Data: 
Giovedì, 10 Settembre, 2015
Nome: 
Eleonora Cimbro

Discussione della Relazione della XIV Commissione sulla Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per l'anno 2015 e sul Programma di lavoro della Commissione per il 2015 e sul Programma di diciotto mesi del Consiglio dell'Unione europea.

Signora Presidente, onorevoli colleghi, grazie al Ministro Gentiloni per la sua presenza qui in oggi in Aula e per l'importante relazione svolta circa i mutamenti in atto a livello europeo su temi cruciali, quali quello dell'immigrazione, a partire dalle dichiarazioni forti di ieri del Presidente Juncker. 
Importante, dunque, in quest'Aula l'esame congiunto della relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea e del programma di lavoro della Commissione europea che costituisce, come è già stato ricordato, un passaggio cruciale per l'intervento del Parlamento nella definizione della politica europea dell'Italia. 
Il programma di lavoro per il 2015, che reca non a caso l'impegnativo titolo «Un nuovo inizio», presenta rilevanti innovazioni sul piano del metodo e dei contenuti. Esso intende dare risposta concreta alle aspettative dei cittadini europei che chiedono all'Unione una soluzione ai grandi problemi legati all'attuale congiuntura socio-economica e, sul piano del metodo, per la prima volta la Commissione ha accettato di discutere con il Consiglio il proprio programma prima della sua formale presentazione al Parlamento europeo, dando seguito alle indicazioni emerse dalla riflessione sul funzionamento delle istituzioni dell'Unione europea promossa dalla Presidenza italiana. 
Si è già detto prima dei quattro importanti principi su cui si basa il programma – e non starò a ripeterli – e, tra le azioni rispondenti ai dieci orientamenti, ritengo importante sottolinearne alcune di particolare interesse per l'esame che è stato oggetto della Commissione affari esteri. La priorità n. 6 che riguarda, come è stato ricordato, l'accordo di libero scambio con gli Stati Uniti, la priorità n. 7 relativa a uno spazio di giustizia e di diritti fondamentali basato sulla reciproca fiducia e, in particolare, l'impegno della Commissione a presentare un'agenda europea in materia di sicurezza per il periodo 2015-2020 volta a contrastare la criminalità transfrontaliera, il terrorismo, il fenomeno dei combattenti stranieri e a portare avanti il processo di adesione dell'Unione alla Convenzione europea per i diritti dell'Uomo. Vi è poi la priorità n. 8 verso una nuova politica della migrazione che costituisce l'aspetto centrale oggi delle politiche messe in campo dall'Unione europea e su cui il Ministro è intervenuto poc'anzi. E, strettamente connesso al tema dell'immigrazione, vi è la priorità n. 9. In particolare, tra gli obiettivi c’è quello di dotarsi di una vera politica estera comune per promuovere la stabilità lungo i confini dell'Unione e supportare i Paesi vicini nell'attuazione delle riforme democratiche ed economiche, nel rispettare lo Stato di diritto, nel rafforzare la governanceeconomica e nel dotarsi di una pubblica amministrazione efficiente. 
Proprio in questo contesto si è tenuto il riesame della politica europea di vicinato, congiuntamente all'Alto Rappresentante, al fine di definire nuovi orientamenti strategici e, da ultimo, l'iniziativa volta a definire la posizione dell'Unione europea sul partenariato globale per la realizzazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile post 2015. 
Anche la relazione programmatica presenta importanti contenuti che segnano una netta discontinuità con il passato, introducendo importanti novità nei contenuti e nel metodo. A questo proposito, mi preme richiamare la peculiare valenza politica del primo capitolo che ribadisce le grandi priorità perseguite nel semestre di Presidenza italiana per un superamento dell'Europa dei vincoli e dell'austerità, dall'esigenza di rafforzamento del coordinamento delle politiche economiche alla promozione di investimenti, fino alle riforme strutturali e alla legittimità democratica della governance dell'euro, all'interno dell'Unione economica e politica. 
Particolare attenzione viene giustamente riservata nella relazione, analogamente al programma della Commissione, alla revisione della strategia Europa 2020 in vista della quale, nell'ambito della consultazione già svolta dalla Commissione europea, il Governo propone di riflettere su tre aspetti principali: il ripensamento degli obiettivi, con particolare riguardo alla centralità della crescita e dell'occupazione, nonché all'importanza del mercato unico e della governance della strategia, il finanziamento dell'economia ed infine l'incentivazione delle riforme strutturali.  Per quanto attiene alla creazione di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia in Europa, il documento individua alcuni ambiti prioritari in buona misura coincidenti con quelli indicati dalla Commissione europea. Il primo consiste nel monitoraggio sulla salvaguardia dello stato di diritto nell'Unione europea, attuando il meccanismo introdotto sotto la Presidenza italiana, che prevede un dibattito annuale in sede di Consiglio affari generali. 
Un secondo ambito prioritario attiene alla gestione dei flussi migratori, nel cui ambito è considerato innanzitutto prioritaria la condivisione degli oneri connessi al controllo delle frontiere esterne marittime dell'Unione europea, alla gestione dei flussi migratori e al traffico di esseri umani; contemporaneamente viene ribadita la necessità, come sottolineato poc'anzi dal Ministro, di favorire la migrazione legale, con particolare riguardo alla definizione della proposta di direttiva relativa alla condizione di ingresso e soggiorno di cittadini di Paesi terzi per motivi di ricerca, studio, scambio di alunni, tirocinio, volontariato e collocamento alla pari. 
Un ulteriore ambito prioritario consiste nel contrasto del radicalismo, del terrorismo e della criminalità organizzata, anche nell'ottica dell'approvazione della prossima strategia europea di sicurezza interna. Particolare rilevanza in questo ambito viene attribuita alla prevenzione e al contrasto del fenomeno dei foreign fighters, anche mediante la costituzione di squadre multinazionali ad hoc al fine di promuovere lo scambio di informazioni su fatti e condotte che rappresentano una potenziale minaccia e di una rete di punti di contatto nazionale specializzati in questo fenomeno, in linea con gli indirizzi operativi assunti del recente decreto-legge cosiddetto antiterrorismo. 
Per realizzare questa ambizioso piano, sono fondamentali gli orientamenti del Governo in materia di politica estera, di sicurezza e di difesa comune. In questo quadro viene considerata quale priorità assoluta l'azione dell'Unione europea a favore di una stabilizzazione sostenibile nel vicinato, anzitutto con riferimento alla crisi libica, per la quale si ribadisce la posizione sinora tenuta dall'Italia, e alla necessità di una progressiva democratizzazione dei Paesi della sponda sud del Mediterraneo. 

La seconda grande priorità attiene all'approfondimento della dimensione europea della sicurezza e della difesa, considerata dal Governo completamento necessario e imprescindibile del processo di integrazione continentale nel lungo periodo. 
La terza priorità consiste nel sostegno alla strategia di allargamento dell'Unione europea verso i Balcani occidentali e la Turchia, in quanto strumento politico essenziale per garantire il consolidamento della democrazia, della sicurezza e della stabilità politico-economica ai nostri confini e per rafforzare l'Unione europea sia sul piano interno che su quello internazionale. Parimenti significativi sono l'approfondimento delle relazioni transatlantiche e con gli altri partner globali e l'attuazione delle strategie macroregionali. 
Per concludere dunque, Presidente, ritengo che proprio a partire dalla riflessione qui avviata su temi cruciali che riguardano il presente e il futuro dell'Unione europea, dobbiamo fare nostre le parole pronunciate ieri da Juncker che sono da monito per tutti: in Europa è arrivato il momento della sincerità e non dei discorsi vuoti. E ancora: non è il momento degli affari correnti, ma quello in cui l'Unione dovrà affrontare i grandi problemi aperti. Quindi, non solo politiche per dare risposte alle emergenze, ma politiche lungimiranti, che possano costruire le basi per affrontare le grandi sfide a cui tutti noi siamo chiamati (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).