Discussione generale
Data: 
Lunedì, 30 Marzo, 2026
Nome: 
Francesca Viggiano

A.C. 1562-A​ e abbinate

Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, oggi discutiamo una proposta di legge che parla sì di case, ma in realtà parla di molto di più: parla di dignità, di diritti, di uguaglianza. Parla di quel principio fondamentale che, troppo spesso, in quest'Aula e fuori da quest'Aula viene evocato a parole ma tradito nei fatti, perché la verità è semplice: in Italia oggi il diritto all'abitare non è garantito per milioni di persone; famiglie che, ogni mese, devono scegliere se pagare l'affitto o fare la spesa; giovani che lavorano, magari anche con contratti più o meno stabili, ma che non riescono ad emanciparsi; donne sole con figli, lavoratori precari, pensionati. Una parte crescente del Paese vive sotto il peso di un costo per il reperimento di un'abitazione ormai divenuto insostenibile. E aggiungiamo anche una realtà troppo spesso ignorata nel dibattito pubblico e da questo Governo: quella dei padri separati, uomini che, dopo una separazione, si trovano a sostenere un mutuo, un assegno di mantenimento e, allo stesso tempo, l'impossibilità concreta di accedere ad una soluzione alloggiativa dignitosa. A questi, io aggiungerei anche i nuovi precari che verranno creati a seguito del bando per la stabilizzazione dei lavoratori della giustizia, ai quali verrà chiesto di trasferirsi e, quindi, perderanno magari le sicurezze acquisite negli ultimi anni. O penso anche agli insegnanti che, per colpa dell'algoritmo, sono costretti a doversi spostare in maniera repentina con degli stipendi che sicuramente non sono proprio in linea con quelli che sono i costi della vita nelle città in cui vengono destinati. Persone che scivolano rapidamente in condizioni di vulnerabilità abitativa senza che lo Stato offra strumenti adeguati di tutela, facendo ricadere il peso dell'assenza di una fattiva visione d'insieme sulle amministrazioni locali. Non sono opinioni, sono dati, e permettetemi di dirlo non soltanto come deputata della Repubblica, ma anche e soprattutto come ex amministratore locale - mi sono occupata di politiche abitative e so quanto costi anche per un comune, per un ente civico, andare a riorganizzare il proprio patrimonio abitativo per far sì che ci sia una risposta congrua rispetto all'emergenza abitativa - ma anche da avvocato divorzista, che queste difficoltà le vive tutti i giorni sulla viva pelle delle persone che a me si rivolgono.

Non sono opinioni, quindi, sono dati. Sempre più famiglie destinano quote significative del proprio reddito all'abitazione ed una percentuale crescente non riesce più a farvi fronte. E allora la domanda politica, prima ancora che tecnica, è questa: dov'è lo Stato? Dov'è lo Stato quando il mercato espelle le persone dalle città? Dov'è lo Stato quando l'edilizia residenziale pubblica è insufficiente rispetto alla domanda, scarsamente manutenuta, obsoleta, abbandonata? Dov'è lo Stato quando le politiche abitative diventano episodiche, frammentate, incapaci di incidere davvero? E permettetemi di dirlo con chiarezza: questo Governo non solo non ha invertito questa tendenza ma, sotto molteplici profili, ha addirittura aggravato le condizioni di disagio abitativo vissute dalle persone. Il Fondo per il sostegno agli affitti e quello per la morosità incolpevole non erano e non sono inutili orpelli, ma risorse necessarie a far sì che il disagio e l'emergenza abitativa non vadano a gravare sul bilancio autonomo delle amministrazioni locali. E non basta parlare di Piano casa se poi, nei fatti - in questo caso - per la parola “Piano” non si intende certo un programma o un progetto di ampio respiro, ma si intende quasi un avverbio di modo e sarebbe più corretto definirlo “lentamente casa” e non “Piano casa”. In questo momento in cui le famiglie fanno più fatica, avete scelto di fare un passo indietro e questo è un dato politico e non già contabile.

Colleghe e colleghi, questa proposta di legge nasce da una scelta politica netta: rimettere al centro il diritto all'abitare come diritto sociale fondamentale. Non un favore, non una concessione: un diritto. E lo facciamo con una proposta che prova finalmente a cambiare approccio. Prima di tutto si interviene sull'offerta pubblica di abitazione, perché non possiamo continuare ad accettare che l'edilizia residenziale pubblica sia marginale, insufficiente rispetto ad un fabbisogno che si misura in centinaia di migliaia di alloggi. Serve un investimento serio, strutturale, pluriennale. Per questo, si propone di istituire un fondo dedicato e, soprattutto, un programma nazionale - il programma Abita - che guarda ai prossimi 20 anni e non ai prossimi 6 mesi.

Ma attenzione, non si tratta solo di costruire nuove case. Si tratta di recuperare quelle che già esistono, spesso abbandonate, inutilizzate, lasciate al degrado. Si tratta di rigenerare le città senza consumare altro suolo, in linea con l'Agenda 2030 nell'efficienza energetica; dunque, migliorarle nella qualità urbana, investire nella qualità urbana, nell'efficienza energetica e nei servizi in una visione di sviluppo diversa, più giusta e più sostenibile.

E poi c'è il tema delle risorse pubbliche, perché troppo spesso abbiamo visto fondi stanziati e non spesi, strumenti inutilizzati, competenze frammentate. Anche su questo la proposta interviene introducendo strumenti di monitoraggio, responsabilità chiare e poteri sostitutivi per evitare che ritardi ed inerzie blocchino interventi necessari, perché non basta annunciare risorse, bisogna farle arrivare a chi ne ha davvero bisogno.

Ma c'è un altro punto decisivo che voglio sottolineare. Questa proposta guarda anche a chi oggi è fuori da tutto: troppo ricco per accedere alle case popolari, troppo povero per il mercato. Include anche situazioni nuove e spesso invisibili, come quelle dei precari, dei genitori separati, degli insegnanti, di tutte quelle categorie di cui abbiamo parlato prima ma che veramente hanno la necessità di essere viste e di non rimanere più nel cono d'ombra di quella zona grigia in cui vengono ormai relegate da anni. Vivono in condizioni di fragilità abitativa, pur avendo un lavoro e responsabilità familiari importanti. Per queste persone vogliamo introdurre strumenti concreti: un fondo di garanzia per la locazione per facilitare l'accesso alla casa, un sostegno più efficace per gli inquilini morosi incolpevoli, incentivi per ridurre i costi e migliorare la qualità degli alloggi. Sono misure che non bisogna guardare solo dal punto di vista degli inquilini, ma anche dei proprietari di casa, che avrebbero sicuramente più garanzie e, soprattutto, riuscirebbero a non vedersi privati del proprio bene a seguito di condizioni che possono essere connaturate al rapporto locativo. Ed è proprio qui che si vede la differenza: mentre il Governo taglia o riduce strumenti essenziali, noi vogliamo rafforzarli e renderli più equi ed efficaci, perché il diritto all'abitazione non può essere una lotteria sociale.

Onorevoli colleghi di maggioranza, qui si misura una differenza politica profonda: da una parte, c'è chi pensa che il mercato, da solo, possa risolvere tutto, che basti lasciar fare, che la casa sia già una merce come tutte le altre; dall'altra, ci siamo noi, che crediamo che la casa sia un diritto e che lo Stato debba assumersi la responsabilità di garantirlo. Non è una differenza tecnica, è una differenza di visione della società. Noi non accettiamo un Paese in cui si nasce e si vive con diritti diversi a seconda del reddito, non accettiamo un Paese in cui avere una casa dignitosa diventa un privilegio.

E allora questa proposta è anche un atto di opposizione: opposizione ad un modello che produce disuguaglianze, opposizione a politiche che tagliano proprio dove ci sarebbe bisogno di investire di più, opposizione all'idea che i diritti sociali siano un costo da comprimere e non un investimento da rafforzare. Ma è anche e soprattutto una proposta: una proposta per ricostruire una politica pubblica della casa, una proposta per restituire sicurezza e prospettiva a milioni di persone, una proposta per rendere questo Paese un po' più giusto.

Concludo, Presidente. Il diritto all'abitare è il punto di partenza per tanti altri diritti: il lavoro, la salute, l'istruzione. Senza una casa, tutto diventa più fragile. Allora, la domanda che dobbiamo farci oggi è semplice: vogliamo continuare a rincorrere l'emergenza o vogliamo, finalmente, affrontarla? Noi scegliamo la seconda strada e, per questo, chiediamo a quest'Aula di discutere, migliorare e approvare questa proposta nell'interesse delle persone che, fuori da qui, aspettano risposte vere.