Grazie Presidente. L'elaborazione del Documento di economia e finanza è sempre un momento delicato. In esso si delineano, non solo gli andamenti di finanza pubblica, ma soprattutto le prospettive di visione del Paese. Detto in altri termini, dalle pagine del DEF traspare come il Governo immagini l'Italia dei prossimi dodici mesi con una proiezione sui prossimi anni. Da componente della Commissione trasporti ricordo che è il secondo anno che la guida del Ministero è cambiata. Mi si permetta di affermare quanto questo traspaia fin dall'allegato al DEF, non più denominato semplicemente «Allegato infrastrutture», bensì «Strategie per le infrastrutture di trasporto e logistica». Il cambio di denominazione può sembrare un dettaglio di poco conto; è invece iscritta qui la differenza con quanto avvenuto in precedenza. Si è passati dal concepire le infrastrutture come un elenco di opere da allegare ad un testo ad immaginare innanzitutto la strategia di sviluppo del Paese per poi indicare quanto necessario per portare a compimento questo processo. Passo dopo passo, grazie al Ministro Delrio, si sta provando a riprendere le fila di un discorso di sviluppo infrastrutturale in Italia; un discorso che per troppi anni è stato abbandonato a se stesso. In una parola, grazie al cambio di guida al vertice del Ministero, si è introdotto il concetto di programmazione superando la ormai datata legge obiettivo.Nell'esaminare le parti del DEF di competenza della mia Commissione, si ha la netta impressione di una logica unitaria e coerente con quanto da più parti e su più livelli si sta portando avanti, come, ad esempio, la dimensione europea. Durante la riunione interparlamentare delle Commissioni trasporti tenutasi a Bruxelles, al Parlamento europeo, lo scorso ottobre, a cui ho preso parte, è emersa prepotente la necessità di un discorso nazionale che non fosse slegato da quanto previsto dall'elaborazione dei corridoi europei transnazionali di trasporto, i cosiddetti TEN-T. Dopo anni durante i quali l'impressione era di uno scollamento tra programmazione europea e programmazione nazionale, è confortante constatare ora una ritrovata coerenza. Parimenti è di buon auspicio una rinnovata centralità dello Stato nei processi di programmazione, come per il piano degli aeroporti, che mira a mettere ordine in un settore troppo spesso lasciato all'autoregolazione e che ha così disperso fondi ed energie in un'inutile moltiplicazione degli scali quando, invece, il buonsenso, oltre che Bruxelles, avrebbero richiesto una maggiore concentrazione. La stessa centralità programmatoria emerge con il Piano strategico nazionale della portualità e della logistica e la conseguente riforma delle autorità portuali, nell'ambito delle quali vorrei osservare che è davvero importante non abdicare ulteriormente a spinte campanilistiche che rischiano di minare l'impianto stesso di questo processo di valorizzazione dell'economia del mare. Del resto, le scelte strategiche infrastrutturali per il Paese non presentano mai un percorso facile, sia per motivi di duro confronto fra le diverse rappresentanze politiche, sia per motivi di forte scontro a volte con le popolazioni locali. In questo senso, è da segnalare positivamente come nella riforma degli appalti pubblici e delle concessioni si inseriscano elementi di programmazione partecipata e di dibattito pubblico. Tuttavia, se il dibattito pubblico fra istituzioni e cittadini è essenziale per evitare episodi di incomprensione e violenze come quelli che da anni tormentano la Val di Susa, è parimenti importante nel dialogo tra diverse istituzioni, a cominciare da Parlamento e Governo. Il cambio di passo ingenerato dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti è necessario che si traduca anche in una maggiore condivisione nella scelta e nelle discussioni delle opere prioritarie da realizzare nel Paese. Condivisioni e discussione che non possono trovare luogo migliore e prioritario che non sia quello delle Aule parlamentari. Pertanto, è mio auspicio che vengano accolti dal Governo i pareri formulati dalla Commissione di cui sono componente, atti solo a migliorare un impianto di legge che già di per sé è importante.
Per ritornare nello specifico del DEF, da esponente di una stagione politica che ha visto realizzare a Napoli e in Campania in quindici anni di cura del ferro quella che è riconosciuta unanimemente come la metropolitana più bella d'Europa, non posso che esprimere soddisfazione che questi concetti mutuati dall'esperienza della mia realtà siano ormai patrimonio dell'azione programmatoria del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e che quindi nel DEF 2016 ci si prefigga la necessità di cominciare a recuperare l'enorme gap fra città italiane ed europee per quanto concerne il trasporto pubblico locale. Questo tema è fondamentale, innanzitutto per quel che concerne il diritto alla mobilità dei cittadini; diritto alla mobilità che è necessario tutelare, tanto nelle grandi aree urbane, quanto nelle zone più svantaggiate, come le isole o le aree interne, sulla cui importanza si è soffermato il Presidente della Repubblica in occasione delle celebrazioni per il 25 aprile. Dunque, in un'Italia obiettivamente a due, se non a tre velocità, per quanto riguarda i trasporti, pur con la necessaria apertura al mercato, è importante immaginare uno sforzo economico maggiore a supporto della cosiddetta continuità territoriale, che sia ferroviaria o su gomma per le aree interne, oppure aerea o marittima per le isole, in ottemperanza al dettato costituzionale che all'articolo 16 prevede il diritto alla mobilità dei cittadini. Si diceva della cura del ferro, centrale nel DEF 2016, non solo per quanto concerne tram e metropolitane nelle aree urbane, ma anche per le ferrovie statali o concesse che presentano un'estensione pari quasi a 20 mila chilometri, a cui vanno sommati i circa 7.500 chilometri di linee abbandonate, spesso ancora armate ed in discreto stato di conservazione. In attesa di un eventuale recupero di almeno parti di queste, mi preme sottolineare come sia attualmente in analisi alla Commissione trasporti un'interessante proposta di legge per l'istituzione di ferrovie turistiche che mira a salvaguardare quello che è a tutti gli effetti un patrimonio storico ed infrastrutturale importante per l'Italia ed in particolare per le aree più svantaggiate, che potrebbero così guadagnare eventuali stimoli provenienti dal cosiddetto turismo ferroviario, che è un settore in rapida crescita.
Ci auguriamo, dunque, che tale legge venga presto approvata e che anche il tema del turismo, collegato allo sviluppo infrastrutturale, trovi il giusto spazio, magari nel Documento di economia e finanza del 2017, che siamo sicuri continuerà sulla giusta strada di programmazione e visione introdotta a partire dallo scorso anno.