A.C. 3393-A
Grazie, Presidente. Presidente, colleghi deputati, proprio oggi, il 16 novembre 2015, ci troviamo ad iniziare la discussione generale sul provvedimento legislativo che consentirà all'Italia di continuare ad essere presente, con le proprie Forze armate e di polizia e con gli altri strumenti della propria iniziativa internazionale e di cooperazione, su tanti difficili scenari del pianeta.
E proprio oggi, per una coincidenza che aggiunge peso e responsabilità alla nostra discussione, il Parlamento italiano si riunisce per la prima volta dopo i terribili fatti di Parigi dello scorso venerdì. Dopo l'attacco barbaro e vile che ha colpito tanti civili indifesi, per la maggior parte giovani e giovanissimi, sorpresi dalla violenza mentre trascorrevano una serata normale in una delle capitali simbolo del nostro continente. Civili di tante nazionalità diverse e di tante religioni diverse, colpiti da un attacco che ha inteso minacciare la nostra sicurezza e le nostre libertà: un attacco che si rivolge con gli strumenti del terrore contro l'Europa e contro il nostro essere una comunità di donne e di uomini liberi che condividono culture, religioni, storia e futuro.
È stato questo un atto di barbarie che ha troncato anche la vita di una giovane italiana, Valeria Soresin, il cui nome vogliamo ricordare proprio alla riapertura dei lavori della Camera dei deputati. Una cittadina dell'Italia e dell'Europa – come è stato detto – nel cui percorso di vita troppo breve troviamo tante delle ragioni e dei valori che dobbiamo riaffermare e difendere di fronte alla minaccia del terrore: l'amore per la conoscenza, la scelta del volontariato come strumento di formazione civile, la capacità di varcare i confini per migliorare e migliorarsi, la ricerca della condivisione di culture e contesti nazionali diversi.
È quindi giusto e anche inevitabile che, nella nostra discussione di oggi, si guardi anche ai fatti di Parigi e alla necessità di riaffermare (e se necessario adeguare, con le modifiche che si renderanno opportune) gli strumenti della presenza delle Forze armate e di polizia italiane nel mondo.
Già da questo pomeriggio, come sappiamo, dopo le comunicazioni del Governo, questo Parlamento discuterà più ampiamente della sfida che gli attentati di Parigi pongono alla nostra democrazia e alla comunità internazionale di cui facciamo parte.
Ma già con la discussione di questo provvedimento il Parlamento può dimostrare di essere all'altezza dei tempi che viviamo, mostrandosi capace quindi di maturità, unità e responsabilità sui grandi temi della sicurezza nazionale e internazionale, al di là della insopprimibile esigenza del confronto politico e della naturale diversità di visione tra i nostri schieramenti. Perché è solo con maturità, unità e responsabilità che la politica può trovare le risposte più efficaci ad una minaccia che viene da una piccola minoranza del mondo islamico, animata però da spirito totalitario e armata della volontà di scatenare la guerra fin dentro le nostre case, ma che è rivolta contro le ragioni di fondo delle nostre comunità civili, culturali e politiche.
Queste risposte non possono essere dettate dall'isteria o, peggio ancora, dalla tentazione di incassare piccoli e temporanei tornaconti elettorali, ma devono guardare all'interesse nazionale italiano ed europeo, e dunque alla fondamentale esigenza di essere efficaci senza perdere i tratti della giustizia e del diritto su cui si fondano le nostre democrazie. D'altra parte, è in questo stesso spirito di unità, responsabilità e autentica collaborazione tra parti politiche diverse che le Commissioni Affari esteri e Difesa hanno già lavorato su questo provvedimento in sede referente, approvando, per esempio, due importanti emendamenti che erano stati richiesti dalle opposizioni e ascoltando, con ampia partecipazione dei deputati, due audizioni proposte dalle opposizioni e condivise da entrambe le Commissioni.
Lo stesso spirito, ne sono sicuro, sarà osservato da oggi nella nostra discussione plenaria, riaffermando, quindi, il senso e la lettera dell'articolo 11 della nostra Carta costituzionale, nel quale, mentre si «ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli», si riafferma che l'Italia «consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni» e «promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo».
È nel nome della pace e della giustizia, e della necessità di contribuire attivamente a garantirle e a difenderle, che questo provvedimento di cui discutiamo oggi è stato emanato, mentre è in via di approvazione, al Senato, la nuova normativa quadro sulle missioni internazionali, già approvata dalla Camera dei deputati. E, in questo stesso spirito, il provvedimento prevede il finanziamento di un'ampia serie di iniziative di cooperazione e di sostegno ai processi di ricostruzione, nonché a misure di sostegno alle iniziative delle organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione.
Di fronte alla gravissima crisi in corso nel Medio e Vicino Oriente, che sta conducendo al crollo di Stati e di equilibri geopolitici pluridecennali, di fronte alle nuove sfide epocali rappresentate dalle grandi masse di migranti, questo provvedimento rispecchia la nuova consapevolezza della proiezione internazionale del nostro Paese e la nuova complessità richiesta all'impegno politico-militare dell'Italia nel mondo: non si tratta più, infatti, di consolidare il nostro ruolo e il nostro rango negli equilibri internazionali in quanto Stato appartenente al G8 o come Paese membro dell’inner circle dell'Alleanza atlantica e dell'Unione europea, ma, più estesamente, di partecipare con il massimo impegno e con la massima credibilità allo sforzo della comunità internazionale per stabilizzare e pacificare aree del pianeta in preda a fenomeni nuovi, che arrivano ad avere ripercussioni violente e minacciose ben all'interno dei nostri confini nazionali, come abbiamo visto.
In questo senso, il decreto-legge riflette pienamente la posizione assunta dal Governo italiano di fronte al vastissimo movimento migratorio in corso verso l'Europa. La ricerca, quindi, della solidarietà europea è stata lunga e difficile, e, proprio in questi giorni, si vede quanto essa rimanga fragile di fronte a spinte nazionalistiche ben presenti in alcuni Stati europei. Ed è sempre più chiara, tra l'altro, l'esigenza di intervenire in modo più efficace nei Paesi di origine dei profughi e nei confronti dei criminali che speculano su queste tragedie.
Le misure previste dal decreto-legge mirano a consolidare il patrimonio di credibilità e di apertura al dialogo che stiamo accumulando, ad esempio, in Libia, dove possiamo ben dire di essere stati lungimiranti nel non concedere alcuno spazio alle dinamiche della narrativa «islamici contro secolari», favorendo, al contrario, una fattiva partecipazione delle componenti islamiste più propense al dialogo e alla soluzione dell'intricata vicenda politica e militare. La diplomazia italiana ha cercato, al tempo stesso, di placare l'eccessiva animosità di alcune tra le voci più irruenti della compagine di Tobruk, coinvolgendo in questo processo i Paesi della sfera regionale e, soprattutto, quelli più direttamente interessati dalle dinamiche di crisi, come la Tunisia, l'Egitto e l'Algeria.
Proprio in questa prospettiva, il decreto-legge amplia, sia pure limitatamente all'ultimo trimestre di quest'anno, lo stanziamento destinato ad iniziative di cooperazione volte a migliorare le condizioni di vita della popolazione e dei rifugiati e a sostenere la ricostruzione civile in teatri di crisi come Afghanistan, Etiopia, Repubblica Centrafricana, Iraq, Libia, Mali, Niger, Myanmar, Pakistan, Palestina, Siria, Somalia, Sudan, Sud Sudan, Yemen e anche, in relazione all'assistenza dei rifugiati, dei Paesi a questi limitrofi.
Nello specifico, in Afghanistan saranno realizzate iniziative per dar seguito agli impegni di mantenimento del livello di cooperazione allo sviluppo assunti dall'Italia nelle conferenze internazionali di Bonn, Tokyo e Londra, così come si darà priorità geografica alla regione occidentale, e in particolare alla provincia di Herat. D'altra parte è proprio in Afghanistan, come sappiamo, che la comunità internazionale sta giocando una partita fondamentale per contenere l'espansione di Daesh, che ha scelto quell'area per provare ad estendere la propria influenza, i propri strumenti di finanziamento e i propri mezzi di reclutamento. Ed è proprio in Afghanistan che l'Italia è chiamata a svolgere una funzione ancora più importante nel sostegno ai processi di pacificazione e di inclusione sociale e culturale, ivi compreso il fondamentale settore dell’empowerment femminile, insieme alla funzione di addestramento delle forze di sicurezza.
È bene dirselo con estrema chiarezza: lo scenario afghano presenta a tutta la comunità internazionale e all'Italia i tratti di una minaccia nuova e non quelli della prosecuzione di una storia già nota. Una minaccia nuova, in costante evoluzione, dinanzi alla quale non dobbiamo e non possiamo escludere la necessità di ricorrere ad un salto di qualità nella dimensione del nostro impegno politico-militare. E proprio nella consapevolezza della centralità dell'Afghanistan in questa crisi – come è stato ricordato dal Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Gentiloni, di fronte alle Commissioni Affari esteri e Difesa lo scorso 10 novembre – l'Italia ha predisposto, accanto allo strumento militare, una dimensione di intervento civile del valore di 820 milioni di euro in tredici anni.
Per quanto riguarda l'Iraq, nel corso dell'ultimo trimestre del 2015 verrà proseguita e rafforzata l'azione a sostegno della risposta alla crisi conseguente al conflitto scatenato da Daesh e all'esodo di sfollati in altre regioni del Paese, soprattutto in un'ottica di sostegno alla stabilizzazione e al rientro degli sfollati nelle aree gradualmente liberate da Daesh. Si intende quindi sostenere lo strumento messo a punto dalle Nazioni Unite di concerto con il Governo iracheno, ossia la Funding Facility for Immediate Stabilization gestita dall'UNDP.
Sul piano bilaterale verranno finanziati interventi nel settore sanitario e del capacity building nel Kurdistan iracheno, avvalendosi dell'apporto di università e cooperazione decentrata italiana, per il rafforzamento delle istituzioni locali e della loro capacità di pianificazione e risposta alle esigenze della popolazione sfollata e di quella ospitante, in particolare, ma non esclusivamente, in ambito sanitario. Verrà inoltre proseguita l'azione di tutela del patrimonio culturale iracheno, imprescindibile fattore identitario di convivenza multietnica e multireligiosa, attraverso il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, in risposta alle devastazioni già realizzate da Daesh al patrimonio culturale di quel Paese e allo spettacolo di sapore e senso totalitario di distruzione della memoria storica e monumentale che quella organizzazione terroristica ha offerto al mondo intero.
Per la Siria e i Paesi limitrofi, il provvedimento prevede la prosecuzione di una serie di interventi nell'ambito della piattaforma tematica «Agricoltura e sicurezza alimentare», di cui l'Italia è capofila.
In Libia si intende utilizzare una parte delle risorse per garantire il contributo italiano agli sforzi di stabilizzazione, in considerazione dei recenti sviluppi politici e della possibile firma, da parte delle varie fazioni in lotta, di un accordo di pace e di riconciliazione proposto dall'ONU. L'Italia intende prendere parte all'esercizio di programmazione congiunta dell'Unione europea che verrà prossimamente avviato, nell'ambito del quale saranno definiti i settori e le azioni principali su cui si intenderà intervenire in Libia, con particolare riferimento, per quanto riguarda le azioni di ripresa iniziale e sviluppo, a quanto attiene ai settori sanitario, della sicurezza alimentare e dell'agricoltura. In Libia, inoltre, potrà essere destinato circa un terzo delle risorse assegnate al settore dell'emergenza per l'ultimo trimestre del 2015 per finanziare programmi di aiuto umanitario sul canale multilaterale, soprattutto nel settore della protezione delle categorie più vulnerabili della popolazione, affidandone l'esecuzione ad agenzie delle Nazioni Unite, all'OIM o al Comitato internazionale della Croce Rossa.
Proprio queste misure – e mi avvio alla conclusione – testimoniano, Presidente, la centralità del multilateralismo che caratterizza la proiezione internazionale del nostro Paese e che caratterizza anche questo decreto-legge, ovvero ribadire le ragioni della ricerca di un framework multilaterale efficace, nel quale collocare l'intervento nazionale, ovvero quello che qualifica la nostra azione di politica estera. E acquista un valore peculiare questo tratto proprio oggi in un contesto internazionale caratterizzato da profondi e drammatici mutamenti geopolitici e strategici.
È proprio da questo punto di vista, infine, che voglio ricordare il successo dell'iniziativa che l'Italia ha assunto in sede Unesco per la realizzazione dei cosiddetti caschi blu della cultura, un modello di impegno internazionale a tutto campo, che accanto agli strumenti della forza e della sicurezza è capace di rappresentare concretamente il tema della difesa del patrimonio culturale dell'umanità, come aspetto fondamentale delle missioni di pace e di stabilizzazione, come peraltro è stato recentemente riaffermato dal Presidente del Consiglio Renzi di fronte all'Assemblea delle Nazioni Unite.