Signor Presidente, la Commissione d'inchiesta ha fatto un lavoro molto serio, rigoroso, c’è una cospicua documentazione, e ci sono state anche audizioni e ispezioni realizzate in Sicilia. Il quadro, lo ha detto il relatore, presidente Bratti, è un quadro molto pesante sul piano del rischio igienico-sanitario collegato a un non corretto ciclo dei rifiuti nella comunità siciliana. È un quadro che nel tempo non è migliorato, al di là di qualche iniziativa presa da qualche Governo, in cui si mantengono caratteristiche assolutamente gravi sul piano ambientale e sul piano sanitario. Ancora nelle scorse settimane in Sicilia ci sono state città con tanti rifiuti che non sono stati raccolti in tempo e soprattutto con cittadini che sono stati costretti a protestare pesantemente perché anche quando raccolti sono stati depositati nelle solite discariche, le poche, che operano in Sicilia. Purtroppo il governo regionale, e lo dico con amarezza, non è stato in grado di dare risposte se non con una polemica incomprensibile tra il presidente e l'assessore all'energia sulla necessità di trasportare i rifiuti o in una città del nord Italia o addirittura all'estero.
Ma vado alla relazione: la relazione – lo diceva il presidente Bratti – indica una data, il 2002, come una data particolarmente decisiva in negativo rispetto alla problematiche legate ai rifiuti. In quell'anno il Governo decise di dar vita a 27 autorità territoriali d'ambito che non hanno ben operato e soprattutto hanno determinato un indebitamento del settore che pesa pesantemente nella finanza pubblica regionale. Ci sono debiti che ancora debbono essere pagati e non si tratta di debiti irrilevanti, sono debiti molto consistenti. Ma accanto a questa decisione, c’è stata anche la determinazione del Governo di allora di avviare un progettazione per la realizzazione di quattro mega termovalorizzatori. Quella scelta, poi abortita a seguito delle inchieste giudiziarie, è stata una scelta assolutamente negativa perché ha, di fatto, portato a un totale disimpegno delle amministrazioni comunali nel continuare sulla politica della raccolta differenziata, un indirizzo dato allora dal Governo regionale, che di fatto a determinato un ulteriore peggioramento della condizione dell'isola sul piano del ciclo dei rifiuti.
Ma a dire il vero, e lo diceva il presidente Bratti, la data di riferimento che dobbiamo tenere presente è invece proprio il 1999, quando il governo della regione decide di chiudere, a seguito della prima ordinanza di emergenza, le discariche che erano distribuite in tutto il territorio siciliano; discariche che erano state realizzate per l'emergenza, alcune ben tenute e tante altre tenute con precarietà e pericolose sul piano ambientale. Però, la soluzione adottata era una soluzione assolutamente da contestare, assolutamente negativa per i danni che ha determinato, perché quelle discariche sono state sostituite da poche, da pochissime, discariche private – discariche private ! – su cui si è concentrato poi il deposito dei rifiuti raccolti in Sicilia. Dice la relazione che in quel momento inizia un modus operandi molto discutibile. Ci sono illegalità, ci sono atti assolutamente in contrasto con la legge, si infiltra ancora più pesantemente la criminalità organizzata e mafiosa in questo settore. Purtroppo questa situazione di illegalità si mantiene a lungo negli anni e ancora oggi sono rilevabili alcuni dati ancora più allarmanti. Basta leggere le ultime documentazioni sulle gare d'appalto per la raccolta dei rifiuti in alcune città siciliane: a Capo d'Orlando in un appalto milionario, credo di 30 milioni di euro, si presenta una sola ditta che ha l'assegnazione dell'appalto con il 3 per cento di ribasso; la Kalat Ambiente, un consorzio di comuni a Calatino, ha un appalto ultramilionario, in cui si presenta una sola ditta, con un ribasso del 3 per cento, ed ha l'affidamento dell'appalto; per non parlare di Corleone, un comune che è stato sciolto per mafia dal Consiglio dei ministri ancora una volta nelle settimane scorse e tra i motivi della relazione della commissariamento per mafia c’è anche la questione relativa all'appalto sul ritiro dei rifiuti. Quindi continua la politica dei cartelli, con la protezione e con gli interessi della criminalità organizzata e mafiosa. Io non voglio fare di tutta un'erba un fascio, ma lo dice la relazione e io lo condivido: la pesante mano della mafia continua ad esserci nel campo dei rifiuti con una presenza anche più articolata, sono arrivate delle imprese del nord, grandi imprese che sono poi associate e realizzano delle ATI che presentano però all'interno il cancro della mafia.
Allora quali proposte si debbono fare ? Ultimamente il governo della regione ha fatto un piano, ma mi si permetta, e lo voglio dire al Governo (è qui presente il sottosegretario che ha seguito nei mesi scorsi alcune vicende): io credo che prima di parlare del programma si debba parlare dell'autorità politica che deve affrontare questo tema. Abbiamo avuto tanti commissari nelle persone dei presidenti delle regioni pro tempore, sono stati tutti assolutamente negativi, perché il presidente della regione si deve occupare di altro, di ben altro, soprattutto in Sicilia con i gravi problemi economici e sociali che presenta la nostra comunità. Quindi, io mi permetto di dire che bisogna pensare ad un'autorità esterna e lo dico con il rispetto e l'attaccamento che ho allo statuto regionale, alle prerogative autonomistiche della regione siciliana, però credo che su questo tema si debba pensare ad un'autorità morale e professionale che possa affrontare questa drammatica condizione dei rifiuti e poi passare alle proposte operative. È necessario rilanciare sì la raccolta differenziata, però dobbiamo essere non ipocriti e dire che questo non basta, che bisogna riprendere il tema dell'utilizzazione degli impianti di compostaggio, che bisogna pensare nuovamente non ai megatermovalorizzatori, ma bisogna pensare, invece, a degli impianti più contenuti. Pare che la proposta ultima sia quella di sei impianti da dislocare in Sicilia, necessari, fondamentali, se vogliamo affrontare seriamente il problema dei rifiuti, di una corretta collocazione. E vado alla conclusione, perché è l'ultimo tema che voglio qui riportare nell'Aula: c’è il problema – lo dico al Governo, perché emerge chiaramente negli atti della Commissione – di chiudere alcune discariche private. Sono discariche assolutamente pericolose sul piano della tenuta ambientale, ma anche della salute.
Ecco perché ci sono state tante proteste. Ho seguito particolarmente la vicenda di Misterbianco: numerosi comitati, che si sono mobilitati, che hanno chiesto finalmente di chiudere una discarica che è esaurita, che non può continuare ancora a raccogliere rifiuti, ad avere percolato che si disperde e che potrebbe ulteriormente infiltrare le falde acquifere. Ecco perché chiediamo al Governo – lo ha sostenuto con forza il sindaco Nino Di Guardo, che ha portato i dati dell'ARPA, quindi delle problematiche che sono legate all'ambiente e alla salute – di intervenire sul governo della regione perché si ponga fine all'utilizzazione di questa discarica, anche perché i cittadini, anche quei cittadini, devono avere il proprio diritto alla salute garantito dalla Costituzione.
Discussione
Data:
Lunedì, 12 Settembre, 2016
Nome:
Giovanni Burtone