A.C. 45-C ed abbinate
Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, prima di procedere all'illustrazione del provvedimento in esame, desidero esprimere, dai banchi di quest'Aula, il profondo cordoglio della Commissione affari esteri e comunitari, nonché della delegazione italiana presso l'Assemblea parlamentare della NATO che mi onoro di presiedere, per le vittime del brutale attentato avvenuto a Dacca nei giorni scorsi. Mi associo alle parole del Capo dello Stato, del Presidente del Consiglio, dei Presidenti di Camera e Senato e dei presidenti delle Commissioni dei due rami del Parlamento, manifestando, a mia volta, la solidarietà e la vicinanza ai familiari dei nostri connazionali barbaramente trucidati dai terroristi che, ancora una volta, con vigliaccheria e in spregio...
Ciò non toglie che avendo io una funzione istituzionale in una organizzazione istituzionale che è fortemente connessa con le missioni internazionali mi pare doveroso intervenire, anche a nome della NATO.
Ricordavo i nostri connazionali trucidati dai terroristi che ancora una volta, con vigliaccheria e in spregio della stessa religione di cui si professano interpreti, hanno torturato e ucciso civili inermi. Questo attentato che colpisce il nostro Paese in modo specifico corrobora le ragioni a sostegno del nostro impegno nelle missioni internazionali, tanto più in quelle finalizzate a contrastare e prevenire il terrorismo internazionale. In questo senso vi è una sintonia, non certo voluta, tra cronaca internazionale e calendario parlamentare che vede l'avvio contestuale dell'esame della nota legge quadro sulle missioni internazionali e del decreto-legge per la proroga e il finanziamento della partecipazione alle missioni.
Quanto alla legge quadro di cui raccolgo il testimone dagli autorevoli colleghi della Commissione esteri che nelle passate legislature hanno lavorato a questo testo, mi preme sottolineare che essa è il frutto di uno straordinario lavoro di approfondimento e affinamento giuridico che perdura da almeno quattro legislature, che ha avuto per protagonisti l'attuale Ministro della difesa, la senatrice Roberta Pinotti, già presidente della Commissione difesa, come pure il collega Cirielli, a sua volta autorevole presidente della stessa Commissione e il presidente Garofani, qui accanto, e a cui hanno validamente contribuito, in questa legislatura, anche colleghi del centro destra, del MoVimento 5 Stelle e del gruppo Misto. Si tratta di una legge storica che sintetizza la materia, superando la nota risoluzione Ruffino, disciplina i rapporti tra Governo e Parlamento in un campo delicato in cui le nozioni di pace e di guerra non sono più quelle che hanno pensato e lavorato i padri all'articolo 78 e 87 della Costituzione. Infine, ancora il finanziamento delle missioni ad una decisione da sistema Paese, di alto profilo politico, sul senso e sulla portata dell'impegno italiano per la pace e la sicurezza internazionale. In una fase cruciale come questa, all'indomani del tragico attentato di Dacca, come pure di quello che ha sconvolto Istanbul, rinnovando l'orrore di Bruxelles, Parigi o Tunisi, nell'imminenza del vertice della NATO di Varsavia, questo provvedimento integra la riflessione sulla politica estera dell'Italia e rilancia il ruolo del nostro Paese sulla scena internazionale. La partecipazione dell'Italia alle missioni internazionali è stata, negli ultimi trent'anni, essenziale per il profilo internazionale del nostro Paese, con la partecipazione alle grandi operazioni multilaterali, infatti, l'Italia ha indubbiamente la propria immagine internazionale, anche perché, nel corso degli anni, si è definito un modello italiano di peacekeeping, a partire dalle missioni Libano del 1982 e, poi, con le missioni in Albania, Somalia, Mozambico, senza dimenticare gli interventi in Bosnia-Erzegovina, in Afghanistan e in Iraq e, poi, di nuovo in Libano, che è, forse, il fiore all'occhiello della nostra proiezione esterna.
È un modello che riflette i principi democratici che orientano e sovrintendono la nostra politica estera, principi che seguiamo da molti decenni e che discendono dal secondo periodo dell'articolo 11 della nostra Costituzione e che vengono, non a caso, esplicitati in questo contesto normativo: la nostra adesione al sistema di relazioni ed istituzioni basato sulle Nazioni Unite o le organizzazioni cui apparteniamo in conformità al diritto internazionale e, quindi, la nostra scelta per la gestione multilaterale delle crisi e per conferire stabilità, continuità e capacità di programmazione all'azione della comunità internazionale a favore della stabilità e dello sviluppo pacifico.
Si tratta di un testo largamente condiviso dalle forze parlamentari, il cui contenuto è stato ulteriormente perfezionato da parte dell'altro ramo del Parlamento. Io voglio ribadire questo: voglio ribadire che l'unità che si è palesata nella discussione di questo provvedimento, a cominciare dal centrodestra e dalle altre forze presenti in Commissione, è un valore in sé, che dà forza ai nostri militari e a chi opera in un contesto internazionale.
Senza soffermarmi sulla descrizione complessiva del testo, già illustrata in quest'Aula in prima lettura, mi limito a segnalare le modifiche introdotte dal Senato per la parte che interessa la competenza della Commissione. Mi riferisco all'articolo 1, comma 3, che richiama il quadro giuridico internazionale originato dalla storica risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, 1325 del 31 ottobre 2000, su donne, pace e sicurezza. Il Senato ha modificato una disposizione frutto di un emendamento presentato in prima lettura dalla collega Locatelli che, oltre a richiamare la citata risoluzione 1325, ne enumerava altre utili ad integrare in modo compiuto i riferimenti normativi per la materia.
Il Senato, in luogo dell'elenco puntuale delle risoluzioni, è ricorso ad una formula riassuntiva riferita genericamente alla materia donne, pace e sicurezza, su cui le Commissioni della Camera sono nuovamente intervenute, ripristinando il dettato licenziato in prima lettura, in quanto più consono a valorizzare la proposta specifica di ogni risoluzione del Consiglio di sicurezza rispetto ad una questione diventata di rilievo essenziale per la soluzione delle crisi internazionali.
Un'integrazione rilevante che si deve all'esame da parte del Senato, non modificata dalla Camera, è quella, con riferimento all'articolo 2, sulla procedura di liberazione e autorizzazione della partecipazione dell'Italia alle missioni internazionali. Prevede che il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, trasmetta nuovamente i testi alle Camere con le sue osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate dei necessari elementi integrativi di informazione e motivazione. I pareri definitivi delle Commissioni competenti per materia e per i profili finanziari sono espressi entro il termine di dieci giorni dalla data della nuova trasmissione. Decorso tale termine, i decreti possono essere comunque adottati.
Identica revisione è stata introdotta all'articolo 4, istitutivo del Fondo per il finanziamento delle missioni internazionali, con riferimento agli schemi di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri trasmessi dal Governo alle Camere per la ripartizione delle risorse tra le missioni internazionali e indicate nella relazione di cui all'articolo 3, comma 1. Non è stata modificata la norma di cui all'articolo 17, che istituisce la figura del consigliere per la cooperazione civile. Parimenti, non sono state modificate le disposizioni riguardanti lo svolgimento di progetti di cooperazione allo sviluppo, per il sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione che accompagnano le missioni internazionali. Il provvedimento prevede che tali fondi siano impiegati in coerenza con gli altri interventi di operazione svolti dall'Italia e nell'ambito della programmazione definita secondo la nuova legge di settore.
Nel complesso, il Senato ha apportato alcuni condivisibili perfezionamenti all'assetto delineato dal testo approvato dalla Camera, incidendo, soprattutto, sul ruolo del Parlamento nel processo di allocazione delle risorse finanziarie destinate alla partecipazione dell'Italia alle missioni internazionali, individuando un condivisibile punto di equilibrio tra le prerogative e i poteri conferiti dalla Costituzione al Parlamento e al Governo.
Io credo che arrivati alla fine di questo percorso, se il Senato, poi, vorrà approvare rapidamente, noi con il prossimo anno possiamo sancire un passo in avanti della nostra politica estera, dando non soltanto certezza ai nostri meccanismi di decisione, ma dando, soprattutto, a quei militari che operano per il nostro Paese il senso che un Paese, tutto insieme, è al loro fianco.