Grazie, signora Presidente. Vi è una domanda che emerge dal Paese, una domanda di legalità, una richiesta sempre più pressante di lotta alla corruzione, una richiesta di certezza e di riduzione dei tempi di realizzazione delle opere pubbliche e di contestuale diminuzione dei costi.
Questo Documento che oggi il Governo sottopone all'esame del Parlamento, dal nostro punto di vista, inizia a dare delle risposte concrete al di là delle declamazioni e degli slogan, perché pone un tema che è centrale rispetto alla capacità di dare una risposta alle legittime e alle giuste domande che emergono dal Paese e, cioè, quello della revisione sostanziale della normativa in materia di contratti e di appalti pubblici, sapendo che questa strada è sostanzialmente imperniata su due presupposti: il primo – mi verrebbe da definirlo così – è un presupposto che non può essere affidato al semplice esercizio del legislatore. È un tema più complesso, di recupero di ethos, cioè di capacità morale, di competenze, di conoscenza. Se complessivamente le classi dirigenti del Paese non lavoreranno su questo recupero, il tema della legalità, della lotta alla corruzione, dell'evitare il dispendio di risorse pubbliche rischia di essere un tema avviato alla sconfitta.
Poi, certamente, vi è la seconda questione: il tema dell'armonizzazione, della modernizzazione, dell'adeguamento della nostra normativa in materia di appalti e di contratti. Su questo vi è un dato importante in questo DEF: l'obiettivo che l'Italia si pone è quello dell'attuazione delle nuove direttive dell'Unione europea. Su questo mi permetterei una battuta: attuiamo le nuove direttive europee in maniera europea, non in maniera «italiana»: cioè non complichiamo, non facciamo superfetazioni, non facciamo ridondanze nel percorso di applicazione delle direttive, che sono gli strumenti importanti con i quali corrispondere a quelle legittime esigenze che emergono dal Paese.
All'interno di questo versante del tema dei lavori pubblici e dell'ambiente, c’è un secondo aspetto che crediamo sia importante da dover sottolineare ed enfatizzare: perché dietro alla scelta che il Governo fa di rifinanziare il programma quinquennale dell'ANAS per il periodo 2015-2019, vi è un altro elemento che noi crediamo debba essere sottolineato e, cioè, l'esigenza di un rilancio molto forte del tema della manutenzione ordinaria e straordinaria della rete stradale del nostro Paese.
Infatti, la compressione della finanza pubblica di questi anni sta determinando un grado di deterioramento e di assenza di manutenzione della rete stradale, che rischia, nel medio periodo e nel tendenziale, di aumentare i costi: perché una rete stradale manutenuta e ben tenuta consente di risparmiare e di evitare dispendi, oltre che, naturalmente, intervenire in tema di sicurezza, di diritto alla mobilità e di sostegno alla piccola e media impresa nel nostro Paese.
Con uno slogan molto opportuno che è stato lanciato nei giorni scorsi dal Ministro Delrio, è tempo di passare dalle grandi opere alle opere utili. E questo crediamo sia un elemento importante che è caratterizzato anche nella scelta delle priorità che sono contenute all'interno di questo DEF, che vanno nel corso di corrispondere alle esigenze di collegamento con i corridoi europei e con la possibilità di mettere in campo azioni già cofinanziate e in grado di essere semplificate.
C’è un altro tema che è stato richiamato anche nel dibattito odierno: il tema del cambiamento climatico e dell'innovazione sotto questi versanti. Bene, anche qui abbiamo bisogno di uscire dagli slogan e di guardare ai numeri, perché ci sono casi di successo che Parlamento e Governo hanno fatto e che stanno dando delle positive risposte su questo versante. È il tema dell'ecobonus, che noi crediamo debba diventare stabile e strutturale; le agevolazioni fiscali di riqualificazione e di efficienza energetica hanno dato risposte importanti al Paese: solo lo scorso anno, oltre un milione e mezzo di domande per 28 miliardi spesi, per 283 mila posti di lavoro creati, che diventano 424 mila con l'indotto e, soprattutto, lo spostamento del comparto edilizio dal nuovo al riuso e al recupero, che oggi rappresenta il 70 per cento del mercato.
È questa una tendenza da incoraggiare e da sostenere fiscalmente, spingendo il comparto dell'edilizia verso l'alto valore aggiunto e il basso impatto ambientale, che rappresenta uno dei versanti importanti con i quali è possibile realizzare azioni di politiche attive, di quello che noi vorremo chiamare di «fisco buono», già peraltro previsto dall'articolo 15 della legge n. 23 dello scorso anno, che stabilisce modalità di fiscalità ambientale che crediamo debbano essere strutturate, oggi presenti all'interno di questo DEF, all'interno della legge di stabilità.
Poi, un capitolo importante è la riapertura del tema della legge obiettivo, che noi crediamo debba essere rivista e ristrutturata, perché questa stagione è terminata; e non lo dicono le declamazioni di natura ideologica, lo dicono i numeri: se, a fronte di 136 miliardi complessivi di opere pubbliche, solo l'8,4 per cento risulta essere ultimato e ben il 58 per cento risulta essere ancora in progettazione, è evidente che c’è qualcosa che non funziona in questo meccanismo.
Così come crediamo che questo DEF positivamente si ponga l'obiettivo di invertire il trend degli investimenti, oggi maggiormente concentrati per il 51 per cento sulla rete stradale e solo per il 34 per cento sulla rete ferroviaria e il 6,3 per cento sulle metropolitane. Spostare la mobilità di merci e di persone dalla gomma al ferro è uno degli obiettivi importanti sui quali si realizza anche concretamente un'azione di politica e di sostegno ambientali. Da ultimo, signora Presidente, vi è all'interno di questo documento un'azione importante per le città e per i piccoli comuni, che si sostanzia con il finanziamento della strategia nazionale delle aree interne: 180 milioni per le aree prototipo, che crediamo debbano essere ulteriormente rafforzate e allargate, per andare nel solco di quell'equilibrio di coesione sociale e territoriale in grado di evitare e impedire rotture fra il centro e le periferie e di consentire che l'esplicazione dei diritti di cittadinanza possa avvenire sull'intero territorio nazionale.