Doc. VIII, nn. 5 e 6
Grazie, signora Presidente, gentili colleghe e gentili colleghi, quando si discute di bilancio io credo che si debbano far parlare i numeri, perché i numeri sono quelli che dicono di più delle scelte politiche che si sono fatte. E i numeri del consuntivo del 2014, dei prossimi preventivi e degli scorsi bilanci dicono che abbiamo risparmiato, come Camera dei deputati, 223 milioni in tre anni e che tanti altri ne risparmieremo. Cioè abbiamo ridotto i costi della bellezza di 75 milioni di euro all'anno dall'inizio della legislatura, portando le spese in termini reali a meno 20 per cento rispetto a dieci anni fa. Meno 50 milioni all'anno nel 2013, nel 2014 e nel 2015 fanno 150 milioni risparmiati, a cui si devono aggiungere 73 milioni di restituzione all'erario, arrivando così alla cifra consistente di 223 milioni. Sono numeri di cui andare orgogliosi, sono risultati da presentare ai cittadini a testa alta, risultati che non sono – guardate – solo della maggioranza, che votando certe scelte li ha resi possibili, ma che per noi sono risultati di tutti, perché pensiamo che quando si costruisce un bilancio di questo tipo non si sta giocando una partita per la propria squadra del cuore, ma si sta giocando per la nazionale e perciò si dovrebbe giocare tutti per vincere insieme questa sfida. E lo dico – guardate – anche a quelli che pensano che quest'Aula sia non un luogo delle istituzioni, ma uno stadio con le curve degli ultrà, perché il Parlamento non può e non deve essere il luogo della demagogia, ma deve essere il luogo delle idee, perché il Parlamento non può essere il luogo delle falsità costruite a tavolino ed esibite come verità rivelate, ma deve essere il luogo dell'onestà intellettuale, pur nelle diversità, perché il Parlamento non può e non deve essere il luogo del populismo becero, ma il luogo del popolo, perché il Parlamento non può essere il luogo dove si costruiscono ad arte polemiche scandalistiche magari solo per alimentare i click di qualche sito di amici degli amici che così si riempiono le tasche, perché il Parlamento è la casa di tutti gli italiani e bisogna rispettarla sempre. E non siamo – lo sappiamo bene – in un periodo semplice. Questo è stato un anno complicato, dal rilascio degli immobili dei cosiddetti Palazzi Marini, cosa che ha creato molti disagi a tutti, alla deliberazione sui limiti massimi di retribuzione del personale dipendente. È stato un anno di lavoro complicato ma di successo, reso possibile grazie all'impegno e alla disponibilità di tutti, a partire dai Questori, dall'Ufficio di Presidenza, dai dipendenti e da tutti i colleghi. E proprio sul rilascio degli immobili vale la pena di spendere qualche parola in più. È stato giusto lasciarli – diciamolo chiaramente – perché le locazioni erano immotivatamente onerose e perché le modalità contrattuali erano inaccettabili. E su questo – lo dico con chiarezza – va il giusto riconoscimento a chi prima di altri ha posto il tema con la forza delle argomentazioni. Aver raccolto quella sollecitazione è la dimostrazione che c’è una maggioranza capace di ascoltare e che non giudica le proposte che vengono da altri campi in modo preconcetto, una maggioranza che non solo ascolta, ma che poi è capace di realizzare concretamente le idee in modo rapido nonostante le tante complessità. E come sapete la situazione non era semplice né dal punto di vista logistico né da quello normativo e di possibili contenziosi né per l'emergenza occupazionale che ne è derivata e che noi stiamo cercando di affrontare e che credo affronteremo con qualche risultato molto tangibile. Su questa questione – intendo quella dei Palazzi Marini – qualcuno ha giocato, come capita spesso, due parti in commedia, e cioè ha provato a giocare la parte di chi taglia e di chi difende i lavoratori tagliati. È un po’ curioso, ma diciamo che non si può dire che qui dentro non ci sia gente di talento.
Come sappiamo e come abbiamo più volte discusso insieme, oggi sul tavolo vi è l'ipotesi del rientro parziale nei palazzi Marini 3 e 4. Questo si farà solo a precise condizioni economiche e di impegno di personale, e su questo devo dire che noi abbiamo sempre avuto, anche nelle fasi più complicate e difficili, un'interlocuzione aperta con il personale di Milano 90 e una grande attenzione, che speriamo abbia anche una conseguenza pratica da qui a breve. Una soluzione, dicevo, equilibrata e finalmente sostenibile anche dal punto di vista economico. Anche con questa soluzione ci sarà un risparmio di 43 milioni in tre anni.
Dicevamo all'inizio dei numeri, che sono tanto, ma non sono tutto. In questo bilancio vi è un'anima politica che si vede chiaramente non solo sul lato del contenimento della spesa, ma anche sulla chiarezza e sulla trasparenza, due cose di primaria importanza. Dall'anno prossimo avremo una nuova struttura di bilancio, ancora più trasparente e facilmente leggibile da parte di chiunque, anche dai non addetti ai lavori – e questo, lasciatemelo dire, non è una cosa di poco conto –, e già da quest'anno i rendiconti delle spese dei gruppi sono allegati al consuntivo.
Ci sarebbero anche delle cose curiose da dire sulla questione dei bilanci dei gruppi, ma, probabilmente, non è questa la sede; avremo modo di farlo nel prossimo futuro. Ricordiamo, tra l'altro, che, da questa legislatura e per la prima volta, i gruppi sono soggetti al controllo di una società di revisione esterna, un altro elemento di garanzia e di tutela per il lavoro di tutti. La democrazia ha un costo: è inevitabile ed è normale che sia così, come per tutte le cose. È necessario, certo, che quel costo sia un costo giusto e credo che noi possiamo dire, oggi, dopo tre anni, che ci stiamo avvicinando a grandi passi a quel risultato.
Non siamo, però, per una presentazione distorta e che solletichi l'antipolitica; siamo perché venga riconosciuto, anche fuori, il grande lavoro che si è fatto e che questo sia un elemento di avvicinamento alla politica e non di distanza. Stiamo facendo i passi giusti, la direzione è quella corretta, ma c’è, lasciatemi dire, un costo occulto, uno di quelli che non appare sui bilanci, che è quello dell'inefficienza, perché maggiore efficienza significa, di fatto, maggiori risparmi e maggiori vantaggi per i cittadini.
E, quando dico che vi sono inefficienze, non intendo dire che le cose non si fanno, ma che si fanno con un eccessivo dispendio di energie e di tempo. È la differenza profonda tra efficienza ed efficacia: se uno deve alzare una matita, lo può fare con una gru o con una ruspa, dipende dagli orientamenti politici, oppure con due dita; farlo con due dita è il modo più efficiente, perché non si sprecano inutilmente energie e risorse. Infatti, purtroppo, devo dire, noi abbiamo questo compito, io credo, che è quello di semplificare, perché, purtroppo, devo dire che, a volte, le inefficienze partono proprio da come si svolgono i lavori in quest'Aula.
Bisogna combatterle con regole più razionali e con modalità che spostino più sulle Commissioni alcune incombenze e rendendo più fluidi e con tempi certi i nostri lavori. Anche su questo sono sicuro che riusciremo a fare di meglio, lavorandoci tutti insieme (un riferimento a questo tema è stato fatto dai Questori ed è stato fatto anche dalla collega Cinzia Fontana). Dicevo all'inizio che dobbiamo essere orgogliosi del lavoro fatto insieme: ne abbiamo fatto tanto, andiamo avanti così.