Data: 
Giovedì, 10 Settembre, 2015
Nome: 
Maria Iacono

Doc. LXXXVII-bis, n. 3-A

Discussione della Relazione della XIV Commissione sulla Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per l'anno 2015 e sul Programma di lavoro della Commissione per il 2015 e sul Programma di diciotto mesi del Consiglio dell'Unione europea 

Signora Presidente, onorevoli colleghi, l'esame congiunto dei due documenti oggetto della discussione che si svolge oggi in Aula, il programma di lavoro della Commissione europea per il 2015 e la relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per il 2015, insieme al programma dei diciotto mesi del Consiglio dell'Unione europea si colloca in una fase delicata e importante per il futuro dell'Europa – l'hanno detto tutti i colleghi – e, per quanto riguarda il nostro sistema parlamentare, come ha ben sottolineato invece la nostra relatrice, Marina Berlinghieri, si inserisce nell'ambito di una vera e propria sessione europea di fase ascendente, dedicata quindi alla valutazione e al confronto tra le priorità delle istituzioni europee e quelle del Governo per l'anno in corso, costituendo quindi un passaggio cruciale per l'intervento del Parlamento nella definizione della politica europea. 
Voglio subito ringraziare anche la Presidente Boldrini per avere collocato tale discussione nell'ambito di una vera e propria sessione parlamentare europea e per il suo forte impegno a dare un nuovo slancio all'integrazione politica europea, il cui approdo è quello della costruzione di un'Europa quale unione di Stati federali. La sfida in favore di una federazione politica la prossima settimana vedrà, quindi, come ricordava stamani il Ministro Gentiloni, un passaggio importante, proprio qui alla Camera dei deputati, per la sottoscrizione di un documento che va in tale direzione da parte di quattro Presidenti di Parlamenti europei (l'Italia, la Francia, la Germania e il Lussemburgo). Saluto questa coraggiosa iniziativa – ripeto – della nostra Presidente con un certo orgoglio come membro di questa Camera. 
Da sottolineare è il fatto che i due documenti programmatici presentano, quest'anno, un rilievo politico e strategico particolarmente significativo, in quanto stiamo esaminando il primo programma di lavoro della nuova Commissione Juncker, con rilevanti novità, sul piano del metodo e dei contenuti. Inoltre, la relazione programmatica è il mezzo attraverso cui poter dar seguito all'azione svolta dal nostro Paese nel corso del semestre di Presidenza, soprattutto laddove alcune innovazioni da noi auspicate su alcune questioni cruciali necessitano di una maggiore e compiuta realizzazione. 
È evidente come l'Europa, con le sue opportunità e con le sue sfide, ma anche con le sue crisi e le sue inadeguatezze, sia al centro dell'attuale dibattito politico e che dalla capacità di rispondere, con una strategia condivisa dell'Unione, ai problemi dei cittadini e alle emergenze e alle sfide globali dipenda, dunque, il futuro di tutti noi. Tutto ciò è sotto gli occhi di tutti, ma è particolarmente evidente nella gestione dei flussi migratori; nella recrudescenza delle situazioni di crisi e dei conflitti in molti Paesi ai confini dell'Europa e alle porte del Mediterraneo; nella diffusione del terrorismo e della criminalità transfrontaliera; nella difficoltà di superare la lunga crisi economico-finanziaria; nell'accentuazione della concorrenza delle economie più aggressive e dinamiche; nella crescente domanda di politiche in tema di coesione sociale; nella necessità di ridurre le disuguaglianze tra aree geografiche all'interno dell'Unione e a livello sociale all'interno degli Stati membri; nell'aumento della disoccupazione, in particolare quella giovanile, nella gran parte dello spazio europeo, ma soprattutto nel nostro Paese; nella scarsa crescita e nella carenza di investimenti; nella necessità di superare l'approccio meramente di rigore di bilancio e di austerità fino alla recente e complessa vicenda greca. 
I due documenti affrontano una vastità di temi e di risposte con indicazioni programmatiche, che, invece, sono indicate anche dalle priorità del nostro Esecutivo per riuscire a promuovere un mutamento nell'indirizzo politico dell'Unione. Ora, ferma restando la mia condivisione con l'impianto di fondo delle due relazioni programmatiche, in quanto segnano una notevole svolta rispetto al passato circa gli obiettivi dichiarati, rivelatori del nuovo approccio europeo, che faticosamente si sta facendo strada, svilupperò e mi soffermerò sostanzialmente sui temi che mi stanno particolarmente a cuore, anche in considerazione del fatto che risulta difficile in questa sede affrontare la vastità delle questioni in esse contenute in modo, appunto, approfondito e rigoroso. Quindi, anche per la mia provenienza e per la specialità del mio territorio, la Sicilia, e per il mio impegno politico parlamentare, mi soffermerò sul tema dell'immigrazione, al centro del dibattito per il carattere epocale del fenomeno e particolarmente sentito dalla mia Sicilia, da sempre terra di accoglienza e di incontro di culture diverse, e su quello delle politiche di coesione e dei fondi strutturali, in quanto, appunto, connessi ai temi del meridione. 
Per quanto attiene alla gestione dei flussi migratori, occorre prendere atto – e pare che finalmente se ne prenda atto – che non si tratta di un'emergenza, ma di un fenomeno a carattere strutturale, che richiede interventi capaci di rispondere su diversi versanti (accoglienza, integrazione, sicurezza, cooperazione) e con un'azione integrata comune, in considerazione dell'aggravamento delle condizioni di sicurezza, politiche ed economico-sociali dei Paesi di provenienza, spesso ai confini dell'Europa, dilaniati da conflitti, guerre e terrore dello Stato islamico, come in Siria e in Libia, o soggetti ad efferate dittature, come in Sudan e in Eritrea. 
Per tali motivi occorre sostenere e rafforzare la prospettiva delineata dall'Agenda europea sulla migrazione, frutto di un'azione persistente del nostro Governo in sede europea e che, in materia, segna una svolta rilevantissima laddove individua una prima strategia organica e coerente sotto i vari profili: il contrasto alla tratta degli esseri umani e allo sfruttamento dell'immigrazione illegale; il miglioramento dell'accoglienza; il potenziamento degli strumenti per il salvataggio in mare e per evitare le tragedie costituite dalla perdita di tante vite umane; i corridoi umanitari; l'intervento sul piano diplomatico ed economico, in collaborazione con i Paesi di transito; il miglioramento delle condizioni generali e la stabilizzazione dei Paesi di provenienza. 
Allo stesso tempo, io credo, occorre continuare un'azione decisa per garantire un'effettiva solidarietà tra gli Stati membri, come previsto dai Trattati, a partire dall'integrale attuazione dei piani di ricollocazione e di reinserimento recentemente avviati, sanzionando gli atteggiamenti assunti dalle autorità di alcuni Paesi membri, il rifiuto a collaborare e il respingimento pregiudiziale dei profughi, ai quali vengono negati anche i servizi di prima accoglienza. 
Occorre poi assicurare maggiori risorse per le operazioni di Frontex, affinché assumano sistematicamente l'obiettivo del salvataggio, e lavorare concretamente per la realizzazione di un sistema di riconoscimento reciproco delle decisioni in materia di asilo. 
Le recenti aperture della Cancelliera Merkel per l'accoglimento nel proprio Paese della massa inarrestabile di profughi provenienti dalla Siria, insieme al rafforzamento dello schema di ripartizione dei 160 mila rifugiati rispetto all'originario piano Juncker, che vedrebbe il 60 per cento a carico di Germania, Francia e Spagna, rappresentano un punto di svolta nella costruzione di una risposta comune dell'Unione a un fenomeno globale come quello dei flussi migratori. Tali impegni mantengono fermi i pilastri fondanti della costruzione europea, tra cui quello del principio di solidarietà e responsabilità e quello della libera circolazione delle persone. 
Occorre perseguire ciò con determinazione, per approdare ad una gestione comune dei flussi e a un meccanismo di ripartizione permanente e obbligatorio per coloro che hanno diritto ad essere accolti e integrati. Occorre superare, quindi, gli squilibri nella ripartizione dei rifugiati e migranti con politiche comuni per rimpatri forzati, per venire a un sistema comune di diritto d'asilo europeo, anche mediante la revisione della Convenzione di Dublino, per introdurre il principio secondo cui chi entra in un Paese come primo approdo ha diritto al riconoscimento dell'asilo e allo status di rifugiato non da parte del singolo Paese membro ma dell'Unione europea, unitamente al proseguimento dell'azione esterna della UE sulle linee già tracciate dall'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, Federica Mogherini, relativamente, cioè, al contenimento dei flussi a partire dai luoghi di origine e dalle cause dei conflitti, favorendo politiche di stabilizzazione e di cooperazione allo sviluppo, solidarietà ed assistenza con particolare riferimento ai Paesi dell'Africa e del Medio Oriente. 
Voglio, in proposito, riprendere le parole contenute nella lettera del Presidente Juncker alla fine di agosto, il quale, di fronte all'emergere di preoccupanti nuovi odi e nuovi muri, nel pieno del flusso epocale e apocalittico di disperati alle porte dell'Europa in fuga da guerra e disperazione, scrive: «L'Europa in cui voglio vivere non è quella dei muri contro i profughi. Considero l'Europa una comunità di valori di cui possiamo andare fieri, ma raramente lo siamo (...). Mi preoccupa, però, il fatto che l'accoglienza sia sempre meno radicata nei nostri animi». 
Dopo le tragedie di Lampedusa, unitamente alla spinta del Governo italiano nelle sedi europee per rimettere al centro la questione della migrazione come problema europeo, e non solo come problema di sicurezza, sembra ora finalmente trovare ascolto. Oggi le importanti aperture – dicevo – della Cancelliera tedesca per fronteggiare, con fermezza, i rigurgiti di odio razziale che rischiano di riaffacciarsi nel nostro continente diventano veramente fatti importantissimi. Occorre, quindi, dare risposte comuni efficaci anche per non mettere a rischio le maggiori conquiste del diritto europeo, in primis la libertà di circolazione nell'area Schengen. È questa l'Europa che vogliamo e non quella dei muri. Per questa ragione è importante che l'iniziativa avviata dall'Italia e dal nostro Governo in sede europea prosegua per ottenere tutti quegli obiettivi ambiziosi che ho ricordato. 
Vengo ora alla parte che riguarda le priorità nelle politiche di coesione, che la Relazione programmatica contiene nel capitolo 3. Dico subito che mi preme sottolineare che vi è una relazione complementare tra politica di coesione, squilibri territoriali e sociali egovernance economica e che sul tema sociale l'Europa, nel suo complesso, ha bisogno di fare un salto di qualità per lasciarsi alle spalle la crisi più profonda della storia dell'Unione europea. Occorre fare un balzo in avanti per rimettere in cima all'agenda grandi questioni: una nuova e rafforzata governance delle istituzioni dell'Unione europea e un nuovo e più ampio programma di investimenti, una maggiore flessibilità finalizzata alla crescita economica e alla creazione di nuovi posti di lavoro. Occorre varare, secondo me, misure di stimolo immediato della ripresa economica e occorre farlo, introducendo golden rule sugli investimenti, procedendo all'accelerazione del piano Juncker per l'utilizzo delle risorse per investimenti, per una crescita in favore delle infrastrutture... .soprattutto per il Sud. Occorre, inoltre, ribadire – e concludo – che il Fondo europeo per gli investimenti deve essere destinato a progetti in settori ad alto potenziale di crescita; chiedere con più forza all'Europa di scomputare dai vincoli del Patto di stabilità le spese per gli interventi finanziati con i fondi comunitari; infine, lavorare perché l'Unione europea possa emettere titoli per sostenere programmi di modernizzazione del sistema produttivo.  Dico, infine, che i dati tremendi e impietosi che il rapporto Svimez ci ha consegnato... .ci portano, come Italia, a considerare il fatto che, nel sottolineare come nel periodo di crisi le regioni del sud hanno risentito, in maniera maggiore del resto del Paese, della forte riduzione della domanda interna...e del calo della competitività sul mercato nazionale, possa alla fine portare un utilizzo efficiente delle risorse europee a beneficio...