A.C. 1949-A
Grazie, Presidente. Lo sport, da sempre, è veicolo di messaggi straordinari: basti ricordare il pugno guantato degli atleti Tommie Smith e John Carlos alle Olimpiadi di Città del Messico del 1968, al cosiddetto «disgelo del ping-pong», del tennis da tavolo, tra USA e Cina, ma anche alla cerimonia delle Paralimpiadi dello scorso anno, a Sochi, quando l'atleta dell'Ucraina sfilò da solo, portando la bandiera.
Ecco, lo sport non fa distinzione di razza, di sesso, di condizione psicofisica, perché, per seguire delle semplici regole, basta essere allenati e poter competere secondo le proprie capacità.
Ed è per questo che il Libro bianco dello sport della Commissione europea del 2007 ricorda come lo sport sia un veicolo di integrazione straordinario per gli immigrati.
In questa sede, mi piace ricordare anche l'esperienza che, ad esempio, la Liberi Nantes sta facendo per quanto riguarda l'inclusione dei richiedenti asilo attraverso una squadra di calcio. Ecco, se lo sport è veramente un mezzo di integrazione e di inclusione, come dice il Libro bianco dello sport, allora tanto più lo deve essere per i ragazzi nati in questo Paese, o cresciuti in questo Paese, che frequentano le scuole insieme ai nostri figli, insieme ai loro compagni di classe, che svolgono le attività quotidiane tutti quanti insieme, ma che poi non hanno le stesse possibilità di poter competere. Magari si possono allenare insieme, poi però non possono vedere concretamente realizzato l'effettivo risultato di questo sforzo dell'allenamento.
Io sono stata la prima atleta disabile, in Italia, a partecipare ai giochi sportivi studenteschi e, quindi, le prime gare le facevo da sola. Era molto interessante potersi confrontare con se stessi, ma ad un certo punto viene la voglia di confrontarsi con gli altri e vedere il tempo che si fa sul cronometro, la lunghezza che si salta, quanto valgono rispetto agli altri, come vengo classificato, insomma avere uno stimolo in più per potersi migliorare.
Io ho avuto l'opportunità di iscrivermi al Comitato italiano paralimpico e di cominciare la mia carriera da agonista, ma non avevo problemi di cittadinanza; era stata, fino a quel momento, una mia scelta quella di rimanere al di fuori delle gare per diversamente abili.
Ecco, io credo che questa proposta di legge sia fondamentale proprio perché abbatte una barriera e dà la possibilità a tutti i ragazzi nati nel nostro Paese di potersi confrontare e poter concludere quel percorso di inclusione, che a volte comincia in maniera splendida già nelle nostre scuole. Basti pensare, uno su tutti, all'esempio della scuola Pisacane di Roma, che è una scuola che da questo punto di vista rappresenta un modello, ma ovviamente nel nostro Paese ce ne sono tante altre.
Spero che questa proposta di legge diventi legge nel più breve tempo possibile e, quindi, il mio vuole anche essere un appello al Senato per vederla realizzata nel più breve tempo possibile.