Discussione sulle linee generali
Data: 
Lunedì, 8 Giugno, 2015
Nome: 
Vanessa Camani

 A.C. 2977-A

 

Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor sottosegretario, il disegno di legge in esame, così come previsto dalla legge n. 234 e come specificato anche dal presidente Bordo, contiene una serie di norme di diretta attuazione volte a garantire l'adeguamento dell'ordinamento nazionale all'ordinamento europeo, con particolare riguardo ai casi di non corretto recepimento della normativa europea. 
È un insieme normativo complesso ed articolato che si sostanzia in interventi diversi, in settori diversificati ed eterogenei, ma che si propone come finalità principale quella di offrire una risposta efficace alle procedure di infrazione, o almeno ad alcune di esse, che sono attualmente a carico del nostro Paese. 
Questo provvedimento, dunque, si inserisce pienamente nello sforzo che Governo e Parlamento stanno cercando di portare avanti di concerto per una riduzione significativa e continua delle procedure di infrazione aperte nei nostri confronti dalla Commissione Europea accumulati in anni ed anni di immobilismo. 
Seppure è vero, infatti, come ricordava il sottosegretario in audizione alla XIV Commissione, che la questione delle infrazioni vive di accelerazioni al rialzo ed al ribasso dovute alla consuetudine di aprire e chiudere procedure a pacchetto, è altrettanto evidente che il nostro Paese abbia avuto, ed ha ancora, la necessità di impiegare il massimo sforzo per rispondere con sempre maggior celerità e maggiore efficacia ai rilievi della Commissione Europea. 
È perciò importante rilevare, in questo senso, come gli ultimi due Esecutivi si siano fortemente impegnati nel presentare in modo puntuale i disegni di legge in Parlamento in modo tale da contribuire in maniera significativa alla riduzione sistematica del contenzioso europeo. 
Secondo l'ultimo aggiornamento fornito dal Dipartimento delle politiche comunitarie, infatti, il numero di procedure di infrazione pendenti a carico dell'Italia si attesta a 97 casi, di cui 74 per violazione dei diritto dell'Unione e 23 per mancato recepimento di direttive. Il numero in termini assoluti rimane oggettivamente ancora molto alto, ma analizzando il trend degli ultimi anni emerge chiaramente la tendenza alla riduzione. 
Anche il fatto di aver scelto di utilizzare pienamente le novità introdotte in questo senso dalla legge n. 234 del 2012 rappresenta una decisione certamente faticosa ma, a nostro avviso, molto produttiva. Mi riferisco, da un lato, alla scelta di utilizzare sia la legge europea sia la legge di delegazione allo scopo di dividere il momento del recepimento delle direttive da quello più stringente relativo al superamento delle procedure di infrazione o della fase pre-contezioso di U-Pilot e, dall'altro, alla volontà di avvalersi di due medesimi provvedimenti nel medesimo anno. 
Non possiamo, dunque, a tale proposito che esprimere un profondo apprezzamento per la volontà del Governo di voler procedere anche per il 2014 alla presentazione di altri due provvedimenti di delegazione europea e di legge europea per il secondo semestre del 2014. 
Se, dunque, la progressiva riduzione del contenzioso europeo rappresenta una finalità strategica del Governo per il Paese, da questo punto di vista la legge europea non può, e non deve, essere considerata limitatamente come un semplice intervento tecnico, ma anche come un efficace strumento politico attraverso cui gli obiettivi, i principi, i valori che stanno alla base del processo di integrazione europea si traducono in misure concrete. 
La scelta fondante del Governo, fortemente sostenuta dal Partito Democratico, di impegnarsi con rigore e determinazione in questo percorso, come dimostra l'annunciata doppia presentazione di legge europea e di legge di delegazione, rappresenta uno strumento decisivo per la piena ed effettiva attuazione delle politiche europee. 
L'impegno dell'Italia nel percorso di legittimazione delle istituzioni comunitarie si traduce anche nel rendere tangibile la capacità dell'Europa di rispondere meglio dei singoli Stati membri alle aspettative dei cittadini. 
Questo provvedimento ha, dunque, anche la funzione di consentire ai cittadini italiani di poter beneficiare dei maggiori diritti e delle migliori garanzie che le normative europee prevedono. In questo senso, la capacità delle istituzioni nazionali di dare attuazione alla normativa o agli indirizzi europei risulta fondamentale per la costruzione della Comunità europea, elemento imprescindibile nel percorso di integrazione comunitaria. 
La volontà di voler definire con sistematicità il contenzioso europeo è confermata anche dalla decisione di intervenire con questo provvedimento non solo sui casi di infrazione, in cui il Governo ha riconosciuto la fondatezza dei rilievi mossi dalla Commissione europea, ma anche sui casi di procedure di pre-infrazione, cioè all'interno di quel sistema di comunicazione e cooperazione tramite il quale la Commissione trasmette le richieste di informazione agli Stati membri al fine di assicurare la corretta applicazione della legislazione europea, senza dover necessariamente ricorrere all'apertura di una vera e propria procedura di infrazione. La decisione, dicevo, di intervenire per via normativa in questa fase di confronto conferma l'approccio collaborativo del Governo nei confronti delle istituzioni comunitarie. 
Nello specifico, il provvedimento in questione affronta e si propone di risolvere un numero rilevante di procedure aperte e, cioè, giusto per riportare i dati effettivi sulla base dell'ultimo testo uscito dalla Commissione, in particolare 14 procedure di infrazione e 9 casi U-Pilot, per un totale di 28 casi di contenzioso. 
In particolare: al capo I si interviene in materia di libera circolazione delle merci con disposizioni che favoriscono la libera concorrenza nel mercato unico europeo e con disposizioni di politica commerciale; al capo II si interviene in materia di libera circolazione di persone, servizi e capitali, introducendo principi per la semplificazione e la trasparenza; al capo III si interviene in materia di giustizia e sicurezza, precisando alcune previsioni previste relative alla cosiddetta direttiva rimpatri; al capo IV si interviene in materia di trasporti; al capo V si interviene in materia di fiscalità e aiuti di Stato, intervenendo in riferimento alla disciplina dell'IVA e per garantire una maggior trasparenza in riferimento al monitoraggio degli aiuti di Stato; al capo VI si novella la disciplina in materia di lavoro e di politiche sociali, estendendo alcune tutele ai lavoratori, per esempio a quelli dei cantieri temporanei e mobili o al lavoro marittimo e, dall'altro, intervenendo sulla disciplina del cumulo dei periodi assicurativi; al capo VII si interviene in materia di salute pubblica e di sicurezza alimentare; al capo VIII si interviene in materia ambientale.
In questo senso, si torna a quell'auspicio di risolvere definitivamente le relative procedure di contenzioso sulla disciplina relativa alla cattura di uccelli a fini di richiamo, vietando l'utilizzo delle reti, e sulla questione relativa al commercio di specie di uccelli viventi, prevedendo che il divieto di commercializzazione riguardi gli esemplari di tutte le specie di uccelli europei tutelate dalla direttiva 2009/147. 
Al capo IX si interviene in materia di energia e, in particolare, da un lato, in materia di stoccaggio di scorte di prodotti petroliferi e, dall'altro, con alcune disposizioni finalizzate alla corretta attuazione del terzo pacchetto energia. 
Inoltre, a questo proposito, preme segnalare che, in fase di discussione in Commissione, è stato accolto un emendamento proposto dal MoVimento 5 Stelle volto a superare la procedura di infrazione n. 2014/2284, che concerne l'incompleto recepimento della direttiva 2012/27 sull'efficienza energetica. 
Voglio sottolineare questo episodio perché evidentemente anche il MoVimento 5 Stelle, quando non è preso dalla vervepolemica dell'Aula, e cioè all'interno della Commissione, riesce tranquillamente e senza grosse difficoltà a fornire dei suggerimenti utili alla discussione e ai contenuti del provvedimento. 
In questo caso in particolare, pur riconoscendo che le disposizioni previste dal testo emendativo corrispondono alle richieste della Commissione europea nella procedura di infrazione, va ricordato l'impegno del Governo, assunto appunto in Commissione, di voler predisporre un decreto legislativo ad hoc per poter corrispondere più compiutamente ai rilievi della Commissione a tale riguardo. 
Il capo X è in materia di protezione civile e, infine, il capo XI contiene importanti provvedimenti che modificano la legge n. 234. 
Un provvedimento, dunque, come sottolineato in precedenza, complesso e articolato che arriva oggi in Aula a seguito di un lavoro approfondito e rigoroso avvenuto nella Commissione referente e in tutte le Commissioni chiamate ad esprimersi; un lavoro, dicevo, che ha prodotto un testo certamente migliorato rispetto alla formulazione iniziale, arricchito dal contributo costruttivo di molte forze politiche, dal gruppo del Partito Democratico certamente, ma anche dagli interventi del MoVimento 5 Stelle, di Sinistra Ecologia Libertà, che ha prodotto un risultato certamente positivo anche grazie alla disponibilità del Governo e del sottosegretario Gozi in particolare di voler sempre ricercare insieme a tutti le soluzioni migliorative. 
Ho già citato, a questo proposito, l'intervento emendativo in riferimento all'articolo 22 sull'efficienza energetica, ma vorrei ricordare anche il lavoro di confronto concertato tra Governo e Parlamento in riferimento all'articolo 5, relativo ai costi amministrativi a carico dei fornitori di servizi di comunicazione elettronica. Un lavoro che ha condotto ad un ottimo livello di mediazione pervenendo a modifiche migliorative del testo con particolare riferimento alla questione dei diritti d'uso delle radiofrequenze AM e la rimodulazione dei relativi contributi. 
Con questo atto dunque, nella cornice politica descritta, si prosegue nel percorso di recupero di credibilità e di affidabilità in sede europea intrapreso dal nostro Paese. 
La serietà, la velocità e la costanza con cui l'Italia gestisce il contenzioso comunitario rappresentano un elemento fondamentale per aumentare la nostra influenza nei rapporti della Comunità europea. Sono, infatti, numerosi i fronti aperti sui quali l'Unione è chiamata oggi a misurarsi e la capacità dell'Italia di esercitare in questa fase un ruolo da protagonista sarà determinante. 
Appare evidente che la domanda di forte cambiamento che si leva dai cittadini europei, incrociata con la violenta crisi economica e con lo scenario internazionale caratterizzato da forte instabilità, impongono alle istituzioni europee un radicale cambiamento. 
L'impegno del nostro Paese, cominciato con la Presidenza italiana, per cercare di tradurre le tensioni in atto in una comune e positiva volontà di riscatto è stato ed è tanto più efficace quanto più saremo in grado di rafforzare la nostra credibilità e la nostra affidabilità in Europa. 
Crescita ed investimento stanno diventando le nuove parole chiave del dibattito europeo. Anche grazie all'impulso italiano, è stato possibile trovare un vasto concorso su una nuova strategia e un nuovo approccio nella politica economica dell'Unione europea. Ma la ripresa non è ancora consolidata e il rilancio della crescita e dell'occupazione in Europa può realizzarsi solo attraverso una serie di misure rigorose su cui si impegnano tutti gli Stati membri. 
L'Italia intende continuare a fare la sua parte e l'approvazione di questa legge europea, così come il percorso fatto di riforme strutturali, di incentivi al lavoro, di politiche di sostegno agli investimenti, sono gli strumenti con cui l'Italia vuole dimostrare tutta la sua serietà e la sua determinazione. 
Non è un caso, infatti, che molti dei settori sui quali si interviene con questi provvedimenti siano anche gli ambiti nei quali l'Italia in questi mesi ha speso le maggiori energie. In primo luogo, con l'impegno sistematico per reindirizzare l'Unione europea verso l'economia reale, al fine non soltanto di aumentare la competitività, ma anche per combattere l'esclusione rafforzando la dimensione sociale dell'Unione monetaria europea. E da qui, il contributo alla revisione della strategia Europa 2020 e la promozione di una politica industriale che privilegi la piccola e media industria, la tutela della proprietà intellettuale e la valorizzazione della qualità dei prodotti. 
In secondo luogo, l'Italia ha garantito un sostegno politico forte per migliorare la capacità di risposta e di intervento dell'Unione su tutti i principali teatri di crisi del vicinato europeo, con uno sguardo attento e preoccupato sul versante orientale. 
E ancora: in tema di politica economica e finanziaria, con il protagonismo dell'Italia nel garantire un giusto equilibrio tra la disciplina di bilancio, da un lato, e le esigenze di crescita, occupazione e coesione dall'altro. Con la consapevolezza che le possibilità di ripresa passano anche attraverso la capacità degli Stati membri di rafforzare la competitività e il mercato unico europeo per costruire un clima più favorevole alle opportunità di investimento. 
Da questo punto di vista, sono fondamentali gli interventi volti ad armonizzare la fiscalità europea, con particolare riguardo al miglioramento del sistema dell'IVA, al fine di renderlo più solido e più semplice per gli operatori economici. E poi, vi è il grande tema del Mediterraneo e dei fenomeni migratori, in cui, proprio in questa settimana, l'Italia sta giocando una partita fondamentale, con la necessità di investire per un coinvolgimento pesante dell'Unione all'interno di un approccio integrato, che ne affronti le cause nei Paesi di origine e di transito e che ne sostenga le implicazioni in termini di politica estera e di sicurezza. 
Infine, il grande tema dell'inclusione. Oggi è fondamentale che le istituzioni comunitarie mantengano alta l'attenzione rispetto agli aspetti sociali delle riforme in campo. Questa, dunque, è la posta in gioco: la sfida sulle politiche per la crescita, la necessità di aumentare le risorse europee per l'occupazione, le politiche in favore di una comune politica estera e di difesa, le politiche per il Mediterraneo e l'agenda europea per l'immigrazione. Questi sono i tavoli su cui l'Italia dovrà misurarsi nei prossimi mesi. 
La nostra volontà è che a questi appuntamenti l'Italia arrivi forte della credibilità che merita, una credibilità che risulterà fondamentale proprio per incidere in maniera determinante nella fase ascendente della formazione della decisione e che ci guadagneremo se riusciremo ad approvare velocemente ed efficacemente questa legge in discussione oggi.