A.C. 3540-A
Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, dichiaro fin da subito, a nome del Partito Democratico, il voto favorevole alla legge di delegazione 2015. Voteremo a favore guardando all'interesse nazionale e con la responsabilità piena di una forza politica convintamente europeista. Siamo certamente consapevoli delle fragilità che le istituzioni comunitarie mostrano in questa fase e di come quello che stiamo vivendo rappresenti, probabilmente, uno dei momenti più difficili della storia dell'Unione. La possibilità che la Gran Bretagna decida di abbandonare il sistema continentale, la costruzione di muri fra gli Stati e la persistente minaccia terroristica minano alle fondamenta il processo di integrazione europeo.
Proprio di fronte a questo quadro internazionale, sentiamo ancora più forte la necessità di ancorare i valori e i principi che stanno alla base dell'ideale europeo a scelte coraggiose che accelerino l'integrazione e rafforzino le tutele dei cittadini europei.
Questo provvedimento si inserisce pienamente nel percorso convinto e puntuale che Governo e Parlamento stanno praticando per dare piena attuazione alle opportunità connesse all'appartenenza e alla partecipazione dell'Italia all'Unione europea.
Esprimiamo, dunque, apprezzamento per l'impegno del Governo di investire con costanza energie e risorse nel percorso di avvicinamento della normativa nazionale a quella comunitaria: una scelta che riteniamo strategica e qualificante, rafforzata durante il semestre di Presidenza italiana e ribadita con determinazione e rigore in tutti questi anni.
Questa scelta fondante del Governo e fortemente sostenuta dal Partito Democratico ci ha consentito, nel corso di questa legislatura, di portare in Aula tre leggi di delegazione e tre leggi europee e di chiudere numerose procedure di infrazione.
Anche il fatto di aver scelto di utilizzare pienamente le novità introdotte dalla legge n. 234 del 2012 rappresenta una decisione certamente faticosa, ma che giudichiamo profondamente positiva. Predisporre sia la legge europea, sia la legge di delegazione, dividendo così il momento del recepimento delle direttive da quello più stringente relativo al superamento del contenzioso europeo, e il fatto di procedere presentando simultaneamente due provvedimenti alla Camera e al Senato, costituiscono a nostro giudizio scelte intelligenti che consentono di velocizzare il percorso legislativo, evitando passaggi a vuoto e garantendo al contempo l'approfondimento e l'analisi necessari.
Anche in riferimento alla legge di delegazione 2015 si è generato un confronto proficuo tra l'istituzione parlamentare e l'Esecutivo, che ci consente oggi di sottoporre alla valutazione dell'Aula un testo migliorato rispetto alla proposta iniziale del Governo, ampliato nei contenuti e più efficace nell'azione. L'Italia, sia in riferimento al contenzioso europeo, sia in riferimento alla velocità di recepimento degli atti normativi comunitari, si avvicina finalmente al normale livello fisiologico degli altri grandi Stati europei. La direzione, dunque, signor Presidente, a nostro giudizio è quella giusta. Abbiamo finalmente superato la fase che ci ha visti impegnati nel recuperare il ritardo accumulato in passato e ci accingiamo ad entrare nel vivo della partita, cominciando finalmente ad affrontare atti normativi negoziati in sede europea direttamente da questo Governo. Ricordiamo, infatti, come il recepimento delle direttive e l'applicazione dei regolamenti rappresenti solo la fase finale e discendente del processo legislativo comunitario.
Se dunque è importante adeguare velocemente la normativa nazionale a quella europea, ancor più strategico, dal punto di vista politico, è poter partecipare con autorevolezza e credibilità alla fase negoziale di queste stesse decisioni. Con questo provvedimento, unitamente alla legge europea, dimostriamo all'Europa di essere in grado di mantenere gli impegni e contribuiamo ad accrescere l'importanza del ruolo che l'Italia potrà esercitare nella composizione delle grandi sfide che oggi si pongono al centro dell'agenda politica europea.
Non semplifichiamo, dunque, la lettura di questo passaggio riducendolo a mero adempimento burocratico a cui ci obbligano le regole della partecipazione all'Unione. Esso costituisce, al contrario, un efficace strumento politico, attraverso cui gli obiettivi, i principi, i valori della Comunità europea si realizzano, uno strumento che traduce in misure concrete la grande opportunità che l'Europa rappresenta per tutti i cittadini.
Con la legge di delegazione 2015 mettiamo i cittadini e le imprese italiane nella condizione di poter beneficiare, al pari degli altri cittadini europei, dei maggiori diritti e delle migliori garanzie che le normative comunitarie prevedono, in virtù della capacità dell'Europa di poter rispondere meglio dei singoli Stati membri alle aspettative delle persone: in primo luogo, per l'importanza strategica che rivestono le tematiche qui contenute; in materia ambientale, con l'impegno ad adottare misure per una riduzione sostenuta dell'utilizzo delle borse di plastica, con interventi relativi alla qualità di benzina e carburanti diesel e quelli volti alla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili, e con il recepimento della direttiva che limita le emissioni in atmosfera di alcuni inquinanti; ma anche con il recepimento di atti che incidono direttamente sulla qualità della vita di cittadini e sulle opportunità per le nostre imprese. Anche sul versante di interesse delle imprese si introducono principi normativi utili, affinché il nostro sistema produttivo possa sfruttare al meglio le opportunità del mercato unico europeo, investendo così su innovazione e crescita.
E sono molti altri, signor Presidente, gli ambiti di intervento di questo provvedimento, che delega il Governo su questioni molto rilevanti in materia finanziaria, nel settore della giustizia e nel comparto culturale, come l'intervento sui diritti d'autore e il ruolo di SIAE: un intervento frutto di un percorso di mediazione, che ha aperto una discussione importante e un confronto utile che riteniamo debba proseguire.
La legge di delegazione, dunque, rappresenta un pezzo importante della strategia italiana per l'Europa, un pezzo di quel pensiero lungo che il nostro Paese ha riportato con determinazione nelle sedi comunitarie, come illustrato con precisione nella Relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione.
Abbiamo ben chiari gli obiettivi che l'Europa dovrà raggiungere nei prossimi anni: accelerare sugli investimenti strategici, rafforzare l'unione economica e monetaria e completare l'unione finanziaria, sostenere con convinzione la ripresa dell'economia reale e il rilancio dell'occupazione; sarà necessario definire con celerità una politica di sicurezza e difesa comune e promuovere con determinazione un approccio integrato per i fenomeni migratori in atto.
Ma siamo anche consapevoli, signor Presidente, che il terreno dello scontro non è semplicemente quello relativo ai singoli negoziati: sullo sfondo dei dibattiti contingenti e delle pubbliche opinioni pesa la crisi profonda che l'Unione sta attraversando. Di fronte a squilibri sociali ampi e a difficoltà economiche diffuse, per riavvicinarci all'Europa dobbiamo percorrere una strada nuova, dobbiamo scegliere un approccio nuovo, in grado di rifondare il senso di cittadinanza europea. I Governi nazionali e le forze politiche troppo spesso parlano solo al proprio pubblico, senza pensare ad un futuro in comune: cavalcano il sentimento di insicurezza e sfiducia, senza saper guardare oltre la propria frontiera. Questo approccio probabilmente potrà produrre qualche risultato in termini elettorali, ma rappresenta la fine della politica come strumento per organizzare la società e costruire legami democratici.
E la politica così diventa clava, e sotto i colpi di questa clava rischia di crollare anche il sogno europeo.
Le difficoltà delle istituzioni comunitarie nascono e si alimentano, dunque, anche da una crisi di politica e di pensiero, una crisi esplosa proprio dal cuore pulsante dell'Europa, l'economia, e che si è estesa anche in altri terreni: dall'incapacità di dare corpo ad una politica estera europea, all'indisponibilità di molti Paesi a collaborare nell'affrontare l'emergenza profughi; perché è evidente che chi oggi respinge i migranti sta in realtà respingendo l'Europa come luogo in cui trovare soluzioni comuni.
Votando a favore della legge di delegazione e approvando la risoluzione Bergonzi sulla Relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione, il Partito Democratico rinnova il proprio impegno affinché l'Europa torni ad essere strumento reale di coesione e di pace, in grado di creare una nuova ragione sociale comune.
Siamo consapevoli che spesso fanno più rumore le divisioni rispetto alle intese raggiunte, ma il Partito Democratico non si è mai sottratto alle sfide ambiziose. Sulla nostra idea di Europa vogliamo fare la nostra scommessa, e sosterremo il governo e l'Italia nella costruzione della nuova Europa quale grande progetto di responsabilità, opportunità e solidarietà.