Replica del Ministro della giustizia
Data: 
Lunedì, 7 Marzo, 2016
Nome: 
Andrea Orlando

A.C. 2953-A

Signor Presidente, signori deputati vorrei ringraziare degli interventi che si sono succeduti, ma soprattutto vorrei ringraziare la Commissione per il lavoro svolto. Io considero che questo lavoro abbia, sì, mantenuto l'impianto della nostra proposta, ma che lo abbia migliorato. Vorrei dire che la proposta non era il frutto di un colpo di sole estivo, ma era il frutto di un lavoro che è stato presieduto dal presidente Berruti, attualmente membro della Consob, presidenti di sezione della Corte di Cassazione, con altri magistrati di altissimo livello e avvocati dello stesso settore. Vorrei però entrare nel merito di alcune questioni e soprattutto di un tema che sarà, credo, anzi, temo, ricorrente nella discussione che porteremo avanti passando agli emendamenti. Mi riferisco alla contrapposizione tra le riforme di carattere processuale e gli interventi, invece, che devono essere fatti sulle risorse. Ancora una volta, quando si parla di una cosa, si dice che se ne deve fare un'altra, salvo poi, quando si fa quella cosa, dire che se ne deve fare un'altra ancora. È un modo di affrontare i temi, secondo me, che non aiuta molto a capire e che non aiuta, soprattutto, a fare dei passi avanti rispetto ai temi che sono, invece, posti di fronte al legislatore. Noi non ci siamo sottratti al tema delle risorse, vorrei ricordare come questo Governo abbia previsto complessivamente 4000 unità aggiuntive per le cancellerie, 1500 sono già in fase di mobilità in questa fase, circa 600 hanno già preso possesso e, quindi, è chiaro che noi riteniamo che il processo civile funzioni meglio se ci sono le risorse. Lo pensiamo a tal punto che quest'anno abbiamo investito 150 milioni di euro sull'informatizzazione, il doppio esatto dell'anno precedente, tre volte l'anno l'anno ancora precedente. Quindi, ci sono gli investimenti, ci sono naturalmente gli investimenti possibili in questa fase storica di scarsità di risorse e ci sono stati, soprattutto, gli interventi che servono a far sì che il processo non sia sovraccaricato da una domanda che non è in alcun modo sostenibile. Noi nel 2010, lo ricordo sempre, avevamo quasi sei milioni di procedimenti pendenti, attualmente siamo scesi di molto, anche con quella precisazione che la Commissione Berruti ha fatto rispetto alla qualità di quei procedimenti, fatto sta che attualmente anche prendendo la vecchia classificazione noi chiuderemo quest'anno a circa 4.200.000 procedimenti pendenti di fronte alle nostre corti nel civile. È un risultato che è dovuto, credo, anche a norme sulle quali a suo tempo si disse: non serviranno assolutamente a niente, e mi riferisco alla degiurisdizionalizzazione e a tutte le norme che hanno introdotto disincentivi alle liti temerarie che peraltro vengono ulteriormente rafforzati dagli emendamenti che sono stati introdotti in Commissione. Non serve mai niente e anche quando i risultati, poi, dimostrano che invece le cose servono si continua a profetizzare, per fortuna sbagliando, che le cose non servono e quindi che bisogna lasciare tutto così com’è, salvo poi dire che tutto così com’è non funziona e che la colpa è del Governo perché non funziona; l'atteggiamento, da questo punto di vista, è abbastanza singolare.
E però, detto questo, cioè affrontato un tema che sarà, io credo, ricorrente, ma che non ha nulla a che vedere con l'intervento che stiamo facendo – o meglio, che si integra con l'intervento che stiamo facendo, ma si colloca su un piano diverso... Così come si colloca su un piano diverso un'altra riforma che è in fase di votazione finale al Senato: mi riferisco alla riforma della magistratura onoraria. 
Vorrei sottolineare alcuni punti che invece riguardano il testo normativo, così come è stato deliberato dalla Commissione. In primo luogo, l'onorevole Prestigiacomo ha sollevato un tema, che è quello del futuro e del destino di un'esperienza, che è di eccellenza nel nostro ordinamento: mi riferisco all'esperienza dei tribunali dei minori. Noi non abbiamo nessuna intenzione di disperdere quell'esperienza, e il nostro scopo è invece di innestare quell'esperienza all'interno di un quadro più ampio: utilizzare quel patrimonio, che si è realizzato nell'ambito minorilistico, all'interno del complessivo intervento giurisdizionale sulle vicende che riguardano la famiglia. Si tratta di un auspicio contenuto in molte proposte di legge che sono state presentate su questo da anni; soprattutto è anche un intervento che tiene conto del fatto che nel frattempo i tribunali dei minori, dopo alcune innovazioni normative, hanno perduto molte delle loro competenze originarie, e si è venuta a determinare una frammentazione molto forte tra soggetti diversi della giurisdizione su un tema che è oggettivamente integrato, perché è chiaro che la condizione del minore è fortemente legata alla salute e alla stabilità, alla condizione della famiglia: tenere insieme questi aspetti credo che sia un passo in avanti, che può e deve – lo ripeto – valorizzare un'eccellenza, perché tale considero il sistema della giustizia minorile nel nostro Paese. 
Ci sono delle indicazioni generiche, secondo le sottolineature che sono state fatte; noi, credo, non abbiamo avuto particolari resistenze affinché esse si precisassero in alcuni punti. Devo però anche dire che c’è tutta la disponibilità del Governo a mantenere un confronto ufficioso, al di là dei pareri previsti dalla legge, e nelle forme che riterrà opportuna la Commissione, sull'esercizio della delega: al di là del fatto che ad un certo punto ci sarà formulato il parere previsto, anche prima di quel parere, sull'elaborazione, sul modo in cui quella delega viene costruita, su chi viene coinvolto nel suo esercizio, noi siamo assolutamente disponibili ad un confronto in itinere. 
Così come per un'altra preoccupazione che è stata posta, che è stata anche una mia preoccupazione: che il tribunale delle imprese, che costituisce oggettivamente un'altra punta di eccellenza del nostro sistema, possa essere sovraccaricato da una serie di competenze che in qualche modo rischiano poi di creare arretrato; è una segnalazione che ci viene dai tribunali delle imprese stessi. Noi abbiamo formulato, anche in un confronto con i relatori, alcuni emendamenti che mirano a contenere tale rischio. È certo però che la strada non può essere quella di mantenere una competenza limitata, ma piuttosto quella di rafforzare gli organici e le strutture di tali tribunali, perché essi hanno individuato un modo diverso di fare giustizia, molto più direttamente collegato ai soggetti che sono gli «utenti» di questo settore; e tale esperienza credo costituisca anche oggi un elemento di forza del nostro sistema, tanto che noi oggi possiamo dire – lo abbiamo detto, io l'ho detto anche in molti incontri internazionali – che è vero che la nostra giustizia civile complessivamente migliora con fatica, anche se con costanti miglioramenti. L'onorevole Bazoli ricordava i progressi registrati dalla classifica Doing Business, che non è elaborata da un soggetto a noi particolarmente amico, bensì dalla Banca Mondiale; noi possiamo dire che i miglioramenti che ci sono, o eventuali peggioramenti che speriamo non ci siano, non riguardano le imprese straniere che investono in Italia, perché quelle imprese sanno di avere una corsia privilegiata che è costituita appunto dal tribunale delle imprese, che è stato in grado di arrivare a sentenza nell'80 per cento dei casi in meno di un anno: oggettivamente noi individuiamo una corsia privilegiata che gli investitori esteri possono utilizzare.
È per questo che anche a noi sta a cuore il fatto che non vi sia un sovraccarico, per cui si scarichi troppo traffico su quella corsia privilegiata, tanto da non farla più essere una corsia privilegiata: vigileremo con grandissima attenzione in questo senso. 
Mi pare poi difficile sostenere che non fosse necessaria una semplificazione del rito nel nostro processo civile: perché se è pur vero – anch'io li ho incontrati o ascoltati – che molti processualcivilisti sostengono una sorta di «fermo biologico» necessario a non intervenire più su quella materia, contemporaneamente però sono tantissimi gli scritti e le posizioni emerse in dottrina che segnalano una farraginosità dei riti che non ha eguali, o che eguali in pochissimi ordinamenti. Quindi delle due una: o restare in questa situazione, perché così si stabilizza una conoscenza degli strumenti; oppure provare a cambiarli, tenendo conto anche di un'esigenza di semplificazione. Noi abbiamo scelto questa seconda strada; sappiamo che da sola non è sufficiente, ma non l'abbiamo lasciata da sola, come ho cercato di spiegare. 
In ultimo, una valutazione che credo sia d'obbligo: io rivendico a questo Governo un'attenzione al tema della giustizia civile che è assolutamente un inedito negli ultimi vent'anni. Lo dico perché il dibattito di questi vent'anni si è prevalentemente rivolto al tema della giustizia penale: per molte ragioni, alcune non molto distanti dallo scontro politico, altre più legate all'indubbio fascino che il processo penale esercita per una serie di ragioni. In questo dibattito è scomparso completamente il tema della giustizia civile, se non con interventi di carattere episodico e non organico che spesso hanno peggiorato la situazione anziché migliorarla. Ecco, io rivendico a questo Governo la scelta da tutto principio – perché questo è solo un provvedimento, che arriva dopo molti altri che riguardano la giustizia civile – di aver rimesso al centro della discussione del processo riformista il tema della giustizia civile, sostenendolo anche con misure organizzative che sono state ricordate nel corso del dibattito. 
Ha ragione l'onorevole Sannicandro: l'ulteriore passaggio che dobbiamo fare è quello di una ricognizione dell'utenza, nel senso che spesso il contenzioso è dovuto anche a cattive prassi della pubblica amministrazione o di soggetti direttamente o indirettamente legati alla pubblica amministrazione. È di qualche settimana fa, anzi di qualche giorno fa, il grido d'allarme del Presidente della Corte di cassazione riguardo al funzionamento della Suprema Corte: il Primo presidente ha fatto un quadro della situazione, ma se lo andiamo a vedere, quel quadro, scopriamo che la Cassazione sul penale più o meno si difende (naturalmente, si potrebbe sempre fare di più); il vero punto di caduta è nel civile, ma nel civile, nelle sezioni civili, metà del contenzioso è originato dalle commissioni tributarie, e quel contenzioso spesso vede lo Stato come parte del procedimento. 
È quindi chiaro che noi dobbiamo provare a vedere di fare la pace con noi stessi. Chiamare, cioè, tutti i soggetti che in qualche modo alimentano il contenzioso per parte pubblica e capire se quelle sono le uniche strade che si possono seguire, cioè quelle del riversare sulla giurisdizione una quantità molto significativa di domanda di giustizia o, invece, seguirne altre per consentire ai cittadini di utilizzare meglio quegli strumenti che la giurisdizione offre. 
Questo è l'ulteriore passaggio che noi ci ripromettiamo all'indomani, però, di questo intervento che, come ha sottolineato, in una relazione molto ricca e dettagliata, il sottosegretario Ferri, è un provvedimento che noi consideriamo strategico anzi forse, per quanto mi riguarda, il più strategico portato di fronte a quest'Aula dal Governo, perché considero che qui si può determinare davvero un definitivo cambio di passo in una materia che è assolutamente essenziale per la competitività del Paese. 
In questo senso – e concludo veramente – l'onorevole Prestigiacomo ha sottolineato come in qualche modo non ci debba essere un approccio di carattere economicistico su questa vicenda – mi sembra di aver colto questo – che sacrifichi in qualche modo le garanzie dei cittadini e l'esigenza della domanda di giustizia. Vorrei dire che non credo sia così. Credo che questo provvedimento abbia un suo equilibrio, vorrei anche ricordare, però, pur non essendo questo l'unico criterio ispiratore di questa riforma, che è stato calcolato che il cattivo funzionamento della giustizia civile nel nostro Paese pesa ogni anno un punto del prodotto interno lordo. Cioè, in un'epoca in cui la crescita di qualche decimale può fare la differenza, il funzionamento della giustizia civile potrebbe determinare un miglioramento delle performanceeconomiche del nostro Paese tale da determinare una crescita del PIL dell'1 per cento. È quindi del tutto evidente perché noi riteniamo strategico questo intervento. 
Concludo con un'ultima sottolineatura. Spesso sento ripetere qui dentro, in quest'Aula e anche fuori da quest'Aula, che i miglioramenti anche di performance che ormai sono innegabili – parlo di quelli significativi sulle quantità e di quelli appena percepibili sulla diminuzione dei tempi – sono il frutto di un incremento indiscriminato del contributo unificato. Non è così ! Non è così perché quando il contributo unificato è stato alzato per davvero abbiamo avuto, in controtendenza, un aumento del contenzioso; ma soprattutto non è così perché non abbiamo scelto di non deflazionare utilizzando questo strumento. Vorrei ricordare che noi siamo molto al di sotto della media europea per quanto riguarda la copertura delle spese del servizio giustizia con il contributo delle parti e sottolineo questo aspetto perché questa è una scelta di carattere politico. Abbiamo deciso, in qualche modo, di deflazionare la domanda di giustizia per altre vie che non fossero quelle dell'aumento del costo della giustizia, perché questo aumento avrebbe semplicemente precluso la possibilità di accesso a una parte della popolazione rispetto alla quale, anzi, credo dovremmo fare un ulteriore sforzo, perché nel momento in cui noi spostiamo una parte della domanda di giustizia verso la degiurisdizionalizzazione e i percorsi stragiudiziali dobbiamo pensare a come si garantisca comunque un gratuito patrocinio in quelle sedi, come si garantisca, comunque, la possibilità per i meno abbienti di accedere a quegli strumenti e anche, probabilmente, come riconsiderare complessivamente il contributo unificato che ad oggi ha requisiti di scarsa progressività e di scarsa distinzione delle diverse priorità delle domande di giustizia.
Questo è un ulteriore passaggio che vogliamo avviare e che riteniamo di voler avviare nel corso dei prossimi mesi.