Signor Presidente, le nostre mafie sono riuscite ad internazionalizzarsi, sono riuscite ad approfittare della globalizzazione, hanno approfittato della caduta delle frontiere ed hanno imparato ad essere operative e a trarre grandi profitti dai loro sporchi interessi criminali proprio là dove la legislazione è lacunosa, proprio là dove c’è un gap di buona politica in materia di antimafia.
Ma se le mafie sono riuscite ad internazionalizzarsi, allora è opportuno che anche l'antimafia si internazionalizzi, prima di tutto proprio anche a livello normativo, a livello legislativo. Forte di questa consapevolezza, la Commissione antimafia, in questa legislatura, si è dotata di un Comitato ad hoc: un Comitato che miri a fotografare lo stato dell'arte in termini di legislazione, in termini di leggi a livello europeo, una Commissione antimafia che si premuri, dunque, di fare sì che la legislazione a livello internazionale, prima di tutto a livello europeo, si armonizzi e sia capace di affrontare quello che è il pericolo rappresentato dalle mafie. Ecco che si è dotata di un Comitato ad hoc, consapevole del fatto che questa armonizzazione è necessaria e consapevole anche del fatto che l'Italia può giocare un ruolo determinante alla luce della presidenza del semestre europeo che, in questi mesi, sta conducendo.
Dunque, nel giro di qualche settimana, il Comitato, di cui ho avuto il piacere di essere coordinatrice, ha sentito una serie di interlocutori, espressione delle varie realtà rivolte alla legalità a livello nazionale e che si preoccupano di questioni di contrasto alla criminalità organizzata a livello internazionale, ed è andato a sentire una serie di interlocutori anche operanti a livello europeo, come Eurojust, Olaf, varie task force bilaterali e quant'altro.
Abbiamo preso come punto di analisi tutta una serie di indicatori, a partire dalle rogatorie in entrata e in uscita dall'Italia verso i principali Paesi europei. Abbiamo preso in esame una serie di inchieste concluse e condotte negli ultimi dodici mesi. Abbiamo preso diversi dati, a partire dal numero dei latitanti arrestati a livello europeo, pari ad oltre 700 unità negli ultimi dodici mesi. Abbiamo guardato anche i vari dati relativi ai quantitativi di sostanze stupefacenti sequestrate in Europa, ben consapevoli del fatto che il sequestrato non è che il 10 per cento di quello che è l'ammontare generale delle droghe in commercio. Ci siamo anche andati a procurare una serie di stime elaborate da autorevoli esponenti, come ad esempio le Nazioni unite, in materia di proventi del crimine organizzato a livello europeo, proventi che si attorniano attorno ai 466 miliardi di euro, vale a dire il 3,6 per cento del PIL intero della Unione europea. Quantitativi che ci fanno dire che, se il crimine organizzato, fosse uno Stato nazionale, allora, con un ammontare di questa natura, sarebbe la bellezza della settima potenza a livello economico dell'Unione europea, dopo Paesi come la Germania, la Francia, la Gran Bretagna e così via.
Allora, come dicevo, abbiamo fatto una sorta di fotografia dello stato dell'arte di quella che è l'attività della criminalità organizzata a livello europeo e abbiamo tenuto conto anche del fatto che le diverse crisi geopolitiche del Mediterraneo e dei Balcani determinano nuove dimensioni anche del crimine organizzato, lasciano trapelare nuove forme di collaborazione – e purtroppo anche questo è un aspetto che è emerso proprio da alcune recenti indagini – tra crimine organizzato e terrorismo internazionale, il che rende ancora più grave, ancora più preoccupante lo stato dell'arte.
Abbiamo preso in esame quelli che sono i principali ambiti di attività che se, da un lato, sono quelli tradizionali legati al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, d'altro lato, interessano sempre di più anche tratta di esseri umani, e dunque immigrazione clandestina, fenomeno di riciclaggio e soprattutto anche abuso di finanziamenti pubblici da parte appunto del crimine organizzato. Sempre di più, le nuove rotte, che si vanno a delineare, coincidono; dunque, sempre di più c’è coincidenza tra le rotte dei traffici di droga e quelle della tratta di immigrati clandestini e autoriciclaggio.
Abbiamo quantificato anche i proventi derivanti da queste diverse tipologie di reato e siamo giunti, sinteticamente, a dire: se le mafie hanno beneficiato di questa globalizzazione, allora è necessario che l'Europa, sempre di più, si doti di uno spazio giudiziario europeo, quello spazio giudiziario europeo che in questi anni l'Europa purtroppo non è ancora riuscita a creare.
Allora, come perseguire questo obiettivo ? Come perseguire uno spazio giudiziario europeo ? E come rendere più efficiente il contrasto al crimine organizzato a livello europeo ? Abbiamo sintetizzato i nostri fini, le nostre risposte in cinque punti programmatici. Innanzitutto, è necessario, e qui il nostro Paese deve agire in modo ambivalente, in modo duplice, da un lato, che come Stato, come Paese vada a recepire tutta una serie di decisioni quadro e di direttive già approvate a livello europeo ma non ancora fatte proprie dal nostro Paese e, d'altro lato, è necessario e opportuno che si utilizzi proprio il semestre di presidenza europeo, che l'Italia, in questi mesi, presiede, per fare sì che, anche nei confronti di altri Paesi, si agisca, si sensibilizzi e si inducano questi Paesi a fare altrettanto e dunque andare a recepire una serie di decisione quadro e di direttive che possano essere di grande rilievo nel contrasto al crimine organizzato.
Pensiamo, in particolare, e li cito espressamente proprio perché anche il nostro stesso Paese ha accumulato ritardi non più accettabili, al recepimento della decisione quadro del 2002, volta ad istituire le squadre investigative comuni; oppure all'altra decisione quadro del 2006 che prevede il reciproco riconoscimento di sentenze di confisca; oppure, quella per la perseguibilità delle persone giuridiche, così come pure quella del MER ossia del riconoscimento del mandato europeo di ricerca delle prove, oppure – ancora una – il provvedimento di blocco dei beni o di sequestro probatorio. Dunque, decisioni quadro, a parte quella sulla perseguibilità delle persone giuridiche, che invece il nostro Paese ha già recepito ma per la quale è estremamente importante che anche altri Paesi vengano sensibilizzati a recepirla, dal momento che le inchieste da noi prese in esame dimostrano che, spesso e volentieri, si costituiscono società, vuoi società per azioni, vuoi Srl, in altri Paesi europei proprio perché la legge lì non ammette, non prevede la perseguibilità di queste persone giuridiche proprio perché si possono perseguire soltanto persone fisiche.
Ma, a parte questo, tutte le altre decisioni quadro, anche nel nostro Paese, possono dare un grosso contributo al miglioramento del contrasto al crimine organizzato. Un esempio per tutti: se parliamo di squadre investigative comuni, pensiamo, per esempio, alla cattura di Strangio, alcuni anni fa, a seguito dell'attentato di Duisburg; un italiano che venne arrestato in Olanda per avere commesso un crimine in Germania.
Già una casistica, già un caso di questo tipo, un esempio di questo tipo, rende visivamente chiaro come sia opportuno istituire squadre di polizia, squadre investigative che mettano insieme più Paesi, proprio per affrontare quel crimine organizzato che, sempre di più, è operativo, e, purtroppo, positivamente operativo, nel senso che riescono bene nei loro traffici proprio nella misura in cui operano e sono nelle condizioni di operare su più Paesi contemporaneamente, con più lingue e anche con piùgap normativi, con più deficit normativi.
Allora, una serie di decisioni quadro che vanno ratificate velocemente, una serie anche di direttive che è opportuno implementare quanto prima. Penso, per esempio, all'ultima, di recente approvazione a livello europeo, in materia di confische, la direttiva approvata nel 2014, come pure alla direttiva sull'ordine europeo di indagine inerente intercettazioni in ambito europeo, dunque volta a favorire lo scambio di intercettazioni, e dunque la possibilità di intercettare anche a livello internazionale e di poter ottenere celermente i risultati di tali intercettazioni.
Ma, accanto a questo primo punto, riteniamo che sia fondamentale, che sia importante che il Governo approfitti del proprio ruolo a capo della Presidenza europea per istituire la procura europea, e non soltanto una procura europea che sia in questa versione iniziale a cui, finalmente, comunque, la Commissione sta tendendo, e cioè una procura europea che si occupi fondamentalmente delle truffe a danno della stessa Unione europea, ma auspichiamo, come Commissione antimafia, che si vada oltre e che questa procura europea diventi una vera procura europea antimafia, e che dunque possa, anche lì, fungere da punto di raccordo, a livello centrale europeo, per raccogliere le fila di tutta una serie di inchieste che interessano il contrasto alla criminalità organizzata nei diversi Paesi.
Riteniamo, inoltre, come terzo punto, sintesi dei nostri lavori, che sia importante potenziare strumenti antimafia già operativi, già istituiti, che abbiano presentato fino adesso aspetti particolarmente positivi e di efficienza nel contrasto al crimine organizzato. Penso, in particolare, agli ARO, Asset Recovery Office, vale a dire uffici che sono stati recentemente istituiti, che hanno il grosso vantaggio di mettere in rete banche dati di diversi Paesi. Dunque, non rappresentano un'unica banca dati – cosa che, magari, sarebbe abbastanza complessa, articolata e, probabilmente, difficilmente ottenibile a livello europeo – ma presentano il grosso vantaggio di riuscire a ricorrere alle diverse banche dati dei singoli Paesi attraverso la collaborazione che si istituisce attraverso questa piattaforma tra le diverse forze di polizia.
È, dunque, uno strumento che sta dando importanti risultati, può darne ulteriormente, e va senz'altro sostenuto maggiormente: nello stesso nostro Paese non è ancora stato implementato come era previsto originariamente a livello legislativo. Riteniamo, inoltre, che sia fondamentale potenziare lo scambio di informazioni tra forze inquirenti e anche potenziare la specializzazione delle stesse forze. In particolare, a livello nazionale, è quanto mai importante che si proceda in modo particolare proprio in questo senso, anche in un'ottica di internazionalizzazione del contrasto al crimine organizzato.
Per finire, riteniamo che sia opportuno usufruire e approfittare del semestre di Presidenza europeo per usare un'azione di impulso nei confronti dell'Europa anche rispetto all'applicazione di nuove normative. Pensiamo, in particolare, all'adozione a livello internazionale di una sorta di articolo 416-bis, e dunque l'introduzione del reato di associazione a delinquere di stampo mafioso, così come pure riteniamo che sia importante continuare quel lavoro di sensibilizzazione finalizzato a far sì che, anche a livello europeo, oltre a dotarsi di tutta una serie di misure in materia di confisca, come già previsto dalla direttiva del 2014 in materia di confisca, appunto, si possa pervenire, anche a livello europeo, a misure di prevenzione, e dunque ad una confisca preventiva.
Così come riteniamo molto importante che si ripristini a livello europeo la Commissione antimafia, che era stata creata e portata avanti nella precedente legislatura, e che riteniamo abbia dato un importante contributo in termini di conoscenza, d'informazione, di analisi, e, dunque, di sensibilizzazione, nei confronti di diversi Paesi, di quella che è la necessità di un contrasto al crimine organizzato che sia sempre di più internazionale.
Noi avevamo molto apprezzato, nel momento in cui presentammo la nostra relazione al Governo in audizione, il fatto che il Governo avesse adottato, e tenuto conto, nella predisposizione del programma del semestre, di aspetti che andassero a prevedere un contrasto al crimine organizzato a livello internazionale, così come abbiamo apprezzato il fatto che ci fu anticipato che nella legge di delegazione 2014-2015 si sarebbe considerata e ratificata una serie di punti emersi dal nostro rapporto. Ci auguriamo che, in questo semestre (per quanto si tratti di un semestre un po’ anomalo, nel senso che è un semestre, per così dire, istituzionale, di acquisizione di diversi ruoli e, dunque, un semestre che lascia poco spazio alla fase legislativa), il Governo possa utilizzare al meglio questo importante appuntamento, proprio perché riteniamo che non si possa aspettare ulteriormente (i ritardi accumulati nel passato sono sin troppo lunghi) e che sia necessario che, sia a livello italiano, sia a livello europeo, si proceda con un incisivo intervento normativo, proprio per far sì che il contrasto al crimine organizzato abbia ancora più elementi e strumenti di quanto non ne abbia oggi.