Discussione
Data: 
Lunedì, 12 Settembre, 2016
Nome: 
Alessandro Naccarato

 Doc. XXIII, n. 17

Presidente, colleghi, la relazione analizza in modo documentato e approfondito la situazione del Veneto e offre al dibattito parlamentare l'occasione di riflettere sul radicamento di un sistema illegale sottovalutato dalle istituzioni e dall'opinione pubblica. La relazione contiene, inoltre, proposte condivisibili di modifiche da introdurre nell'ordinamento, in particolare, le fideiussioni preventive a carico dei gestori e l'istituto della confisca per equivalente per i reati ambientali. 
Bisogna partire dalla constatazione di un elemento certo: in Veneto esiste una gestione industriale illecita dei rifiuti e numerose imprese produttrici smaltiscono in modo illecito i rifiuti speciali, pericolosi e non pericolosi, e organizzano traffici a livello nazionale e internazionale. Siamo in presenza di imprenditori che per guadagnare di più inquinano e scaricano enormi costi ambientali sulla collettività. L'estesa diffusione del fenomeno è dimostrata dal coinvolgimento di moltissime aziende pubbliche e private, alcune di grandi dimensioni, come la centrale termoelettrica Enel di Fusina, Endesa Italia, Fincantieri, le Acciaierie Beltrame di Vicenza. 
Il sistema illegale si fonda sulla partecipazione consapevole di diversi soggetti: imprenditori che riducono i costi di smaltimento, funzionari e amministratori pubblici che certificano falsamente la qualità e la quantità dei rifiuti, imprenditori operanti nel settore dei rifiuti stessi. Le attività illecite si svolgono in un clima di generale omertà grazie alla connivenza di tantissime imprese. Questa omertà non è imposta ed è il risultato di una scelta opportunistica di illegalità per perseguire il profitto individuale. Nel ciclo illegale incide – come ha giustamente evidenziato il presidente della Commissione – anche il numero elevato di impianti, che sono circa 1.500; molti di questi interessano i rifiuti speciali e la frazione umida dei rifiuti solidi urbani è gestita con ben ottantasei impianti di compostaggio che hanno una potenzialità doppia rispetto al fabbisogno regionale di trattamento dell'organico proveniente da raccolta differenziata. Questo dato comporta l'importazione, soprattutto tramite TIR e mezzi pesanti, di tonnellate di rifiuti da altre regioni, e appare determinato da scelte di operatori privati che, grazie a un sistema di autorizzazioni particolarmente favorevole, hanno conquistato il monopolio del settore, con una negativa ricaduta sul piano ambientale. Nonostante le rassicurazioni dell'autorità giudiziaria sulla presunta assenza di organizzazioni di stampo mafioso nel ciclo illecito dei rifiuti in Veneto, le attività di gruppi mafiosi risultano evidenti in alcune vicende che la relazione descrive con grande precisione.