Relatore
Data: 
Martedì, 30 Giugno, 2015
Nome: 
Marco Bergonzi

Doc. LXXXVII, nn. 2 e 3

Signora Presidente, le relazioni consuntive sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea qui vengono affrontate ed esaminate insieme, in quanto quella più attuale è quella dello scorso anno e anche la Commissione XIV, su quella dell'anno 2013, pur prendendola in considerazione insieme a quella dell'anno 2014, però, non ha indugiato con un'analisi particolarmente accurata, in quanto dal 2013 a oggi è passata una vera e propria era istituzionale sotto il profilo, anche, degli assetti europei. 
Le relazioni consuntive sono il principale strumento di verifica ex post del Parlamento sulla condotta del Governo nelle sedi decisionali dell'Unione europea. La relazione consuntiva deve contenere un rendiconto dettagliato delle attività svolte e delle posizioni assunte dall'Italia nell'anno precedente, al fine di consentire, appunto, alle Camere di verificare l'adeguatezza e l'efficacia dell'azione negoziale italiana e la sua rispondenza rispetto agli indirizzi parlamentari. La Commissione XIV si è concentrata principalmente sull'esame della relazione del 2014. Sarebbe stata priva di utilità una verifica puntuale su quella dell'anno precedente. 
Ora, ovviamente, illustrerò soltanto alcuni aspetti, rimandando alla lettura integrale della relazione votata dalla Commissione XIV che abbiamo depositato per quanto attiene tutti gli aspetti che, prendendo in considerazione un biennio e, in particolare, per l'anno 2014, il semestre di Presidenza italiana dell'Unione europea, ovviamente, è molto ricca di argomenti e di temi. Quindi, per economia di tempo non li andrò ad illustrare tutti, ma rimando a una lettura del documento. 
Quello che vale la pena sottolineare è che queste relazioni 2013 e 2014 marcano una discontinuità netta con le relazioni precedenti, perché corrispondono alle indicazioni e agli obiettivi che a tali strumenti assegna l'articolo 13 della legge 234 del 2012. Infatti, questi documenti non si limitano a una cronaca delle iniziative delle istituzioni europee, ma riportano la posizione rappresentata dal Governo nei negoziati sui singoli atti e progetti di atti e procedono, quindi, a un dettaglio maggiore di quello a cui eravamo abituati con le relazioni fino all'anno 2012 che si limitavano a una elencazione, quasi a un diario, degli avvenimenti accaduti per la partecipazione del nostro Paese all'Unione europea. 
Alcune valutazioni: in via preliminare occorre ricordare il particolare contesto in cui si è svolto il nostro semestre, apertosi subito dopo le elezioni del Parlamento europeo e in pendenza del rinnovo della Commissione e delle altre massime cariche istituzionali dell'Unione. Ciò ha fatto sì che la Presidenza italiana potesse gestire un semestre burocratico oppure, invece, concentrarsi sulle questioni politicamente più rilevanti. 
La nostra Presidenza si è concentrata appunto sulle questioni politicamente più rilevanti e a questo atteggiamento, da questo slancio, possono essere ascritti quelli che segnaliamo come alcuni tra i principali e importanti risultati conseguiti. Infatti, già dal titolo del programma della nostra Presidenza europea, che era «Europa, un Nuovo Inizio», il Governo si è impegnato per imporre un cambio di marcia da parte dell'Unione, avviando un nuovo ciclo politico oltre che istituzionale dell'Unione, orientato su alcune grandi priorità in precedenza trascurate. Il risultato più significativo colto dal nostro Paese consiste senz'altro nell'affermazione del rilancio della crescita e dell'occupazione quali reali priorità dell'agenda politica europea. La lettura dei primi due capitoli della relazione risaltano i risultati ottenuti in questa direzione, dopo anni di misure volte essenzialmente al consolidamento fiscale e alle riforme strutturali. Nel semestre di Presidenza è stato riconosciuto che senza politiche anticicliche, segnatamente il rilancio degli investimenti, non è possibile assicurare il rilancio dell'economia europea. Traduzione concreta di questo è il Piano Juncker, il Fondo europeo per gli investimenti strategici, ora in fase di definitiva adozione. Questo è sicuramente il risultato più rilevante del nostro semestre, però vorrei segnalare anche alcuni altri punti – senza ovviamente pretesa di esaustività –, altre azioni, che sono apparentemente settoriali ma che possono essere ascritte a risultati qualificanti della nostra Presidenza. Li vado a citare velocemente: il contributo, predisposto appunto dalla Presidenza italiana, alla revisione della strategia «Europa 2020», che prevede un maggior bilanciamento tra economia reale e finanziaria (qualcosa di cui sentivamo tutti la necessità); la costituzione di un gruppo di alto livello di competitività e crescita; l'avvio di una riflessione sulla realizzazione di un'unione dei mercati e dei capitali, al fine di assicurare l'erogazione dei finanziamenti all'economia reale (anche in questo caso parliamo di economia reale); il rilancio della riflessione sull'elaborazione di un approccio integrato di politica industriale che privilegi la piccola e media impresa, che è particolarmente significativo; l'adozione, sempre nel nostro semestre, della nuova direttiva in materia di organismi geneticamente modificati, in base alla quale gli Stati membri saranno liberi di decidere se coltivare o meno OGM sul proprio territorio, tutelando così chi sceglie di dare priorità a modi di produzione tradizionali; la riforma, poi, del sistema di registrazione dei marchi, al fine di rafforzare la lotta alla contraffazione; i progressi, sebbene ancora limitati, riguardo la questione dell'introduzione di una certificazione dell'origine dei prodotti, il cosiddetto made in; l'attenzione particolare alle politiche per il turismo, affermando l'interdipendenza tra turismo e cultura, un tema particolarmente importante per noi; l'accento posto sulla ricerca, con particolare riguardo a due priorità: un mercato unico aperto per i ricercatori, ispirato al merito e alla trasparenza, e un allineamento alle strategie e ai programmi di ricerca nazionali sulle grandi sfide globali; infine – ultimo ma non ultimo, ce ne sarebbero diversi altri, ma mi fermo qui –, l'impegno con cui l'Italia ha inteso porre l'istruzione e la formazione al centro delle politiche per la crescita e la creazione di posti di lavoro. 
In sostanza, il rilancio di crescita e occupazione ha costituito la vera cornice per gran parte delle politiche settoriali, garantendo organicità e coerenza oltre che effettività all'azione del nostro Paese. Voglio appena ricordare un altro risultato importante, che è complessivo, sicuramente non settoriale: il rafforzamento degli strumenti per il rispetto e la protezione dei diritti fondamentali e dello Stato di diritto all'interno dell'unione europea si qualifica come un passo importante verso l'affermazione della dimensione non meramente economica del processo di integrazione europeo. 
Questo è un tema particolarmente importante per l'attualità che stiamo vivendo e non soltanto come riferimento all'anno cui si riferisce la relazione. Presidente io mi fermerei qui rimandando alla lettura integrale della relazione.