A.C. 2977-A
Grazie Presidente, colleghe e colleghi, oggi ci accingiamo ad approvare il disegno di legge europea 2014 che consente la chiusura di 23 procedure, di cui 14 infrazioni e 9 casi di pre-infrazione e che porta il numero complessivo dalle 97 attualmente pendenti a meno di 80. Tenendo conto che da sempre l'Italia è stata il fanalino di coda in Europa per il numero di procedure di infrazione, la situazione attuale del contenzioso, scesa sotto i cento casi, è un dato incoraggiante, anche se non dobbiamo abbassare la guardia. Da rilevare che con gli ultimi Esecutivi è stato fatto uno sforzo notevole, sia per presentare in modo puntuale i disegni di legge al Parlamento, per anni in costante ritardo, sia per far scendere i numeri esorbitanti di casi di contenzioso, oscillanti sempre fra le 150 e le 200 procedure a carico dell'Italia, con riferimento al non corretto recepimento o al mancato adempimento della normativa europea.
Gli ultimi Governi hanno utilizzato a pieno le novità introdotte dalla legge n. 234 del 2012 che riforma il processo di partecipazione e di adeguamento del nostro Paese alla formazione del diritto europeo per ciò che attiene alla fase ascendente e discendente. Un indubbio miglioramento è frutto della previsione di uno sdoppiamento della cosiddetta legge comunitaria in due provvedimenti distinti, la legge di delegazione europea e la legge europea, allo scopo di dividere il momento del recepimento delle direttive da quello più stringente relativo al superamento delle procedure di infrazione o della fase di pre-contenzioso di EU Pilot, insieme all'introduzione della facoltà di avvalersi di due provvedimenti nel medesimo anno, facoltà di cui il Governo si sta avvalendo e che sta dando buoni risultati.
Il provvedimento che ci accingiamo ad approvare riguarda ambiti molto diversi. Come abbiamo visto, reca, infatti, disposizioni in materia di libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali, giustizia, sicurezza e trasporti; tratta di fiscalità, dogane e aiuti di Stato; interviene in materia di lavoro, politica sociale, salute pubblica e sicurezza alimentare; tratta di disposizioni ambientali, di energia e di protezione civile. È un provvedimento che si inserisce in un percorso virtuoso di adeguamento del nostro ordinamento a quello europeo, mediante la riduzione delle infrazioni e pre-infrazioni pendenti nei confronti del nostro Paese, avviato in questa legislatura. Si tratta di un percorso virtuoso perché la chiusura di queste procedure non è un mero atto burocratico, ma presuppone, per ognuna di esse, la capacità di riformare un tassello del sistema Paese. È virtuoso perché ogni procedura di infrazione che si chiude è una battaglia vinta nel percorso di abbattimento e contenimento dei costi.
Si tratta, dunque, di un risultato di grande rilievo che, tuttavia, impone una riflessione sulle ragioni per cui, malgrado la tempestiva approvazione della legge europea e di quella di delegazione, non si riesce a ridurre in misura ancora più drastica e stabile le infrazioni pendenti. L'esperienza dimostra come i ritardi o le lacune nell'attuazione della normativa europea siano ascrivibili solo in minima parte ad inerzia del legislatore o delle amministrazioni statali e regionali competenti. Nella gran parte dei casi, le difficoltà nel recepimento riflettono in realtà, sia la difficoltà a dare attuazione, in tempi relativamente brevi, a provvedimenti europei complessi, sia il conflitto tra norme europee, da un lato, e l'ordinamento e gli interessi nazionali, dall'altro. Questi fattori di criticità sono rivelatori di quello che costituisce il reale problema strutturale della partecipazione italiana all'UE: la mancanza di continuità tra la fase di formazione della normativa europea e quella di attuazione. Solo intervenendo in modo sistematico nella formazione della normativa europea possiamo essere preparati quando si tratta di attuare la stessa normativa nel nostro ordinamento e soprattutto possiamo evitare che essa non tenga in alcuna considerazione la specificità del nostro ordinamento e del nostro sistema produttivo. In coerenza con questa logica, va sottolineato che nel presente provvedimento sono inserite, all'articolo 27, disposizioni volte a garantire un più efficace funzionamento del Comitato interministeriale per gli affari europei, incaricato dalla legge n. 234 del 2012 di coordinare la formazione della posizione nazionale nel processo decisionale europeo. Alla stessa logica di prevenzione delle infrazioni risponde la costituzione, con l'articolo 25, del Fondo per il recepimento della normativa europea, con l'obiettivo specifico di consentire il tempestivo adeguamento dell'ordinamento interno agli obblighi imposti dalla normativa europea.
Mi fa dunque piacere sottolineare che con l'approvazione di questo disegno di legge europea si compiono concreti e significativi passi perché l'attuazione della normativa europea non sia più intesa come un adempimento quasi burocratico da espletare all'ultimo momento sotto minaccia di condanna pecuniaria della Corte di giustizia. Essa costituisce al contrario una grande opportunità, tenuto conto che in non pochi casi la normativa europea – che viene elaborata secondo un preciso indirizzo strategico – ci impone di attuare vere e proprie riforme di sistema – si pensi al caso di interi settori della normativa ambientale o alla disciplina degli appalti – o di ammodernare istituti giuridici oramai vetusti.
Cogliere pienamente queste opportunità e partecipare più attivamente alla formazione della normativa europea contribuisce a rendere maggiormente credibile il nostro Paese; aiuta l'Italia a svolgere un ruolo più attivo e attendibile in sede europea e ad essere in condizione di imprimere un cambio di direzione all'Europa, favorendo una rinnovata autorevolezza del nostro Paese.
Con una rinnovata e rafforzata credibilità possiamo incidere meglio su battaglie importanti di interesse nazionale e sovranazionale, come quelle sulle politiche per la crescita e la coesione sociale, per l'aumento di risorse europee per investimenti e occupazione, in favore di una politica estera e di difesa comuni, per la promozione di azioni in favore del Sud Europa e del Mediterraneo, per far maturare la consapevolezza della necessità di un'assunzione di responsabilità comuni sull'immigrazione; per rafforzare, in altre parole l'Europa dei diritti e delle opportunità.
Proprio perché l'approvazione del disegno di legge europea è un passo concreto che il Governo in raccordo con il Parlamento stanno facendo in questa direzione, annuncio a nome del Partito Democratico il voto favorevole.