Discussione generale
Data: 
Venerdì, 4 Agosto, 2023
Nome: 
Bruno Tabacci

A.C. 1038-B

Grazie, Presidente, grazie, Vice Ministro Leo, ho assistito oggi, ascoltando il relatore, alla sua autocelebrazione con l'indicazione che questo provvedimento ha una portata storica, e, poi, con alcune digressioni, che hanno portato a ricostruire le vicende del luglio dello scorso anno, a proposito delle forzature presunte di Draghi sul catasto; in realtà, nel discorso del 20 di luglio al Senato più che una presa di distanza della Lega da Draghi, è stata quella di Draghi dalla Lega sul tema del fisco e del catasto da un lato e, se vogliamo, su concorrenza e balneari, dall'altro. Ma tornando alla portata storica, mi viene da ricordare che, così come la destra storica, da Cavour a Quintino Sella a Silvio Spaventa, è stata protagonista nella costruzione dello Stato unitario, al contrario la destra antistorica della Presidente Meloni concorre alla dissoluzione dello Stato con il finto federalismo fiscale, senza l'autonomia impositiva s'intende, così com'è emerso dal testo del Senato, con l'autonomia differenziata e la delega fiscale scritta all'insegna del corporativismo e del particolarismo.

I precedenti più recenti della fiscalità italiana e della sua storia come baluardo dello Stato hanno avuto come protagonisti uomini come Ezio Vanoni - sono stati ricordati prima in maniera egregia dal collega Del Barba - estensore del codice di Camaldoli che, qualche settimana fa, il Presidente Mattarella ha ricordato nell'ottantesimo anniversario, e Bruno Visentini successivamente, maestri di etica fiscale e di una visione di ampio respiro politico e istituzionale. Questa delega fiscale porta invece piuttosto l'impronta dei commercialisti, fatalmente a misura delle loro visioni e forse dei loro clienti, e lo dico senza l'ombra di alcun pregiudizio professionale, ma non è pensabile che un Parlamento possa immaginare di legiferare pensando che la sanità sia in mano ai medici, che la giustizia sia in mano agli avvocati, che il fisco sia in mano ai commercialisti, questa è la parcellizzazione del Paese e la sua relativizzazione e, quindi, secondo me, è fondamentalmente sbagliata. Ad esempio, con il riconoscimento che per l'esclusione di sanzioni e l'accorciamento dei tempi di accertamento, è necessaria la certificazione di professionisti qualificati - ecco dove si sono lasciate le impronte -, in realtà, poi, all'Agenzia delle entrate, indicata come responsabile di estorcere il pizzo di Stato, va ridotta la reale operatività, magari invocando la privacy, tagliarle le unghie per imporre una pace fiscale, si fa per dire tra virgolette, a misura di un'evasione diffusa a fenomeno quotidiano mistificando poi sui grandi evasori.

L'evasione fiscale diffusa va quindi abolita lessicalmente, e così s'introducono meccanismi in cui gli autonomi definiscono i redditi di un biennio con la negletta Agenzia delle entrate e così sarà impedito di constatare o di contestare redditi maggiori, raggiunti con la tecnica di diluire nel tempo l'imponibile e con la retorica dei diritti dei contribuenti, che sganciati dai doveri di pagare le tasse, sfocia fatalmente nel privilegio. Come ho già avuto occasione di dire, diritti e doveri o sono connessi o sfociano nel privilegio. La conseguenza sarà che l'accompagnamento dell'evasione - perché questo è il termine - porterà a una riduzione delle entrate e a una conseguente contrazione dei servizi resi dallo Stato. È così vero che il nuovo PNRR, nella versione Fitto, ridimensiona del 5 per cento nel 2023 e del 15 per cento del 2024, i programmi per ridurla a causa, si giustifica, della crisi di liquidità delle imprese, contrariamente poi a come esse vengono presentate, particolarmente in forma in questa fase, e come la stessa inflazione abbia una spinta nell'esplosione dei profitti in alcuni settori, dalle banche all'energia. Ci sarebbe necessità di pensare a una corretta revisione del carico fiscale, un elemento fondamentale di giustizia, come base del contratto sociale, nel quale tutti i cittadini dovrebbero riconoscersi.

Una grande riforma poggia su una filosofia di fondo, la cui matrice non può che essere quella della giustizia fiscale; una piccola riforma arzigogola su tecnicismi e particolarismi. Nel contempo, la vostra delega è ingiusta e priva delle necessarie coperture finanziarie e lo dice spesso chi, come parlamentare, nel corso di questi anni, mi sono visto respingere emendamenti sul contrasto di interessi tra contribuenti perché privi di copertura, solo che l'aggravante per il Governo è che, anche la tassa piatta, sommamente ingiusta, è priva di copertura, mentre io potevo immaginare di non essere in grado di definire la copertura da solo, il Governo la copertura non ce l'ha neppure per le cose che dichiara di voler fare.

Come farete a scrivere i decreti attuativi nei prossimi 24 mesi? Se l'esempio è quello dei 16 miliardi del PNRR, poveri noi. Hanno messo sull'avviso il Parlamento, sia la Banca d'Italia che l'Ufficio parlamentare di bilancio, inascoltati; anzi vi è stato qualche peggioramento nel passaggio parlamentare. Così come voluti dal Governo e dalla maggioranza, molti degli interventi previsti comporteranno perdite di gettito e non è per nulla chiaro quali incentivi fiscali saranno oggetto di razionalizzazione e, di conseguenza, l'entità delle risorse che potrebbero essere recuperate. Una riforma così importante per la ripresa dello sviluppo del Paese, in presenza degli evidenti vincoli di finanza pubblica, dovrebbe avere come obiettivo quello di costruire una diversa ripartizione del prelievo complessivo; l'equità richiama un'equazione molto semplice, si tratta di ridurre il prelievo sui contribuenti in regola recuperando risorse dal contrasto all'evasione. Non è difficile da spiegare, non si tratta di evocare patrimoniali una tantum, si tratta di andare verso una direzione strutturale. In Europa siamo i più squilibrati nell'eccesso di tassazione sul lavoro e capitale, logicamente si dovrebbe spostare l'onere tributario dei fattori produttivi, vale a dire lavoro e capitale, sulle rendite e sui consumi e con l'obiettivo di contribuire alla riduzione delle emissioni climalteranti e dell'inquinamento, graduando il prelievo in funzione degli impatti sull'ambiente dei vari prodotti energetici e agevolando la produzione di energie rinnovabili o comunque compatibili con l'ambiente. Si tratta d'imposte che più per il gettito che garantiscono valgono per la capacità di indicare segnali di prezzi corretti ai consumatori e alle imprese. Nella concreta attuazione della delega si dovrebbe poi avere particolare attenzione per l'impatto redistributivo delle imposte ambientali con la destinazione dei proventi ai soggetti più vulnerabili. Ma la linea del Governo non va in questa direzione, la vostra è una riforma piccola e ingiusta che il tempo s'incaricherà di dimostrare come un espediente propagandistico e, quindi, invece di produrre stimoli, e concludo, allo sviluppo determinerà sfiducia nel futuro del Paese. Spiace dover rilevare che sprecato una grande occasione che si aggiunge alle incertezze sul PNRR, erano i due poli di una iniziativa forte assieme a quella sulla politica estera che avete ereditato dal Governo Draghi e che diventa l'unico asset che avete nelle mani, poi non ci si può meravigliare che ci sia una crescita inadeguata.

Ora c'è bisogno che il Paese esprima una consapevolezza e una profonda presa di coscienza, non ci resta che confidare che le ingiustizie manifeste, che si intendono ossificare con questa delega fiscale, muovono non solo la coscienza civile di un popolo, ma lo spingono a rivendicare un nuovo contratto sociale basato su una leva fiscale giusta, equilibrata e trasparente. Questa è l'idea che noi abbiamo della fiscalità in un Paese democratico.