Data: 
Lunedì, 17 Novembre, 2014
Nome: 
Rosy Bindi

 Doc. XXIII, n. 2

 

Signor Presidente, intervengo per illustrare la risoluzione che è già stata deposita con la mia prima firma e, poi, con la firma di tutti i componenti dei gruppi che hanno partecipato ai lavori del Comitato presieduto dall'onorevole Garavini. Intervengo anche per ringraziare per il lavoro che è stato svolto nel Comitato e nella Commissione che ha portato, come tutti hanno sottolineato, a un voto unanime, che ci auguriamo venga rinnovato nell'approvazione della risoluzione che recepisce i contenuti della relazione. 
La relazione è già stata ampiamente illustrata e bene illustrata dalla relatrice e dagli interventi dei componenti, e non, della nostra Commissione, di tutti i gruppi che sono intervenuti. Io mi limito a fare alcune sottolineature, partendo da una considerazione che è stata, a sua volta, quella di molti che sono intervenuti. 
Abbiamo ritenuto, come Commissione, di caratterizzare il nostro lavoro non ignorando l'importanza del semestre europeo, consapevoli che questa era un'occasione da non perdere. Ci sarà ancora un Consiglio dei ministri; il Senato ha già approvato questa relazione, sottosegretario. Ci auguriamo che la prossima settimana quest'Aula approvi questa risoluzione e riteniamo che il Governo sia ancora in tempo a caratterizzare questo semestre anche come semestre di lotta alla criminalità organizzata perché, come bene ha detto anche l'onorevole Sarro, se questo continente deve puntare sulla crescita, come con forza e con determinazione il nostro Governo sostiene ed ha sostenuto sempre durante questo semestre, non può ignorare il grande condizionamento che la criminalità organizzata rappresenta proprio per la crescita e lo sviluppo economico del nostro continente. 
Allora, l'Italia è un Paese che conosce la mafia, che purtroppo la conosce bene e che ha saputo dotarsi anche di strumenti per poterla combattere. 
Riteniamo che l'Italia debba dare un grande contributo a livello europeo per sensibilizzare tutti gli altri Paesi e la comunità, che deve innanzitutto ammettere che la mafia esiste, che non esiste solo in Italia, che esiste nel mondo, che esiste negli altri Paesi europei e che ormai non si limita semplicemente a fare alcune incursioni negli altri Paesi europei o, come si dice e come abbiamo detto per molto tempo, a infiltrarsi, riferendosi alle regioni del Nord. 
La mafia si è radicata nelle regioni del Nord Italia e ormai si è radicata negli altri Paesi europei. In alcuni in maniera ormai fortemente condizionante, con questo duplice binario che tutti gli interventi hanno bene messo in evidenza e che la relazione mette bene in evidenza. Da una parte, si fanno i soldi con la droga e con la tratta di esseri umani, dall'altra, si investe e si ricicla quel denaro nelle attività economiche. Quindi, l'Italia non può non fare il proprio lavoro per fare ammettere agli altri partner europei che la mafia esiste anche a casa loro e che nessuno può approfittare della mancanza di una armonizzazione della legislazione, come qualche volta abbiamo l'impressione qualcuno intenda fare. 
In tempi di crisi il denaro, anche se sporco, fa comodo a tutti e forse qualche Paese fa fatica a conoscere la mafia, ma forse gli fa comodo non ammettere che c’è la mafia e, quindi, non accogliere anche le richieste che sono in questa risoluzione, che, chiedendo l'armonizzazione della legislazione, consentirebbero di combattere senza confini l'azione della mafia, che è senza confini. Quindi, io penso che questa volontà politica il nostro Governo sia ancora in tempo per farla valere e, in questo senso, tutti gli interventi critici che ci sono stati, che, appoggiando questa risoluzione vorrebbero sfidare il Governo ancora di più, ci trovano sensibili anche come maggioranza in questa Commissione, a partire dalla relatrice, ma a partire anche dagli altri gruppi, e trovano sensibile anche tutto l'ufficio di Presidenza, perché pensiamo che questa sia un'occasione da non perdere. Puntando sulla crescita, non possiamo che puntare sulla crescita pulita e trasparente. 
Questa relazione è stata inviata anche al Governo che ne è a conoscenza, lo abbiamo fatto consegnandola nelle mani del sottosegretario Gozi, ma inviandola anche al Presidente del Consiglio e ai Ministri competenti, quindi contiamo che, approvando questa risoluzione, il Governo si assuma almeno alcuni di questi impegni. 
Sono stati tutti ricordati: dall'istituzione della procura ad una legislazione più efficace in tema di confisca dei beni, ad un funzionamento delle reti già esistenti, ma soprattutto all'armonizzazione della legislazione per la lotta al riciclaggio del denaro e per la istituzione del reato di associazione di stampo mafioso a livello europeo, che ci consentirebbe di perseguire in sede giudiziaria i reati in maniera più armonizzata.
Certamente – aggiungo – ci sono degli impegni però che questo Parlamento e il Governo tutto possono far propri anche dopo il semestre europeo, che sono quelli che riguardano il nostro piano nazionale: concreta attuazione della normativa sulle squadre investigative comuni, assunzione di iniziative legislative per rendere operativa in Italia la decisione quadro relativa all'esecuzione nell'Unione europea dei provvedimenti di blocco di beni e di sequestro probatorio – è davvero singolare che noi abbiamo la legislazione sulle misure di prevenzione più avanzata del mondo e non recepiamo questa direttiva, che ci consentirebbe di perseguire e di confiscare i beni dei mafiosi in tutta Europa – promuovere la celere implementazione della direttiva 2014/41/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 3 aprile 2014, assumere iniziative legislative del caso per rendere operativo il principio di reciproco riconoscimento delle decisioni quadro relative sempre all'esecuzione immediata delle decisioni di confisca di proventi di reato. Noi non intendiamo fermarci qui, comunque, come Commissione. Saremo a Bruxelles, al Parlamento europeo, il 3 e il 4 dicembre a consegnare nelle mani del Presidente del Parlamento europeo questa risoluzione, perché venga istituita di nuovo la Commissione anticrimine e antimafia, che ha ben lavorato nel semestre precedente e nella legislatura precedente. Certamente non fermeremo qui il nostro lavoro, che, per quanto completo sia per i contenuti della relazione e per la risoluzione, sappiamo bene essere un piccolo pezzo di strada che possiamo fare. 
Il Comitato presieduto dall'onorevole Garavini proseguirà il proprio lavoro con una particolare attenzione anche ai confini oltre l'Unione europea. Pensiamo alla minaccia rappresentata dai Balcani, ma pensiamo a tutto il mondo. Noi siamo davvero inquieti per quello che è successo in Messico, che sappiamo essere ciò di cui si parla in questi giorni. Quei 44 studenti sono la punta dell'iceberg della violenza che si consuma in quel Paese e che vede il narcotraffico come primo e fondamentale responsabile di una situazione di estrema precarietà che si vive in tutto quel Paese. Noi sappiamo che il nostro Paese ha relazioni molto forti con il Messico, relazioni economiche forti e può far valere la sua autorevolezza perché in quel Paese ci sia una lotta vera al narcotraffico e a tutte le mafie. 
L'onorevole Dadone presiederà e presiede il Comitato per la tratta di esseri umani. Anche questo sarà un lavoro sul quale non ci fermeremo. 
C’è un altro piccolo lavoro, sottosegretario, che abbiamo iniziato. Ci siamo interrogati sulla risoluzione che chiede ai Governi europei di calcolare nel proprio PIL anche il reddito proveniente da attività criminali. Questo per noi è un interrogativo che ci inquieta. E, siccome noi crediamo nella possibilità del nostro Paese di crescere e vogliamo scommettere sulla possibilità che tutta l'euro zona torni a crescere, ci auguriamo che le conclusioni del G20 siano conclusioni che hanno un seguito reale. Ci auguriamo questo perché sappiamo che è un bene in sé, ma ce lo auguriamo soprattutto perché vorremmo che non ci fosse più la necessità di calcolare il reddito che proviene da attività criminali. E lo diciamo soprattutto per il nostro Paese. Infatti, ciò che è singolare è che quella direttiva europea prevede che si debba calcolare il provento di attività illecita, in maniera particolare il contrabbando, la droga e la prostituzione, perché, in queste attività, ci sarebbe la volontarietà nell'incontro tra domanda e offerta. 
Ora, la domanda che ci siamo posti e che abbiamo posto anche al presidente dell'ISTAT, il quale si è reso sensibile alle nostre richieste, è: che volontarietà di incontro tra domanda e offerta c’è in Italia nella prostituzione e nella droga ? Questa domanda non possiamo non farcela. Parla una che è contraria a forme di legalizzazione – e questa è una mia dichiarazione personale – sia della prostituzione che delle sostanze stupefacenti. Fossimo almeno un Paese dove c’è la regolarizzazione di queste attività. Ma noi siamo un Paese nel quale la prostituzione è in mano alla tratta, è in mano alle mafie. Sappiamo in che condizioni vivono queste persone e calcoliamo un reddito proveniente da quelle attività e lo inseriamo nel nostro PIL. La stessa cosa vale per la droga. 
Allora, nel rapporto con l'Europa io credo che il tema della lotta alla criminalità organizzata chieda al nostro Paese veramente di fare tesoro della propria esperienza. 
Noi abbiamo pagato tanti prezzi e continuiamo a pagarli per avere al nostro interno una criminalità organizzata di stampo mafioso così forte e così condizionante. Abbiamo pagato con vite umane, paghiamo con l'arretratezza del Mezzogiorno, lo paghiamo con la salute dei cittadini, lo paghiamo con il futuro negato ai bambini, ai giovani, alle donne. Ecco, io credo che per questi prezzi che abbiamo pagato possiamo permetterci di fare la voce forte e di battere i pugni sui tavoli, come si dice, e di convincere davvero i nostri interlocutori europei che non possiamo essere lasciati soli anche perché, ormai, non siamo più soli nel subire queste conseguenze. 
Quindi, questo potrebbe essere, e siamo ancora in tempo per il Governo, un modo per rendere ancora più efficace e forte la nostra azione di Paese in questo semestre che ci ha visto alla Presidenza dell'Europa.