A.C. 2613-A
Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, prendo spunto proprio dall'intervento che ha fatto nell'avvio del dibattito il relatore di minoranza Quaranta, anche per onorarlo e per il rispetto che voglio dare allo stile e al contenuto delle osservazioni che ha fatto nel corso del dibattito e anche per il fatto che è l'unico relatore di minoranza che oggi ha sentito il dovere di essere qui. Prendo spunto da tre elementi della sua relazione di apertura per controbattere e per riaffermare il senso dell'operazione che noi stiamo svolgendo. Il primo è che il relatore Quaranta ha sostenuto, nella sua relazione di apertura, che l'elezione indiretta del Senato viola i principi fondamentali della nostra Costituzione, quelli contenuti dall'articolo 1 e dall'articolo 48. Noi pensiamo esattamente il contrario, ovvero che l'elezione indiretta del Senato non violi i principi fondamentali della Costituzione, ma sia, invece, la proposta di un nuovo modello organizzativo di assetto delle nostre istituzioni e abbiamo spiegato perché lo facciamo e con quali obiettivi.
Il secondo elemento è una domanda che proprio il relatore Quaranta faceva, e cioè se l'assetto costituzionale del nostro Paese sia stato una delle cause, se questo è quello che noi pensiamo, che ha prodotto l'incapacità o l'inconsistenza – dice – del sistema politico italiano, se sia stato un freno allo sviluppo e un impedimento alla velocità con cui bisogna assumere le decisioni. Sì, è anche questa la nostra opinione: noi pensiamo che l'assetto istituzionale del nostro Paese, fermi restando – come abbiamo detto – i principi per noi inviolabili che sono nella Costituzione, nella parte I della Costituzione, il funzionamento delle istituzioni che derivano da quella Carta costituzionale può avere un assetto diverso, più produttivo, per una democrazia che possa decidere meglio, in maniera più efficiente, nell'indirizzo di un miglior servizio ai cittadini.
Infine, il terzo elemento, che mi serve per ridelineare gli elementi fondamentali del progetto che qui abbiamo portato e che difendiamo con forza: è l'idea che sempre il collega Quaranta esprime nella sua relazione iniziale, e cioè che in fondo tutto questo disegno di riforma della Costituzione serva unicamente al rafforzamento del Premier e dell'Esecutivo. Noi pensiamo che il sistema della democrazia sia una fondamentale dinamica di rapporto tra elementi della governabilità e della rappresentanza, ma di per sé l'idea di rafforzare il funzionamento della governabilità, il Governo e il Premier, se dentro il recinto – per noi sacro – dei fondamenti della rappresentanza, della rappresentanza popolare nel Parlamento, di quei meccanismi che insieme, in Commissione, abbiamo modificato, come da alcuni è stato riconosciuto, e che permettono di dire che, anche nel nuovo assetto che descrive la riforma della Costituzione, nel nostro Parlamento, esisteranno quelli quegli elementi di controllo e di bilanciamento dei poteri dell'Esecutivo, allora sì, il rafforzamento dei poteri del Governo è un elemento che serve ad un miglioramento dell'efficienza della democrazia, in un quadro di mantenimento degli elementi di controllo e di riequilibrio parlamentare.
Ho pensato di voler sottolineare questi tre punti, Presidente, Ministro, colleghi, perché proprio in questi tre punti, che legittimamente sono stati criticati da chi avversa questa riforma, si trova una legittima differenza tra noi. Noi pensiamo che, in un difficile disegno di riassetto delle istituzioni e di riforma della Costituzione, sia un elemento di possibile sviluppo del nostro Paese, entro i confini dei principi inviolabili della democrazia parlamentare, ma guardando ad un futuro di miglior funzionamento della democrazia, per il bene dei nostri cittadini, forti dell'esperienza del passato, consci dei limiti che la nostra democrazia ha avuto in passato e sapendo che sempre noi rimarremo dentro quei registri che i principi fondamentali della nostra Costituzione descrivono.