Relatore per la maggioranza sul disegno di legge n. 2679-bis-A
Data: 
Venerdì, 28 Novembre, 2014
Nome: 
Mauro Guerra

Discussione congiunta sulle linee generali 

A.C. 2679-bis-A e A.C. 2680-A

 

Grazie, Presidente. Signor Viceministro, colleghi, il Governo ha proposto al Parlamento una manovra con una precisa missione: sostenere la crescita, per imprimere quella svolta capace di portare il Paese fuori da tre anni di recessione ed ora da una condizione di stagnazione. Una condizione del tutto eccezionale e, quindi, tale da giustificare, come è stato riconosciuto anche dalla Commissione europea, in presenza di un imponente sforzo riformatore messo in campo contestualmente, dal mercato del lavoro alla scuola, dalla pubblica amministrazione alla giustizia, sino alla riforma dell'intero impianto istituzionale del Paese, da consentire e giustificare, quindi, una maggiore gradualità del percorso volto al conseguimento del pareggio di bilancio strutturale. Se il Patto è di stabilità e crescita è ormai evidente che senza crescita non si conquista stabilità finanziaria ed anzi, nonostante le manovre, peggiorano, in tutta Europa e per tutti i Paesi, i dati del debito.  Quello in campo europeo è un impegno del Governo che il Parlamento sostiene con determinazione, anche nella direzione di una revisione delle modalità del tutto convenzionali di definizione del prodotto interno lordo potenziale del cosiddetto output-gap, che se considerati in modo diverso e più corretto rispetto a quanto avviene attualmente, consentirebbero di vedere come l'Italia – uno dei pochi Paesi europei, fra l'altro, che da anni realizza un significativo avanzo primario – abbia di fatto già raggiunto il pareggio strutturale depurato dagli effetti del ciclo, permettendo così un ulteriore e prezioso margine da destinare a politiche espansive. 
Comunque, le modifiche intervenute a seguito del confronto con la Commissione europea che hanno condotto ad un riallineamento al 2,6 del deficit programmatico per il 2015, con le conseguenti modifiche per 4,5 miliardi, non hanno sostanzialmente mutato caratteristiche, peso e ruolo delle misure contenute nella manovra, capaci di muoversi nel percorso stretto tra il rispetto delle regole del deficit e le esigenze di rilancio del sistema economico del Paese. 
Nel lavoro svolto in Commissione, in una condizione di confronto ordinato, leale, anche quando è stato aspro nei contenuti, per il quale ringrazio il presidente della Commissione, i rappresentanti del Governo ed i parlamentari della Commissione stessa, a partire dai capigruppo, in quel lavoro si sono confermati non solo i saldi, ma anche l'impianto della proposta del Governo, che innanzitutto inverte, in modo importante, il trend costante di crescita effettiva del carico fiscale degli anni che abbiamo alle spalle e lo fa a partire dal lavoro, sia sul versante dei lavoratori che delle imprese. 
Una manovra, un impianto che accompagnano, poi, con misure finanziarie adeguate e coerenti le riforme avviate e che introduce elementi di equità e strumenti di tenuta e di coesione sociale in una condizione difficile del Paese. 
Nel lavoro di Commissione, insieme alla conferma della proposta del Governo, ritengo si sia riusciti a dare un contributo almeno in tre direzioni: in primo luogo, per un ulteriore rafforzamento, quantitativo e qualitativo, alle misure di promozione e sostegno della ripresa e della crescita, previste con un sistema di sgravi, incentivi agli investimenti e ad una buona e nuova occupazione, già contenute nel disegno di legge del Governo, fondato sul pilastro della riduzione del cuneo fiscale, con un imponente intervento della misura di circa 18 miliardi di euro. 
Vanno in questa direzione, tra le altre, il rifinanziamento della «legge Sabatini», il finanziamento del programma made in Italy, ma anche gli ulteriori 200 milioni annui per il 2015 e il 2016, che incrementano le risorse a disposizione per l'attuazione della delega sul lavoro e gli ammortizzatori sociali, fino alle misure per il settore agricolo che sono state approvate. 
Così come sono a sostegno del programma di riforme avviate e hanno trovato conferma ed integrazione nel passaggio parlamentare le risorse destinate a sostenere il piano della buona scuola e l'efficientamento del sistema giudiziario. 
In secondo luogo, abbiamo anche lavorato ad un ulteriore potenziamento dei profili di equità e coesione sociale contenuti nel disegno di legge, intervenendo sulla disciplina del bonus per i nuovi nati, introducendo il riferimento alla condizione economica familiare con l'ISEE, abbassando la soglia massima reddituale per avervi accesso e concentrando, quindi, le risorse sulle famiglie a reddito medio e basso. 
Lo si è fatto individuando, ad esempio, la finalizzazione delle altre risorse del fondo per la famiglia contenuto nel disegno di legge, indirizzando altri 45 milioni dello stesso fondo alle famiglie più numerose ed a più basso reddito familiare, sempre utilizzando l'ISEE, ottenendo così un maggiore effetto di sostegno. Allo stesso modo, sono stati indirizzati 150 milioni del fondo alla non autosufficienza, raggiungendo in questo modo i 400 milioni per il 2015 e destinando poi 100 milioni ai servizi territoriali per l'infanzia. Così si sono, per esempio, anche indirizzate risorse per complessivi 8 milioni al Fondo alimentare per combattere situazioni estreme di indigenza. Un insieme di misure che unite ad altre contenute nella legge contribuiscono a organizzare politiche di sostegno sociale dei consumi e di contrasto alla povertà. 
E sempre sotto il segno dell'equità sociale vanno annotati gli interventi che affrontano l'annoso problema delle penalizzazioni previdenziali o quelli destinati ai lavoratori che sono stati esposti all'amianto e ai lavoratori penalizzati previdenzialmente per aver subito processi di mobilità, non a caso interventi proposti ed approvati con il concorso di tutti i gruppi di maggioranza e di opposizione. 
In terzo luogo, infine, credo si sia dato un contributo a migliorare una caratteristica importante e nuova delle riduzioni di spesa contenute in questa legge: il tentativo di andare oltre i tagli lineari per intervenire con misure selettive di razionalizzazione, Ministero per Ministero, settore per settore, ente per ente. Con questo metodo siamo intervenuti e abbiamo cercato di intervenire in Commissione dai Ministeri ai patronati, dimezzando il taglio di risorse per esempio per questi, ma introducendo al contempo le linee di una riforma nel senso della qualità del sistema, fino agli enti locali. 
Il complesso del contributo alla manovra richiesto agli enti territoriali – mi soffermo su questo – è notevole. Lo sforzo che si coglie è quello di una definizione di obiettivi che poi lascia all'autonomia degli enti ed alla loro contrattazione con il Governo l'individuazione e l'attuazione delle modalità per il loro perseguimento. Mentre consegniamo al prosieguo del lavoro parlamentare le questioni riguardanti province e regioni, abbiamo lavorato per alleggerire l'impatto della manovra sui comuni, consentendo loro una maggiore flessibilità, gradualità ed autonomia nella gestione sia delle politiche di riduzione e razionalizzazione della spesa che in quelle di investimento. 
Consegniamo al prossimo lavoro parlamentare anche un'ulteriore riflessione sulla partita di un alleggerimento della pressione fiscale sui fondi pensione, sulla rivalutazione del TFR, sulle casse professionali e sulle fondazioni, con un impegno anche da parte del Governo ad un approfondimento, soprattutto nel segno di un'attenzione alle ragioni del sistema della previdenza complementare ed alle attività di valore sociale finanziate dalle fondazioni. 
Così come consegniamo al prosieguo del lavoro parlamentare il tema della normativa relativa ai contribuenti minimi autonomi e all'IRAP per chi non si avvantaggia dell'eliminazione importante intervenuta con il disegno di legge di stabilità della componente del costo del lavoro dall'IRAP, ma subisce l'incremento del 10 per cento rispetto alla condizione precedente. Infine, una questione ancora: emergenza. Abbiamo vissuto proprio durante la nostra discussione in Commissione giorni difficili sul piano delle emergenze ambientali. Credo che siamo intervenuti, con il Governo, incrementando di 60 milioni e portando a 200 milioni il Fondo nazionale per le emergenze, così come siamo intervenuti con un dimezzamento sui tagli e la revisione degli obiettivi di patto per i comuni colpiti da emergenze sismiche, alluvionali e di altro genere. Credo, però, che per il futuro, per i prossimi giorni, fin dalle prossime settimane e dai prossimi mesi, occorra una riflessione urgente su come mettere in campo grandi risorse per un piano nazionale di messa in sicurezza del territorio. Attiene al tema del futuro, della prevenzione di tragedie e di costi insostenibili, ma anche al tema della credibilità della politica, della ripresa della fiducia del Paese, e su questo intendo concludere: credibilità e fiducia che questa legge di stabilità prova a cominciare a ricostruire. 
Due esempi tra gli altri: da tempo si parla e si ragiona di riduzione del cuneo fiscale sul lavoro. Con questa legge di stabilità si interviene in modo significativo in questa direzione, mantenendo impegni. La vicenda del bonus degli 80 euro Irpef: al momento del suo annuncio da parte del Governo, si è creduto che non sarebbe arrivato in busta paga nei tempi previsti ed è arrivato. Poi non si credeva che divenisse effettivamente strutturale: con questa legge lo diventa. E, al di là del giudizio, che sulle singole misure e manovre può essere diverso tra le diverse forze che stanno in Parlamento, il tema della credibilità della politica e della sua affidabilità rispetto al Paese è una sfida che ci riguarda tutti, maggioranza e opposizione, e credo che oggi noi facciamo, su questo, un passo avanti.