Signora Presidente, sono qui per confermare a quest'Aula la volontà di dimettermi da parlamentare già contenuta nella lettera che le ho inviato e che lei ha così cortesemente letto. Sono qui per chiedere a quest'Aula di confermare questa decisione, non ripeterò passaggi di questa lettera, voglio però aggiungere e rimarcare come per me dimettermi dal Parlamento non voglia dire dimettermi dalla politica. Non mollo quella passione che ha accompagnato tutta la mia vita da quel giorno di aprile del 1978 in cui i miei genitori da Pisa mi portarono in via Fani, per insegnare a un ragazzino a rendere omaggio a chi aveva sacrificato la propria vita per difendere le istituzioni della nostra Repubblica. Non mollo, rilancio, con altri luoghi e altri tempi.
Il dovere che oggi avverto, in un tempo in cui sono carenti i momenti di formazione e sembra vincere il superficiale tutto e subito, è quello, innanzitutto, a favore della formazione, alla politica, alle politiche; da qui, l'impegno per la Scuola di politiche che inizierà a Roma i corsi a ottobre. Le domande di partecipazione mi hanno stupito per numero, non mi hanno stupito per qualità e intensità di contenuti. Guardare i video che 700 ventenni italiani hanno mandato per candidarsi a questa scuola, apre i cuori alla speranza. Quei video sono disponibili online, suggerisco di guardarli in particolare a chi è sfiduciato, a chi pensa che non ci sia più niente da fare. In quei video c’è speranza, c’è futuro; si parla di comunità, di trasparenza, di spirito di servizio, di competenza; ci si chiede di batterci, e io ho tutta la volontà di farlo, per una politica diversa, migliore, degna della fiducia dei cittadini che lavorano, faticano, meritano di vedere le loro aspettative realizzate.
Allo stesso modo mi batterò in tutti i modi e con tutti gli strumenti che mi saranno possibili per un'Europa unita, autenticamente unita, diversa da quella che abbiamo vissuto e che abbiamo visto all'opera in questi mesi. Non l'Europa con istituzioni deboli, sovrastata dagli egoismi nazionali, senza Governo, vergogna, giudizio, che non riesce a provare umana compassione per gli ultimi della terra, i profughi e i disperati del Mediterraneo (Applausi) e neppure l'Europa con l'anima lacerata che smarrisce il senso più profondo della solidarietà tra gli Stati e tra i popoli. Mi continuerò a battere per un'Europa unita, politicamente e idealmente, nella quale solidarietà e responsabilità, tolleranza e sicurezza convivano sempre.
Infine, signora Presidente, intendo rivolgermi a tutti i membri di quest'Aula; mi rivolgo a quelli del gruppo parlamentare e del partito che sono orgoglioso di aver contribuito a fondare, partecipando alle primarie del 2007, finalmente uniti in uno stesso soggetto politico, dopo la lunga collaborazione della bella stagione dell'Ulivo. Mi rivolgo a quanti hanno dato e a più riprese confermato, alle volte con una fatica di cui sono sempre stato consapevole, la fiducia al Governo che ho avuto il mandato di guidare, per fare finalmente vivere questa legislatura, una legislatura che sembrava dover essere la più breve della storia e che, invece, oggi, può vivere e fare riforme importanti per il Paese e per un moderno funzionamento delle istituzioni. Mi rivolgo a quanti quella fiducia non l'hanno mai data e non hanno, nella loro legittima attività di opposizione, mancato di criticare, fuori e dentro quest'Aula, il mio operato. Presiedere l'Esecutivo del proprio Paese, rappresentandolo in Europa e nel mondo, lavorare con tutte le proprie forze per risolvere – o tentare di farlo, ogni giorno – i problemi dei cittadini, alleviarne le sofferenze è il massimo onore per chi si impegna in politica.
Grazie, dunque, per il sostegno che ho ricevuto e, anche, sì, per le critiche che ho subito. A molte di esse ho ripensato in questi ultimi tempi; oggi le guardo con occhi più attenti, perché tutte queste vicende, quelle positive e quelle più negative, mi hanno cambiato nel profondo, mi hanno insegnato tanto, mi hanno regalato un punto di vista più completo, più pieno sul modo di intendere la dimensione dell'impegno pubblico e le relazioni all'interno di una comunità.
È tutto questo che mi spinge al gesto di oggi, che io interpreto e vi chiedo di interpretare come una maturazione e quindi un rilancio. Dietro c’è soprattutto l'aspirazione a una politica diversa, nella quale l'andare insieme, il «noi», conti sempre più dell'io, il senso della comunità prevalga sulle aspirazioni individuali e partigiane. Una politica pulita e trasparente, nella quale chi entra nelle istituzioni le intenda e viva non come strumento per le proprie aspirazioni individuali ma come la casa di tutti i cittadini, e per questo le rispetti e ne sia fino in fondo servitore, umile servitore.
Data:
Giovedì, 23 Luglio, 2015
Nome:
Enrico Letta