A.C. 3450
Colleghi, Ghilarza è un piccolissimo centro in provincia di Oristano, la casa dove una volta stavano i Gramsci, come ci ricorda Giuseppe Fiori proprio nella biografia dedicata ad Antonio Gramsci. Quella casa di pietra lavica rossastra a un piano è nel centro di Ghilarza, al numero 57 di Corso Umberto I. In quella casa, in quel piccolo centro dove i Gramsci si trasferirono dopo gli sconvolgimenti familiari che ne toccarono la serenità familiare e la stabilità economica, il giovane Nino formò la sua personalità. Di quella casa, ormai da tempo adibita a museo e centro di documentazione e ricerca, proprio con lo scopo di favorire la migliore e più ampia conoscenza del pensiero e dell'opera gramsciana, il Parlamento oggi è chiamato ad occuparsi con la dichiarazione di monumento nazionale, una dichiarazione che cade quasi a novant'anni dall'arresto di Gramsci, l'8 novembre 1926, un atto di prepotente barbarie del regime fascista a cui purtroppo ne seguirono altri nei mesi e negli anni avvenire, compiuto in spregio all'immunità parlamentare di cui il deputato Gramsci godeva. Oggi questo stesso Parlamento prova – speriamo – a porre parziale rimedio a quell'atto di violenza contro un uomo in spregio all'ordinamento costituzionale e democratico. Abbiamo appena ascoltato anche in discussione sulle linee generali da parte di alcuni colleghi articolate motivazioni normative che osterebbero all'approvazione di questa proposta di legge. Tali motivazioni appunto osterebbero all'approvazione di questa proposta di legge perché, in assenza di una definizione e di una disciplina normativa, il riconoscimento in questione avrebbe un atto essenzialmente e meramente simbolico. In primo luogo mi piace ricordare che lo scorso 26 gennaio la Casa Museo di Ghilarza è stata già dichiarata un bene di interesse culturale, storico e artistico dalla commissione regionale per il patrimonio culturale della Sardegna, ovviamente con tutti i vincoli che ne conseguono, e che il Governo, dando parere favorevole ad un ordine del giorno presentato dalla collega Ghizzoni e dalla collega Malisani, ha già manifestato la sua piena disponibilità ad affrontare il tema dei monumenti nazionali e a stabilire una disciplina. Però c’è un motivo in realtà per cui è opportuno, ragionevole e necessario approvare oggi questa proposta di legge perché, anche se i suoi effetti saranno essenzialmente simbolici, è grazie anche ai simboli che vivono e crescono le istituzioni. E il messaggio che oggi vogliamo dare in quest'Aula approvando questa legge è che per le istituzioni repubblicane quella casa ha un valore importante perché parte costitutiva dell'identità di questo Paese e perché Antonio Gramsci rappresenta una parte fondante della nostra storia.
Sarebbe tra l'altro riduttivo circoscrivere questa legge ad una semplice, ma dovuta operazione legata alla memoria. È anche questo, ma è soprattutto altro. È un atto non solo rivolto alla nostra storia e al nostro passato, ma profondamente proiettato verso il futuro, per una piena comprensione ed attualizzazione del pensiero gramsciano. La democrazia del futuro, che deve fare i conti con i grandi numeri, con il populismo, con la manipolazione del consenso, che incontra lungo la sua strada la necessaria educazione delle masse e lo sviluppo di una cultura democratica e popolare, ha bisogno di Antonio Gramsci perché Gramsci, come ha ricordato anche il collega Galli, è un monumento, ma non è una statua ed il suo non è un pensiero pietrificato nel Novecento, ma un complesso di idee in continuo movimento e di profonda attualità. Pensate alle sue riflessioni sul consenso, sulla necessità di formulare un linguaggio ed un progetto politico culturale in grado di tradurre i progetti politici in idee semplici ed accessibili anche all'ultimo dei cittadini. Pensate all'attenzione gramsciana verso la formazione dell'individuo, verso l'accrescimento della cultura, autentico strumento di emancipazione e di libertà. Idee che devono costituire temi di riflessione, non per una singola forza politica, ma per la coscienza civile e politica italiana ed internazionale. E quella casa che oggi vogliamo dichiarare monumento nazionale rappresenta una parte importante di quella personalità e di quel pensiero. È il luogo dove ebbe inizio quella vicenda esistenziale in una terra a cui Gramsci restò profondamente legato anche negli anni successivi della sua vita. Quella casa-museo è il luogo della storia e della memoria gramsciana e allo stesso tempo dell'Italia democratica ed antifascista presente e futura. Questa proposta di legge è allora un riconoscimento chiaro del valore di quel museo e il pensiero di chi in quelle stanze ha vissuto, studiato, pensato deve rappresentare per questo Paese. In quella casa-museo tanti giovani hanno conosciuto e incontrato il giovane Nino e continuano a farlo; hanno letto le sue opere, ascoltato le voci e le testimonianze di chi ha condiviso con lui un tratto della sua esistenza. Grazie a quella casa il passato si fa presente e si fa futuro, la memoria e la cittadinanza consapevole si intrecciano e camminano insieme. E questo oggi, grazie alla proposta di legge della collega Caterina Pes, rimarchiamo in quest'Aula. E, allora, colleghi prendiamoci questa responsabilità chiara ed inequivocabile. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. E allora, colleghi, siamo partigiani, facciamo una scelta e non sprechiamo questa occasione dividendoci. E per questo motivo annuncio il voto favorevole del Partito Democratico (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).