Grazie Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, il documento sul quale siamo chiamati ad esprimere il parere è un testo di grande rilevanza. Come noto, è un atto di programmazione che serve a gettare le basi per indicare la rotta verso cui il Governo e il Parlamento vogliono indirizzare il Paese nei prossimi anni e nei prossimi mesi. Si tratta di un testo coerentemente inserito nel solco che abbiamo cominciato a tracciare fin dall'inizio di questa legislatura, ossia sull'equilibrio tra il rispetto dei parametri contabili e finanziari, concordati a livello europeo, e il sostegno concreto e reale ad una ripresa economica, che oggi possiamo ragionevolmente considerare più vicina rispetto a qualche tempo fa.
Il dato principale di questo Documento di economia e finanza è rappresentato, infatti, dalla previsione di un ritorno alla crescita già a partire da quest'anno, pur con stime saggiamente prudenziali, benché confortate da una serie di indicatori macroeconomici. che indicano una chiara inversione di rotta rispetto alla recessione registrata negli ultimi anni.
Il Documento di economia e finanza punta a innescare una serie di azioni virtuose, che consentano all'Italia di beneficiare non solo degli effetti importanti derivanti dalle riforme attuate, da quelle in corso e da quelle programmate per gli anni e per i mesi a venire, ma anche di sfruttare la congiuntura internazionale favorevole e la coraggiosa politica minoritaria adottata dalla Banca centrale europea, misure che tra l'altro hanno notevolmente rafforzato la dotazione di liquidità per le banche italiane, da cui ci si attende una maggiore propensione all'erogazione di credito nei confronti di famiglie e imprese, contribuendo così in maniera concreta al ritorno alla crescita della nostra economia.
Quello che ci convince maggiormente di questo Documento di economia e finanza è la conferma di una nuova politica economica di bilancio che il nostro Governo ha assegnato all'Italia e che ha prodotto risultati concreti anche nel contesto europeo durante il semestre di presidenza a guida italiana, abbandonando la sola e rigida austerità di bilancio e puntando, invece, sulla flessibilità dei parametri europei per attivare investimenti pubblici e privati, capaci di stimolare la ripresa. Si tratta di una politica che ha favorito la nascita, per la prima volta, di un piano europeo degli investimenti che, seppure limitato nella cifra assoluta messa a disposizione, potrà generare un positivo effetto leva nel settore privato. Questa doppia dinamica, rispetto dei conti e una nuova politica di investimenti, favorirà il ritorno alla crescita e porterà con sé anche un miglioramento del nostro indebitamento. A ciò si aggiunge anche la previsione di una progressiva riduzione della pressione fiscale, soprattutto in forza delle iniziative programmate, che consentiranno di disattivare le clausole di salvaguardia, fissate da Governi precedenti a questo, che altrimenti andrebbero ad aumentare la pressione fiscale sui contribuenti, sui cittadini e sulle imprese.
È particolarmente apprezzabile anche l'impostazione di politica tributaria, che il Documento di economia e finanza fissa per i prossimi anni, mirando all'obiettivo fondamentale di ridurre il carico fiscale sul lavoro per favore gli investimenti sulla produzione e la generazione di nuovi posti di lavoro. Si tratta di un obiettivo reso possibile dalla conferma di misure già adottate, quale il bonus Irpef di 80 euro, la deduzione dall'IRAP del costo del lavoro, la decontribuzione per i nuovi assunti, il nuovo regime agevolato dei minimi, l'anticipo del TFR in busta paga per i lavoratori dipendenti e del settore privato, la nuova disciplina del credito d'imposta per ricerca e sviluppo, il regime opzionale di tassazione agevolata per i redditi derivanti da opere dell'ingegno, brevetti e marchi d'impresa, il prolungamento delle agevolazioni fiscali per i lavoratori qualificati che rientrano in Italia e anche le detrazioni per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio, di riqualificazione energetica e di adeguamento antisismico.
Un capitolo importante delle politiche future è rappresentato, però, dalla lotta all'evasione e all'elusione fiscale nonché da una complessiva e organica riforma del fisco, su cui questo Parlamento, in particolare la Commissione finanze, è impegnato fin dal primo giorno della legislatura. Uno sforzo che ha portato, tra l'altro, all'approvazione della legge delega di riforma del sistema fiscale, il cui cantiere si è positivamente riaperto in questi giorni con l'approvazione di altri tre decreti delegati da parte del Consiglio dei Ministri.
Su questo fronte molte sono le iniziative già intraprese e in previsione, ma c’è un nodo che va sciolto e sul quale vogliamo accendere i riflettori: è quello rappresentato dalla condizione di disordine e di disagio organizzativo in cui si trovano le Agenzie fiscali (entrate, territorio, dogane e monopoli) a seguito della recente sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato l'illegittimità delle norme in base alle quali l'Agenzia delle entrate, l'Agenzia delle dogane e dei monopoli hanno attribuito incarichi dirigenziali a tempo determinato ai propri funzionari. Non vogliamo entrare nel merito della sentenza, perché non ci compete e non è questa la sede, ma non possiamo non sollecitare un intervento concreto e urgente per riparare la situazione che si è venuta a creare, mettendo a rischio, peraltro, la piena operatività di questi bracci operativi.
Peraltro, il supporto che queste Agenzie offrono all'economia reale (come, ad esempio, il processo dei rimborsi IVA, il rallentamento dell'attività doganale, l'efficacia delle norme virtuose sul rientro dei capitali e gli accordi bilaterali in campo fiscale) rischia di essere compromesso proprio per effetto di questo disordine organizzativo.
È, quindi, urgente e non più rinviabile un intervento, anche di tipo normativo, che affronti l'emergenza e non comprometta le previsioni di gettito che sono alla base di questo Documento di economia e finanza; intervento cui dovrà poi seguire una complessiva riforma di queste Agenzie con criteri e modalità che siamo pronti a discutere, anche con proposte concrete che possiamo fornire al Governo.
Consideriamo molto positivo l'impegno, già fissato per il 2015, di racchiudere in un'unica tassa locale IMU e Tasi, nonché quello di semplificare il numero di tasse comunali attraverso un unico contributo o canone che racchiuda in sé imposte e tasse minori e/o canoni esistenti a livello locale.
Questo Documento di economia e finanza delinea in maniera chiara, coerente ed efficace, in linea con le indicazioni pervenute dall'Unione europea e con gli impegni assunti al momento dell'insediamento di questo Governo, una prospettiva credibile di crescita per il nostro Paese, incoraggiando investimenti, restituendo credibilità e autorevolezza sul piano internazionale e restituendo fiducia nel futuro. Ed è proprio la fiducia nel futuro il motore che dobbiamo riattivare e portare a pieni giri per riportare linfa vitale alla nostra economia.