Esame di questioni pregiudiziali
Data: 
Giovedì, 14 Luglio, 2016
Nome: 
Chiara Gribaudo

A.C. 3594-A

Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, le questioni pregiudiziali proposte sul provvedimento in esame, soprattutto partendo da quelle della Lega, sono francamente curiose e provo brevemente a spiegare perché. Noi qui discutiamo oggi di un intervento unico sulla povertà, un provvedimento che si rende doveroso poiché la platea dei più deboli in questi anni di crisi è naturalmente aumentata a sud come a nord. Vorrei ricordare proprio ai colleghi della Lega che se lo spirito della legge n. 328 del 2000, un grande progetto riformatore dei servizi sociali, si è gradualmente e drasticamente disperso negli anni, non possiamo non ricordare chi ha governato quasi ininterrottamente in quegli anni e chi ha contribuito a tagliare i fondi per il sociale fino a portarli quasi all'azzeramento, chi ha condotto il nostro Paese non solo in coda alle classifiche internazionali per gli stanziamenti ma addirittura fuori dalla cultura di welfare europeo che vuole lo Stato occuparsi degli ultimi in maniera organizzata ed organica, non accontentandosi di una visione parziale e caritatevole: onorevole Rondini, partiamo da lì. 
Il contrasto alla povertà nel nostro Paese è stato categoriale e frammentato tra i vari livelli di Governo, provocando disparità inaccettabili nei diritti fondamentali delle persone. Con questo provvedimento l'Italia chiude definitivamente il periodo delle sperimentazioni nella lotta alla povertà e l'approccio di tipo emergenziale. Lo fa con un impegno finanziario che non ha precedenti nella storia del nostro Paese, un obiettivo che – è bene ricordare – è stato condiviso anche dalla Conferenza Stato-regioni. Ma vengo più nello specifico proprio delle questioni che vengono portate e che vedono opporci con forza. Per quanto riguarda la prima pregiudiziale, l'obiezione ci pare francamente strumentale perché il disegno di legge delega ha un contenuto puntuale e omogeneo: l'articolo unico della legge individua infatti al comma 1 i tre distinti oggetti della delega stessa, mentre i commi 2, 3 e 4 dettano i principi e i criteri direttivi per ciascuno di tali oggetti. 
L'obiezione pertanto è del tutto infondata, soprattutto dopo la conclusione dell'esame referente, considerando che le Commissioni competenti hanno modificato molto il disegno di legge presentato dal Governo definendo meglio proprio finalità, oggetto, criteri, principi che dovranno orientare la funzione normativa dell'Esecutivo. Gli esempi, dai limiti al riordino delle prestazioni all'esclusione dei trattamenti previdenziali come la reversibilità, al rafforzamento degli interventi nei servizi sociali, alla precisazione che questa misura, come detto, sarà unica a livello nazionale e condizionata alla prova dei mezzi, sarebbero francamente molteplici. Vi è, poi, una seconda obiezione, anch'essa da respingere con forza – è già stato ricordato dall'onorevole Binetti – sul principio di eguaglianza. Innanzitutto, da chi avanza questo punto andrebbe ricordato che il secondo comma dell'articolo 3 della Costituzione consente di trattare situazioni diverse in maniera differente; ammette, cioè, di introdurre trattamenti differenziati proprio se questa differenziazione è giustificata e volta a rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano la libertà e l'uguaglianza dei cittadini......e il pieno sviluppo della persona. È quindi legittimo definire la platea dei destinatari. Resta comunque l'obiettivo, come è stato ricordato in Aula dalla sottosegretaria Biondelli durante la discussione sulle linee generali, di giungere a regime ad una misura universale, ma andava fatta almeno nell'immediato una scelta, individuando le priorità da cui partire. Tra queste, noi abbiamo indicato la povertà minorile, i nuclei familiari con minori o con disabili gravi, donne in stato di gravidanza, persone con oltre 55 anni di età in stato di disoccupazione. Una scelta legittima, opportuna e da difendere. Allargando lo sguardo, mi sembra comunque paradossale parlare di violazione del principio di uguaglianza di fronte all'introduzione di un intervento strutturale di contrasto alla povertà; una misura basata, sia su trattamenti economici, sia sull'azione della rete dei servizi sociali, non una visione economicista, quindi, né tantomeno assistenzialistica, ma un approccio che ha come obiettivo la dignità delle persone come ci ha ricordato l'onorevole Giacobbe in Aula. Per il futuro il fondo sarà alimentato, oltre che dal riordino delle prestazioni già destinate al contrasto alla povertà, anche con successivi provvedimenti legislativi; previsione appositamente inserita con un emendamento nelle Commissioni referenti. Lo abbiamo detto: il nostro impegno non finisce qui e provvedimenti ulteriori dovranno consentire di raggiungere progressivamente tutte le persone in condizioni di povertà. Intanto, però, si rende chiara la direzione di marcia e, cioè, la scelta di realizzare la graduale estensione della platea e l'incremento del contributo economico appunto di cui dovrà disporre il fondo. Un primo passo che va nella direzione giusta e che dovrà tenere conto e valorizzare, integrandole, le esperienze e le professionalità che si sono sviluppate in tutti questi anni. E su questo ci siamo battuti e pensiamo che intraprendere oggi la strada giusta che combatte e contrasta la povertà assoluta sia un impegno doveroso su cui servono meno slogan e serve più lavoro e buonsenso da parte di tutti.