Grazie, signora Presidente. Signori colleghi, sottosegretari, quando da ragazzi, invece degli attuali smartphone e iPod, per ascoltare musica c'era il famigerato walkman, spesso capitava che la cassetta vedesse il proprio nastro aggrovigliarsi e faticosamente armati di pazienza si cercava di riavvolgere il nastro in maniera tale da poter riascoltare la musica. Leggendo il DEF inviterei tutti a riavvolgere il nastro partendo dall'inizio di questa legislatura e alle difficoltà cui si è trovato di fronte il nostro Paese. Oggi possiamo dire di aver percorso tanta strada e di aver rimesso sui binari il convoglio Italia grazie ai sacrifici degli italiani e alla costanza del Governo Renzi che ha dimostrato, facendo i compiti a casa, che non si cercano alibi, ma il tempo dell'austerità va superato.
Il mio intervento si soffermerà sul Mezzogiorno e sull'importanza che tale documento riveste per il sud. Parto dall'impiego delle risorse comunitarie. Secondo i dati forniti, per come anche ha detto il relatore per la maggioranza, onorevole Parrini, dalla Ragioneria generale dello Stato, al 31 dicembre 2015 e per la quasi totalità dei programmi dei fondi strutturali, FESR e FSE 2007-2013, è stata superata la quota del 90 per cento in termini di pagamenti sulle risorse assegnate e gli impegni già registrati nel monitoraggio risultano superiori alle risorse assegnate, cosa che dovrebbe consentire il pieno assorbimento delle risorse. Questo significa che non abbiamo perso un euro. Si tratta di un risultato impensabile considerato che all'inizio di questa legislatura l'impiego registrato – e mi piace sottolinearlo – non superava il 15 per cento delle risorse. In relazione alla programmazione 2014-2020 dei fondi strutturali e di investimento europei, nel corso del 2015 tutti i programmi operativi, sia nazionali, che regionali, sono stati adottati dalla Commissione europea e sono in fase di avvio. Le risorse comunitarie assegnate all'Italia a titolo dei due fondi strutturali per la politica di coesione, FSE ed FESR, per il ciclo di programmazione 2014-2020, ammontano a oltre 32 miliardi di euro, cui si aggiungono le risorse destinate all'occupazione giovanile e al Fondo indigenti per circa un miliardo e 200 milioni di euro. A tali risorse comunitarie si affiancano oltre 24 miliardi di euro di cofinanziamento nazionale, cui si aggiungono ulteriori 4 miliardi e 300 milioni di euro di cofinanziamento regionale. Nel complesso si ricorda, considerando anche le risorse FEASR e FEAMP – chiedo scusa, ma le sigle è utile dirle –, che l'accordo di partenariato dispone di circa 73 miliardi di euro, di cui 51 miliardi per programmi operativi propri della coesione. È l'ultima occasione che abbiamo per ammodernare il Paese. Nell'impostazione strategica di coesione 2014-2020 va evidenziata, inoltre, la rilevanza della strategia nazionale per le aree interne del Paese, per come anche ha saputo ricordare in Molise nella sua ultima visita il Presidente Sergio Mattarella. Sappiamo bene che si tratta di aree lontane dai servizi di base e che interessano il 60 per cento del territorio nazionale. La parte delle politiche di coesione, finanziate da risorse interamente nazionali, rimane quella forse più rilevante per gli interventi di natura infrastrutturale, soprattutto nel nostro Mezzogiorno d'Italia. L'impostazione del nuovo quadro di governance istituzionale per le politiche di coesione ha determinato la ridefinizione, con la legge di stabilità 2015, delle procedure di programmazione e gestione delle risorse nazionali assegnate al Fondo per lo sviluppo e la coesione per il ciclo 2014-2020, riservando all'autorità politica per la coesione il compito di indicare le linee strategiche per l'impiego del fondo stesso, da realizzare in forma integrata con le risorse europee per lo sviluppo regionale. Questo per evitare la frammentazione e la coriandolizzazione di interventi che alla fine si sono rilevati nel corso degli anni inutili allo sviluppo dei territori. Il DEF mette nero su bianco che la volontà del Governo è ferma per quanto concerne il Masterplan per il Mezzogiorno, per come ha bene ricordato l'onorevole Parrini, relatore per la maggioranza, dove si intendono destinare circa 13,4 miliardi di euro delle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione della programmazione 2014-2020, finalizzate ai patti per il Sud. Il Masterplan costituisce, lo vogliamo dire a voce alta e sicura, il quadro di riferimento entro cui si collocheranno le scelte operative in corso di definizione nel confronto Governo, regioni e città metropolitane sui patti per il sud. Si tratta di sedici patti, uno per ognuna delle otto regioni (Abruzzo,
Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna) e uno per ognuna delle sette città metropolitane (Napoli, Bari, Reggio Calabria, Palermo, Catania, Cagliari e Messina), finalizzati a definire per ognuna di esse gli interventi prioritari e trainanti, le azioni da intraprendere per attuarli e gli ostacoli da rimuovere, la tempistica, le reciproche responsabilità.
Domenica è stato firmato dal Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, con il presidente della regione De Luca, il primo patto con la Campania ed è un'ulteriore smentita a chi continuamente afferma che il sud è marginalizzato. Luoghi comuni che non aiutano a uscire da una lamentazione che purtroppo molti danni ha fatto nel corso del tempo proprio ai territori del Mezzogiorno. Recuperare i ritardi che si sono accumulati nel tempo non è cosa facile, ma abbiamo invertito la tendenza. Abbiamo restituito dignità alla questione meridionale in termini nuovi, consapevoli che il futuro del Paese passa imprescindibilmente dal riscatto del sud e dalla sua capacità di creare lavoro.
Criticità permangono, criticità spesso dovute a protagonismi che pongono in secondo piano le priorità delle popolazioni meridionali, a volte spesso anche insite in qualcuno degli uomini dello stesso nostro partito. Ed è per questo che il merito del DEF e il merito del Governo Renzi è quello di certificare un impegno politico e programmatico che lo stesso Governo conferma verso il Mezzogiorno giorno dopo giorno, passo dopo passo, tassello dopo tassello. Ricordo che la legge di stabilità 2016 prevede l'utilizzo di quota parte delle risorse del Piano di azione e di coesione sulla base di una previa ricognizione a copertura degli oneri connessi alle estensioni del beneficio dell'esonero contributivo alle assunzioni a tempo indeterminato dell'anno 2017 per i datori di lavoro privati operanti nelle regioni del Mezzogiorno. E va detto con quale tenacia e caparbietà sono state risolte e affrontate vertenze importanti per salvaguardare il sistema manifatturiero, che si è fortemente ridimensionato negli ultimi vent'anni proprio nel sud. Gli impegni per Pompei, Caserta, Matera e tutto il resto – non lo cito continuamente –, la valorizzazione del patrimonio culturale e il rilancio del turismo sono tutti tasselli di questo impegno per il Mezzogiorno. Punto fondamentale rimangono le infrastrutture e la mobilità, ed è importante sottolineare come la Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici, alla quale appartengo, in sede di espressione del parere abbia previsto una specifica condizione per il Governo al fine di incrementare le risorse finanziarie da destinare al potenziamento infrastrutturale.
Concludo, Presidente, dicendo che è del tutto evidente la carenza di un'adeguata rete infrastrutturale, questione su cui il Governo sta dando il massimo impegno per evitare tutti i gap che ci sono. Quindi, per tutte queste ragioni confermiamo il pieno apprezzamento sul DEF, incoraggiando il Governo a continuare a fare bene così come sta facendo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Discussione sulle linee generali
Data:
Mercoledì, 27 Aprile, 2016
Nome:
Stefania Covello