A.C. 3365-A
Grazie, Presidente, se fossimo all'esame di avvocati o di magistratura questo intervento lo bollerebbero come non giudicabile, perché fuori tema. Più che un intervento, una discussione generale, mi pare un comizio afferente cose che non c'entrano proprio nulla con questa legge. La corruzione e i fatti illeciti non devono essere repressi perché così statuito nel codice penale, ma anche, ad oggi, soprattutto, per i riflessi che tali fenomeni producono all'economia e alle relazioni internazionali del Paese, e noi lo sappiamo bene, perché in questa direzione ci siamo mossi. Il contesto in cui si fa impresa incide, infatti, in modo sostanziale sulla possibilità di aumentare la produttività, di allocare le risorse, verso comparti e imprese più competitive. È evidente che un sistema efficiente, in cui la legalità assume un significato pregnante e reale, favorisce innovazioni, imprenditorialità, e rimuove rendite di posizione e restrizioni alla concorrenza. Come ha avuto modo di ribadire in più circostanze, il Governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, il rispetto della legalità svolge un ruolo fondamentale. La criminalità organizzata, la corruzione e l'evasione fiscale, non solo indeboliscono la coesione sociale, ma hanno anche effetti deleteri sull'allocazione delle risorse finanziarie, umane e sull'efficacia delle riforme in atto. Noi sappiamo che questi dati e questa situazione trovano conferme e riscontro anche in atti comunitari e non vi è dubbio che per affrontare tutto ciò non siano sufficienti solo norme repressive, ma ad esse devono essere accompagnate politiche di controllo e di prevenzione particolarmente incisive. Servono politiche preventive, forti, che includano norme etiche di sensibilizzazione e che consentano di avere piena ed immediata conoscenza, meccanismi di controllo, sia esterni che interni, cioè una trasparenza vera.
Fatta questa premessa mi sento di affermare che in questi ultimi anni, sebbene vi sia ancora molta strada da percorrere, per quanto riguarda il nostro Paese, alcuni passi importanti, nella giusta direzione, sono stati fatti.
La legge n. 190 del 2012 rappresenta, infatti, un provvedimento legislativo che contiene in sé principi e norme di contrasto e di indirizzo molto forti, un provvedimento a cui ne sono seguiti altri, che hanno dato ancora maggiore esecuzione a quel principio. Ricordo che è proprio a partire dalla legge n. 190 del 2012 che si è costituita l'Autorità nazionale anticorruzione, che si sono dettate specifiche misure volte alla trasparenza dell'attività amministrativa e che si è prevista una tutela del dipendente pubblico che denuncia e riferisce di condotte illecite apprese in ragione del suo rapporto di lavoro. E è con il decreto-legge n. 90 del 2014 che il Governo e il Parlamento hanno definito la funzione dell'Autorità nazionale anticorruzione, oggi guidata da Cantone, ed alla stessa hanno assegnato i poteri già in capo all'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici. Il 27 maggio di quest'anno il Parlamento ha poi approvato la legge n. 69, la legge anticorruzione, che prevede strumenti più stringenti contro il crimine, misure più repressive, più efficaci e pene più severe.
Nell'animo di chi, come me, ha approvato questi provvedimenti c’è la convinzione di essere andati nella giusta direzione, di avere aumentato da un lato la forza repressiva – pensiamo al patteggiamento condizionato e alla restituzione del maltolto – , di avere adeguato dall'altro lato le pene alla grande disapprovazione sociale di questi fenomeni delittuosi, di avere assegnato all'Autorità nazionale anticorruzione poteri necessari ed importanti per contrastare in via preventiva il fenomeno della corruzione, nonché un potere di intervento più ampio ed integrato per quanto riguarda le funzioni finalizzate ad assicurare un'azione coordinata nell'attività di controllo, di prevenzione e di contrasto.
Questo è sufficiente ? Tutto ciò riuscirà a ridurre l'odioso e grave fenomeno della corruzione generale e dell'illegalità ? Sono domande alle quali solo il tempo potrà dare un'efficace risposta. È importante, però, che la politica e le istituzioni non si fermino. È in questo quadro che si inserisce la discussione di questa legge whistleblowing, sulla tutela dei dipendenti che segnalano illeciti. Ebbene sono già quasi 250 anni da quando Benjamin Franklin, il primowhistleblower della storia, denunciò il governatore del Massachusetts per accordi tra il Governo inglese contro i coloni americani. Ebbene, dopo 250 anni, a me pare che il nostro Paese abbia fatto dei passi importanti con la legge n. 190 del 2012 e oggi con questa riforma.
Io non sono assolutamente d'accordo su quanto ha detto il collega sul lavoro fatto dalla Commissione perché, se noi andiamo a rileggere le audizioni, ci dicono che siamo andati proprio nella direzione giusta, probabilmente migliorabile, ma nella direzione giusta. Cantone, che viene citato anche da chi ha voluto criticare questa proposta di legge, dice che la normativa internazionale, nonché le raccomandazioni autorevoli dei tavoli internazionali ai quali l'Italia partecipa, non distinguono tra sfera pubblica e sfera privata, intendendo che l'istituto del whistleblower debba applicarsi ad entrambe le situazioni. E, ancora, dice che il completamento del sistema normativo andrebbe realizzato attraverso una modifica della legge n. 190 del 2012, eventualmente anche in raccordo con la disciplina di cui al decreto legislativo 8 giugno 2001 n. 231, cioè recante responsabilità amministrative da reato, e quindi non attraverso una legge asistematica e non interna ad un piano normativo già previsto. E, ancora, è la Confindustria che ci dice nell'audizione che noi abbiamo fatto nelle varie Commissioni, che è l'occasione per raccordare la nuova disciplina con la responsabilità amministrativa degli enti e sarebbe opportuno prevedere che il sistema di tutela del segnalante adottato venga valutato ai fini del giudizio di idoneità del modello organizzativo del decreto legislativo n. 231. Ma ci dicono anche degli aspetti di criticità delle quali la Commissione doveva e non poteva non tenere conto, perché altrimenti non si fanno le audizioni: non si fa nulla, si fa autonomamente un processo legislativo. Ma, quando si fanno le audizioni, di queste bisogna tenere conto. E ci dice che il concetto di buona fede, così com'era introdotto nella legge, era un concetto molto opaco non specificato. E ci dice ancora in queste audizioni che le garanzie di protezione del segnalante devono essere equilibrate, anche con una deterrenza rispetto a denunce non fondate e soprattutto considera essenziale realizzare un contemperamento appunto tra l'esigenza di introdurre un'efficace tutela dei whistleblower e quella di salvaguardare l'autonomia degli operatori economici.
Quello che viene portato oggi in esame è un testo che certamente è coordinato ed inserito nel sistema ed è certamente una norma di cui parla il decreto legislativo n. 231. Ed è certamente un testo, questo sì, più equilibrato, nel quale vi sono garanzie e contrappesi trawhistleblower e denunce temerarie. Certo, c’è un concetto maggiormente specificato di buona fede da parte di chi denuncia, ma io credo che, sotto questo profilo, l'Aula con una discussione attenta potrà ulteriormente migliorare questo testo. Infatti dobbiamo andare in una direzione di maggiore tutela, ma anche di maggiore attenzione.
Credo che gli emendamenti che sono stati presentati e che hanno, a dire del MoVimento 5 Stelle, stravolto questa proposta di legge – che poi in realtà è un alto progetto di legge che mi vede anche cofirmatario –, abbiano fatto un buon lavoro, proprio nella direzione che ci è stata enunciata da coloro che sono venuti in Commissione a darci un'indicazione. Non voglio ripercorrere gli articoli di legge, perché bene ha fatto il relatore. Cosa si può fare ? Io credo che la discussione, se è una discussione vera, potrà migliorare questo testo. Non dobbiamo fare dei comizi in quest'Aula: dobbiamo cercare di fare i legislatori per migliorare i testi che ci vengono portati in esame. Noi abbiamo una disponibilità a valutare proposte emendative per migliorare questo testo. E cosa non si deve fare ? Presidente, noi non dobbiamo riempirci gli occhi di demagogia. Penso a quello che la relatrice Businarolo ha lanciato alla stampa, che il Partito Democratico è dalla parte dei corrotti. Io ricordo al Movimento, al quale appartiene questo collega, che, quando si è votato in quest'Aula sull'anticorruzione, quando si è votato il voto di scambio politico mafioso, quando si è deciso di introdurre il reato di autoriciclaggio e di falso in bilancio, il Partito Democratico ha votato a favore e il MoVimento 5 Stelle ha votato invece contro questi provvedimenti. Quindi, quando si parla di trasparenza e di decisione nell'indicazione della direzione delle leggi, si deve tenere conto che poi queste passano attraverso le scelte in quest'Aula. Noi eravamo a favore di queste cose, voi eravate contro, come sempre lo siete stati. E allora, quando si antepone la pubblicità e la progressione personale rispetto agli interessi del Paese, si commette uno sbaglio.
Così come è uno sbaglio pensare sempre di avere in tasca la verità. Faccio un riferimento e faccio un esempio ai colleghi del MoVimento 5 Stelle: poche settimane fa plaudivano e irridevano il Parlamento, dicendo che l'introduzione del falso in bilancio è stata una cattiva norma, perché era una norma che prendeva in giro la magistratura, perché la magistratura aveva sconquassato quella norma realizzata e approvata dal Parlamento. Ricordo a questi colleghi che bisogna essere pazienti e pensare che la verità non è sempre nelle proprie tasche. È proprio di queste ore – parlo di qualche giorno fa – una sentenza nuova dalla Corte di cassazione, della V sezione, proprio la stessa a cui facevano riferimento questi colleghi, che dice: sul falso in bilancio avete fatto bene, quella norma si applica anche quando non si riferiscono solamente i fatti materiali, ma anche quando si parla di elementi valutativi. Quindi, bisogna avere più prudenza e sapere che, a volte, la pazienza e l'attenzione delle norme fanno fare dei passi in avanti.
Il PD ha imboccato una strada di vero cambiamento, per le leggi sulla giustizia contro i corrotti, per rimuovere una profonda illegalità, che nel Paese sussisteva e della quale noi credo ci dobbiamo fare carico, come una colpa collettiva, non come una colpa di partito, perché questa non ci appartiene. Credo che sotto questo profilo il PD ha imboccato una strada vera, una strada forte, perché parlano gli atti approvati, non sono comizi nelle piazze.
Ebbene, io credo che governare questo Paese significa assumersi le responsabilità delle scelte, proprio quello che noi abbiamo fatto, quello che stiamo facendo e che faremmo anche con questo provvedimento di legge. Noi ci assumiamo le responsabilità, noi non fuggiamo di fronte a fatti incresciosi che sono accaduti e ce ne assumiamo la responsabilità, cercando di cambiare le leggi che non funzionano. Questo il Movimento Cinque Stelle non lo ha fatto, non lo ha fatto ieri, non l'ha fatto oggi e presumo che con gli interventi di quest'oggi ci dica anche che non lo farà neanche domani.