Discussione sulle linee generali
Data: 
Mercoledì, 27 Aprile, 2016
Nome: 
Paola Bragantini

 Doc. LVII, n.4

Signora Presidente, oggi noi affrontiamo una delle tappe del percorso che ci porta alla definizione della prossima legge di stabilità, la cartina tornasole delle politiche messe in campo nei mesi passati e lo sguardo gettato oltre, alle prossime scadenze, per cominciare a definire le misure economiche più urgenti, gli interventi sociali più rispondenti ai bisogni e nel complesso le politiche attraverso le quali intendiamo definire l'identità nostra, come Partito Democratico, e quella del nostro Governo. Il Documento di economia e finanza traccia una linea di confine fra ciò che è stato fatto e ciò che insieme decideremo necessario fare. Qualche numero di questo DEF è incoraggiante, altri un po’ meno e quindi dobbiamo aggiustare un po’ il tiro. L'economia ancora non corre come vorremmo, la crisi ancora non ci ha abbandonati. Le parti previsionali rispetto all'economia ci incoraggiano a proseguire sulla strada delle riforme, ma ci dicono che non abbiamo assolutamente tempo da perdere. Il difficile percorso della spending review avanza, ma anche molti dei provvedimenti di risparmio avviati dal nostro Parlamento giacciono senza avere ancora prodotto effetti, in attesa di circolari ministeriali o decreti attuativi. Il complesso percorso di riforma della macchina amministrativa condotto dal Ministro Madia necessita un'accelerazione, specialmente per quanto concerne i decreti attuativi e tutti quei regolamenti che consentono alle riforme di diventare concrete, applicabili e finalmente efficaci, sia dal punto di vista dell'efficientamento della macchina amministrativa che dal punto di vista del risparmio. Se guardiamo alla sanità, abbiamo stanziato 111 miliardi per la spesa sanitaria e andiamo verso una previsione finale di spesa sanitaria di 113.376 milioni, registrando un aumento dello 0,9 per cento. Dobbiamo completare, appunto con i decreti attuativi, il percorso per avviare il fascicolo elettronico, cosa che produrrà una sanità più vicina al cittadino e una spesa più sotto controllo e coerente ai fabbisogni. Attendiamo anche il provvedimento che dia corpo all'albo nazionale dei direttori delle ASL, per vincolare le nomine, oggi dettate troppo spesso da criteri politici. Ma la cosa più urgente è senza ombra di dubbio la definizione dei livelli essenziali di assistenza, fissare paletti al di sotto dei quali non si può scendere significa chiedere alle regioni di uniformare il più possibile le risposte alle domande sanitarie dei cittadini, un livellamento che auspichiamo di far salire verso l'alto, non certo verso la decrescita dei servizi, affinché il malato calabrese sia uguale al malato toscano e abbiano gli stessi servizi e le stesse risposte. 
Alle regioni abbiamo chiesto moltissimi sacrifici in questi anni, ma ancora, non sempre, il percorso di affinamento e razionalizzazione della spesa ci pare adeguato alla situazione di emergenza nella quale ci troviamo. Lo scorso 11 febbraio la Conferenza Stato-regioni ha fissato per il 2016 in 1.783 milioni il contributo regionale alla manovra statale, per il 2017 circa 3.500 milioni, che diventeranno quasi 5.000 milioni per il 2018. Ci chiediamo quanto sia sostenibile per il sistema delle regioni e la risposta è che questo lo potrà essere solo se porteremo a compimento in tempi rapidi le riforme necessarie per efficientare un sistema sanitario come il nostro. Potrà essere sostenibile se contribuiremo allo sforzo delle regioni anche rivedendo la legge n. 243 del 2012 e la legge n. 118 del 2011 sulle regole per comporre il bilancio, come le stesse regioni ci chiedono a gran voce. La necessità di provvedere ai costi sanitari da parte delle regioni rende suggeribile contrattare con loro e con l'Unione europea l'utilizzo da parte degli stessi enti regionali di una parte della flessibilità che il Presidente del Consiglio, Renzi, ha ottenuto da parte dell'Europa. Utile poi sarebbe concordare la redistribuzione alle regioni, anziché allo Stato centrale, dei costi sanitari non sostenuti, frutto delle politiche di spending review. 
Dando un'occhiata alle previsioni, si nota che, tra il 2017 e 2019, nel DEF si annuncia una crescita del PIL del 2,8 e della spesa sanitaria dell'1,5. Le previsioni sono tali e quindi il rapporto tra spesa sanitaria e PIL che si prefigurerebbe è solo uno degli scenari possibili, ma il 6,5 sarebbe decisamente un dato negativo, che siamo ancora in tempo di scongiurare con misure che favoriscano l'economia e la razionalizzazione della spesa. Nel DEF troviamo poi alcuni obiettivi da colpire tutti assieme, Governo e Parlamento: l'approvazione della legge del dopo di noi, della legge del terzo settore e della legge sulla responsabilità professionale del personale sanitario. Si tratta di provvedimenti nati in seno al Parlamento e l'obiettivo è di raggiungerli entro la fine dell'anno. Infine, il cosiddetto social act, che prevede l'impegnativo riordino delle prestazioni previdenziali e assistenziali. Nel grande Zibaldone del DEF dobbiamo poi segnalare alcune assenze, sempre in ambito sanitario: non possiamo, ritengo, eludere ulteriormente la necessità di provvedere al rinnovo del contratto nazionale del personale sanitario, prevedendo le risorse necessarie a fornire agibilità professionale al personale grazie al quale la nostra sanità, pur sofferente, rimane un'eccellenza. Nello stesso tempo va affrontato il superamento del turnover, che sta gradualmente precarizzando i giovani e lasciando avanzare l'età del personale in organico. Fra i provvedimenti che si segnalano come più urgenti aggiungiamo la necessità di provvedere al Piano nazionale amianto, che è interesse naturalmente di tutto il Paese, ma ancor di più del Piemonte, regione da cui provengo, e ad avanzare un piano di indennizzi per gli emotrasfusi con adeguate coperture finanziarie. Ciò e necessario nei confronti innanzitutto di coloro che sono coinvolti direttamente, sulla loro pelle, ma in più ci sono numerose sentenze che ci indicano questa strada, sempre più numerose. Il nostro sguardo è rivolto alla prossima legge di stabilità, che definirà le nostre politiche e le nostre priorità. Sarebbe importante che chi ha a cuore la salute della nostra sanità, come tutti noi, prevedesse che lo stanziamento complessivo riguardante la sanità nazionale fosse sottratto alla difficile trattativa Stato-regioni ed esso stesso fosse frutto dell'approvazione in seno alla legge di stabilità. Nella nostra riforma costituzionale andiamo nella direzione di rafforzare il ruolo centrale nella definizione di linee programmatiche sanitarie, i suoi obiettivi e quindi i sui fabbisogni. Definire il complesso del budget sanitario in sede di legge di stabilità mette una clausola di salvaguardia sulla spesa sanitaria e sottrae dal rischio di trattative fra Stato e regioni che vedono troppi elementi di scontro sul tavolo potenzialmente generando squilibri. 
Ora è il momento di archiviare il DEF e nei prossimi mesi dobbiamo lavorare per preparare il terreno ad una legge di stabilità e noi contiamo che questa legge di stabilità veda l'assistenza e la sanità protagoniste vere nella ricostruzione di un rapporto di fiducia fra lo Stato e il cittadino.