Data: 
Giovedì, 23 Aprile, 2015
Nome: 
Stefania Covello

 Doc. LVII, n. 3

 

Grazie, signora Presidente. Signora sottosegretario, colleghe e colleghi, il DEF 2015 ci consegna un Paese che, dopo la crisi economica più lunga e duratura conosciuta nel dopoguerra, sta uscendo dalla recessione, come fatto registrare già in occasione dell'ultimo trimestre 2014. 
È un documento a cui il Governo affida il compito di consolidare i primi segnali di crescita e in cui si certifica finalmente il cambio di clima rispetto al futuro, non solo in Italia ma in tutta l'area dell'Euro. Un clima favorito anche dal varo del «Piano Juncker» e, come diceva bene il collega Taranto poc'anzi, dal quantitative easing del Presidente della BCE, Mario Draghi. Il piano della Banca centrale europea, infatti, ha come obiettivo quello di consentire una ripresa del credito, rafforzando investimenti e consumi. 
Non che manchino rischi, in questo contesto, come ci dimostra l'evolversi della situazione greca, che ha determinato anche nuove e significative oscillazioni dello spread. E, tuttavia, l'Italia giunge a questo passaggio con un processo di riforme che si sta realizzando e con una legge di stabilità, quella varata per l'anno in corso, che si è sviluppata lungo una direttrice diversa dal passato. Infatti, come ha sostenuto lo stesso Presidente del Consiglio, nel 2015 puntiamo a ridurre le tasse per 18 miliardi, più l'eliminazione dei 3 miliardi di clausole. Questo DEF non è, quindi, una manovra che toglie i soldi dalle tasche degli italiani, ma sta in linea, appunto, con quanto previsto dalla legge di stabilità. 

Rilanciamo il taglio delle spese, come ha detto il Ministro dell'economia e delle finanze Padoan e come è stato ribadito dalla sottosegretaria De Micheli, e nel corso di quest'anno il PIL tornerà a crescere dello 0,7 per cento, dell'1,4 nel 2016 e dell’ l,5 nel 2017. La flessione del prezzo del petrolio, come appunto anche avevano detto i colleghi che mi hanno preceduto del Partito Democratico, favorisce il miglioramento delle condizioni di scambio, l'aumento del reddito disponibile delle famiglie e dei conti delle imprese. 
Nel 2014 il Governo ha puntato a rilanciare l'economia attraverso il cosiddetto bonus degli 80 euro per i redditi medi o, meglio, medio-bassi e smaltendo i debiti della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese, il tutto senza indebolire il percorso di risanamento e consentendo al Paese di fare rimanere l'indebitamento netto comunque entro la soglia del 3 per cento. Il percorso riformatore ha riguardato, in particolare, il mercato del lavoro, con l'approvazione del Jobs Act, i cui decreti delegati entro il prossimo mese di giugno saranno tutti varati. E i primi segnali occupazionali, tenendo presente che il primo decreto legislativo, quello sulle tutele crescenti, è entrato in vigore solo lo scorso 7 marzo, sono dati incoraggianti. 
Con ottimismo, senza essere visionari, ma con ottimismo dobbiamo avere la visione che il momento sta cambiando. Siamo in presenza di un significativo incremento delle assunzioni a tempo indeterminato rispetto al corrispondente periodo dell'anno precedente.

Parliamo di un più 30 per cento, numeri importanti visti gli ultimi anni, che avevano visto sempre un saldo negativo. L'osservatorio del lavoro della CNA, che, mensilmente, monitora un campione di oltre 20 mila 500 imprese, che occupano circa 127 mila persone, ha visto nel mese di marzo un più 8,6 per cento – sottolineerei – di assunzioni rispetto allo stesso mese del 2014: 3.245 assunzioni, 1.337 delle quali a tempo indeterminato. Non sono statistiche, sono numeri e, aggiungerei, sono persone. È l'effetto combinato del Jobs Act, entrato in vigore il 7 marzo, e della decontribuzione inserita nella legge di stabilità. 
Ma, oltre alla valorizzazione del capitale umano, il Governo si è mosso su un disegno complessivo di riforme, a partire dalla razionalizzazione degli assetti istituzionali, dalla sburocratizzazione e snellimento della pubblica amministrazione, fino ad arrivare ad una vera riforma della giustizia civile. E per sostenere ripresa ed occupazione il Governo intende (perché, come dice anche il Premier Renzi, non basta solo il segno più sul PIL, ma è necessario il segno più sull'occupazione, e di questo si sta occupando il Governo): evitare qualsiasi aumento del prelievo fiscale, rilanciare gli investimenti pubblici e rafforzare le tutele sociali, ma anche rimediare rispetto ad alcune situazioni che meritano attenzione, e con grande sensibilità il Governo sta lavorando su questo, come nel caso dell'IMU agricola, così come sugli enti locali e le regioni sono sicura che il Governo saprà confrontarsi, come sempre ha fatto, e trovare le soluzioni a questioni oggettivamente serie e delicate, che spesso vedono gli amministratori su una frontiera difficile. 
Mi avvio alla conclusione. È un documento che evidenzia anche uno scarto tra l'andamento del deficit tendenziale e quello programmatico nel 2015, che resta fissato al 2,6 per cento, che può portare il nostro Paese ad avere una disponibilità di quello che i media hanno chiamato tesoretto e che, in verità, sono risorse quantificabili in 1 miliardo e 600 milioni. L'obiettivo è lavorare tutti insieme. 
Voglio, infine, evidenziare la necessità che venga data organicità e che si consolidino i segnali di attenzione che questo Governo ha dato fino ad ora al Mezzogiorno. Perché è sul sud che il Paese gioca la principale carta per il rilancio dell'intera economia, con le opere pubbliche, con le infrastrutture – oggi il Ministro Delrio si trova in Calabria con la commissaria Cretu – con i servizi, con una vera inversione di tendenza rispetto al tessuto industriale. Fino ad ora si è ragionato con la logica dell'emergenza e del pronto soccorso, oggi invece della programmazione socio-economica e finanziaria. Continuare ad iniettare fiele nelle vene di questo Paese non contribuisce a guadagnare la riva di questo difficile guado, dopo gli anni di crisi. Quindi, ieri i riflessi sociali, auspicare il fallimento del Governo, ieri sull'immigrazione, oggi sul DEF, domani sulla legge elettorale, dopo domani sulla pubblica amministrazione, è sicuramente un messaggio pericolosissimo. Alziamo le visiere e cerchiamo di lavorare tutti insieme per la vera ripresa economica di questo nostro Paese.