro Paese al margine, quando dovrebbe essere protagonista del rilancio europeo e della costruzione della pace. I pilastri di quella che è stata la politica estera e la rete di alleanze dell'Occidente, dal dopoguerra fino a oggi, è letteralmente picconata da Trump e da questo nuovo asse con Putin e la destra nazionalista per indebolire l'Europa. Come Orbán, che ieri ha vietato per legge il pride, una vergogna su cui voi non avete preso le distanze. Glielo dico qui, Presidente Meloni: le persone non si cancellano per legge. L'amore non si vieta!
Oggi serve un salto in avanti nell'integrazione europea, superando l'unanimità. Non è possibile permettere ai veti degli Stati di bloccare i passi necessari, anche con le cooperazioni rafforzate dove servono a partire subito. Meloni ci dica se è d'accordo con la proposta spagnola di raddoppiare il bilancio europeo. Ci dica se si batterà, come noi, per un nuovo grande piano di investimenti comuni europei, un Next Generation EU da 800 miliardi all'anno per l'autonomia strategica dell'UE sul piano industriale, energetico, ecologico, sociale, innovazione e anche sulla difesa comune europea. Anche, ma non solo, perché rinunciare alle altre priorità sarebbe un errore imperdonabile.
Oggi è successa una cosa grave: la Lega ha detto che lei, Presidente, non ha il mandato per approvare al Consiglio il Piano di riarmo. Lei è stata commissariata dal suo stesso Governo e non ha agibilità politica. Nella vostra risoluzione, per non dividervi tra 3 partiti con 3 posizioni diverse, avete fatto sparire la difesa comune e il Piano di riarmo von der Leyen. L'avete scritta con l'inchiostro simpatico questa risoluzione. È facile così far sparire le proposte divisive. La verità è che ci credo che voterete compatti, non avete scritto nulla! La verità è che ideologicamente Giorgia Meloni è contraria alla difesa comune. Abbia il coraggio di dirlo e di scriverlo!
La nostra, invece, non l'ha letta, visto che stamattina inventava cose che non ci sono. La aiuto io, la nostra è molto chiara, dice che all'Unione europea serve la difesa comune e non la corsa al riarmo dei singoli Stati. Serve la volontà politica di fare un esercito comune con un unico comando, perché questo aumenta la deterrenza, e non 27 eserciti diversi e scoordinati. La difesa comune va finanziata con gli investimenti comuni e con il debito europeo, non con il debito nazionale, perché la Commissione ha già chiarito che dovrà rientrare aumentando tasse o tagliando servizi. Del resto a Giorgia Meloni che cambia? Sta già tagliando la sanità mentre afferma il contrario.
Difesa comune significa fare common procurement, aggregare la domanda, fare ricerca e sviluppo insieme, migliorare l'interoperabilità. Il Piano ReArm Europe, invece, va nella direzione di favorire soprattutto il riarmo dei 27 Stati membri, e la Presidente Meloni, come unico contributo al dibattito, ha chiesto di cambiarne il nome. Quel Piano va cambiato radicalmente, perché così come presentato rischia di ritardare l'obiettivo condiviso di una difesa comune. Non prevede investimenti comuni per la difesa, ma debito nazionale e prestiti.
Lei ha ripetuto che si basa solo su debito nazionale e che voi proponete, Ministro Giorgetti, investimenti privati. Ditelo, allora, che siete contrari agli investimenti comuni europei. Lo strumento SAFE, l'unico che finanzia progetti comuni, dovrebbe garantire sovvenzioni, non prestiti. La flessibilità proposta sul Patto per fare più debito nazionale va vincolata a progetti di difesa comuni fatti da più Stati membri. La Meloni ha anche rivendicato oggi, in quest'Aula, questa proposta, ma non si rende conto che, senza il vincolo a progetti comuni, va contro l'interesse nazionale, perché aumenterà le differenze tra le difese degli Stati, a svantaggio di quelli più indebitati, come il nostro.
Non è questo che serve all'Italia, soprattutto serve un grande piano di investimenti non soltanto sulla difesa, e non si possono dirottare i fondi di coesione e sociali sulla spesa militare. Ma niente di tutto questo abbiamo sentito da lei.
Arrivo a conclusione. Mi si consenta su questo: la Presidente Meloni non solo non ha il coraggio di difendere i valori su cui l'Unione si è fondata dagli attacchi di Trump e di Musk, ma oggi qui ha deciso di oltraggiare la memoria europea, e noi non accetteremo i vostri tentativi di riscrivere la storia, perché Il Manifesto di Ventotene è riconosciuto in tutta Europa come la base su cui si è fondata l'Unione, scritto da giovani mandati al confino dai fascisti, che non risposero all'odio con altro odio, ma con una visione di Europa federale che superasse i nazionalismi, che producono soltanto guerre, come oggi.
Noi non permetteremo che riscriviate la storia. Allora, se lei dice che l'Europa sua non è quella di Ventotene, chiedo a Giorgia Meloni: qual è la sua Italia? È quella della Costituzione? Perché sono gli stessi antifascisti che l'hanno scritta, e stiamo ancora aspettando di sentire che lei si dichiari antifascista, come la nostra Costituzione su cui ha giurato.