Discussione
Data: 
Lunedì, 15 Febbraio, 2016
Nome: 
Paola Boldrini

Doc. XXIII, n. 11

 

Buongiorno, signor Presidente e onorevoli colleghi, questa volta devo incentrarmi in particolar modo, con riferimento a questa relazione, sul petrolchimico di Ferrara e, come ha già ben detto il collega onorevole Bratti nella sua relazione, ne emerge che i siti che sono stati evidenziati nella relazione... anzi ringrazio anch'io che vi sia stata una Commissione che abbia messo in evidenza tutte queste caratteristiche e appunto ribadisco in questo caso ci stiamo rivolgendo al Quadrilatero nord di tutta l'intero Paese.

Come ha già ben detto il collega, a livello europeo, non esiste una direttiva, a differenza appunto di tante altre sollecitazioni ci provengono dall'Europa; quanto al tema appunto dei rifiuti purtroppo non esiste una e, a livello nazionale, come abbiamo già sentito in precedenza, ci sono comunque delle normative a cui adesso ci stiamo di nuovo ricollegando, mi riferisco ad esempio al collegato ambientale, al codice sugli appalti, per ritrovare una sinergia fra le stesse ed evitare, come nel passato, delle incongruenze normative che non hanno permesso a chi di dovere di prendere delle decisioni, di avere una linea guida. 
Pertanto, nel contesto nazionale, con riferimento a questa spinta all'industrializzazione nel nostro Paese, quella che è stata caratterizzata nel quadrilatero nord, quindi nei siti di Venezia-Porto Marghera, Mantova, Ferrara e Ravenna, vediamo che sono state messe a confronto, per i siti appunto di bonifica, delle best practice; sono state evidenziate, come si è sentito prima a proposito del porto di Marghera, quelle differenziazioni di presa in carico della bonifica dei siti. Ricordo che il petrolchimico di Ferrara non è un sito nazionale ma devo dire, con riferimento alle amministrazioni locali che, dopo il 1999, anno in cui entrò in vigore il decreto ministeriale n. 471 del 1999, vi fu la necessità di attivare le procedure per la bonifica dei siti contaminati; all'epoca, il comune, la provincia di Ferrara e la regione Emilia-Romagna, insieme al Ministero dello sviluppo economico e le organizzazioni sindacali confederali e di categoria, hanno sottoscritto un accordo di programma e qui sta devo dire la valenza di avere unito tutti in un unico tavolo per parlare di bonifica di un sito di interesse di tutta la comunità, anche della città; si sono riuniti tutti in un unico tavolo, anche con la partecipazione dei cittadini e questo lo voglio sottolineare perché io, all'epoca, facevo parte dell'amministrazione locale e ricordo che abbiamo davvero condiviso tutti questi passaggi. È stato un momento molto importante che è servito anche a far conoscere all'esterno certe peculiarità, perché purtroppo vediamo sempre questi siti in un certo modo, ossia negativamente, come siti dove si producono scorie e rifiuti, ma ricordiamo che ad esempio questo sito di Ferrara negli anni ha avuto davvero una certa evidenza nazionale, con il premio Nobel Giulio Natta. Quindi per far conoscere anche ai cittadini le peculiarità e le positività che possono emergere da questo tipo di industrializzazione tutto ciò è stato fatto pubblicamente; ovviamente non tutto è oro quello che luccica nel senso che anche qui si sono riscontrate delle criticità, però devo dire che all'epoca appunto, quando si fece questo accordo di programma, che ebbe la sua seconda fase nel 2008, si condivisero appunto questi passaggi tutti insieme e, come ricordava l'onorevole Bratti, non essendo un sito nazionale, è stata fatta una sorta di condivisione, con la costituzione appunto di un consorzio, IFM Ferrara SCpA, con società consortile cui parteciparono soggetti insediati nel petrolchimico di Ferrara che ha comportato un intervento costante degli enti pubblici e delle agenzie ambientali. In effetti gli obiettivi di quest'accordo erano: creare le condizioni ottimali di coesistenza fra tutela ambientale e lo sviluppo del settore chimico, fondamentale appunto, bonificare anche per evitare di consumare altro territorio, promuovere l'attrazione di nuove imprese, indi ottimizzare le infrastrutture e i servizi e potenziare la logistica e le modalità di trasporto gomma ferro acqua; quindi vedete quante peculiarità e quante positività in questo accordo. Ovviamente come vi dicevo, tutti dovevano compartecipare affinché vi fosse la buona riuscita degli obiettivi che si erano prefissati. Ricordiamo che anche a Ferrara (come ho purtroppo ricordato un paio di sedute fa, il tema del nostro petrolchimico è risalito agli onori della cronaca per un caso che accadde, ossia il licenziamento di un rappresentante sindacale), purtroppo vi sono delle problematiche, riguardanti il settore, della crisi della chimica; nel polo industriale di Ferrara c’è Versalis che occupa 25 ettari su 250 del nostro petrolchimico e in cui sono occupate circa 300 persone di cui 34 si occupano della ricerca. 
La ricerca, come dicevamo prima, è fondamentale; ricerca e innovazione in questo settore della chimica sono veramente fondamentali e, quindi, la presenza di attività produttive in corso, come attualmente ci sono e si spera rimangano, ha consentito alle politiche aziendali di realizzare degli investimenti anche nelle bonifiche. Quindi è essenziale che ci siano delle aziende che possano essere in attività produttiva, perché questo permette che il percorso della bonifica avvenga in maniera indissolubile. Ai risultati positivi conseguiti nel sito di Ferrara ovviamente ha contribuito l'estensione circoscritta che è appunto di 250 ettari, a differenza, ovviamente, del SIN di Mantova, che ha un'estensione di 1.030 ettari, o rispetto a quello di Venezia che è molto più grande e a Porto Marghera che ha un'estensione di 1.621 ettari, pertanto con aree non utilizzate e con attività industriali di diverso genere. Il tema delle bonifiche, quindi, in siti storicamente destinati a produzioni chimiche e petrolchimiche si lega, inevitabilmente, come dicevo prima, a quello delle strategie industriali complessive in questi settori, quale principale garanzia di continuità di interlocuzione pubblico-privato che a questo punto deve tendere là dove la circolazione di posizioni soggettive private o, peggio, il fallimento delle aziende insediate, genera possibili contenziosi, interruzione o abbandono di attività di bonifica. Questo è un tema che al Parlamento è già noto, lo diceva prima il collega Bratti attraverso una risoluzione che è stata discussa proprio il 16 dicembre in Commissione attività produttive, e che porta all'attenzione il tema del settore della chimica. Ricordiamo che anche ultimamente è stata fatta una serie di scioperi proprio perché i dipendenti di Versalis e, quindi, ENI, hanno avuto sentore che questo settore possa essere messo in dismissione. Ricordiamo che si tratta di un settore pubblico, perché ENI è a partecipazione pubblica, per cui nonostante siano state fatte delle dichiarazioni da parte di un amministratore delegato, ancora un anno e mezzo fa, questo sentore è sempre più vicino e sempre più percepito come veritiero. Le preoccupazioni che sono, appunto, evidenziate con un prossimo sciopero anche il 19 febbraio non fanno altro che riguardare un grosso problema anche per quanto riguarda l'occupabilità, lo ricordiamo, che è direttamente proporzionale ai dipendenti in questo settore e all'indotto che ne procurano. Ricordiamo che in Italia ci sono circa 12.000 occupati nel settore della chimica, sembra pertanto ineludibile avviare una politica industriale finalizzata a riqualificare e reindustrializzare i poli chimici, concordando i percorsi con le amministrazioni locali e regionali, come si sta facendo in un tavolo che è stato costituito poco tempo fa insieme al Ministero dello sviluppo economico e voluto dalle tre regioni che fanno parte del quadrilatero, quindi Lombardia, Veneto e Emilia Romagna, per mettere in campo strumenti di sostegno per la tenuta della chimica nazionale, evitando, possibilmente, ulteriori chiusure di impianti e promuovendo la realizzazione degli investimenti necessari a riportare a livello competitivo le produzioni presenti in Italia, promuovendo l'avvio di processi di reindustrializzazione e sviluppo in una logica di filiera nei settori della chimica fine, delle specialità della chimica verde, avviando iniziative per favorire rapporti tra grandi imprese e piccole e medie imprese. Il messaggio che ha portato la relazione della Commissione è che le bonifiche sono strettamente correlate, in maniera indissolubile, ad un piano di complessivo rilancio della chimica in Italia, da attuarsi anche con investimenti di ricerca e innovazione in sinergia con le istituzioni locali e con l'individuazione, anche, di fondi specifici e di investimenti pubblici e non solo di partner privati.