A.C. 2093-B
Signor Presidente, il collega Bratti che ha seguito assieme al collega Borghi come relatore il provvedimento ha già illustrato per linee generali un provvedimento che è molto esteso, perché stiamo parlando di 79 articoli che affrontano molti temi su cui abbiamo lavorato a lungo trasversalmente in Commissione, introducendo molti miglioramenti. Qualcosa forse si poteva fare di meglio ma, insomma, la perfezione è nemica del bene. Credo che ai cittadini questo provvedimento arriverà, come ha ricordato il collega Bratti, per delle cose che erano sentite fortemente in alcuni mondi, ne ha già nominati alcuni il collega Bratti: l'infortunio in itinere, le cicche di sigaretta. Insomma, spesso l'informazione si concentrerà sulle cose un po’ più particolari ma ci sono cose anche altrettanto importanti, penso al credito di imposta sulle bonifiche di amianto, al fondo per l'abbattimento dell'abusivismo edilizio, alle misure per contrastare le cosiddette «carrette del mare», cioè l'inquinamento marino prodotto da vecchi vascelli che rischiano di danneggiare le nostre acque, alla norma che finalmente viene introdotta sulla impignorabilità degli animali di affezione. Il cuore del provvedimento – sono di nuovo d'accordo col collega Bratti – è il tema dell'economia circolare, io aggiungo della sharing economy, che si incrociano in molte misure di questo provvedimento. Ricordo che siamo all'indomani di Parigi, siamo in un momento in cui il Po è in secca, nelle montagne non c’è neve e le nostre città hanno una situazione di sofferenza fortissima dal punto di vista dell'inquinamento. La spinta che viene da Parigi – non solo per l'accordo impensabile qualche anno fa che ovviamente non è risolutivo rispetto al rischio dei mutamenti climatici ma rappresenta una inversione di rotta formidabile per tutto il mondo – è ragionare su una nuova economia. Questa nuova economia sarà un'economia basata sull'innovazione, sulla ricerca, sulla conoscenza e, per quanto riguarda il nostro Paese, anche sulla qualità e sulla bellezza, ma richiede la mobilitazione delle istituzioni, della società, delle imprese ma molte delle misure che sono presenti in questo provvedimento – che non è risolutivo, è chiaro che per capirci per affrontare il tema della green economy dovremmo agire a trecentosessanta gradi, dai meccanismi fiscali alla stessa legge di stabilità, a me piacerebbe che la legge di stabilità l'anno prossimo avesse il segno di una sfida su una nuova economia, un'economia a misura d'uomo, ci sono anche in questa legge di stabilità delle cose ma si può fare di più anche sul campo della riforma fiscale – hanno questo segno: dare il segnale forte sull'economia circolare, ad esempio con il recupero dei materiali, adesso molte volte siamo in un situazione contraddittoria in cui il recupero del materiale è scoraggiato non solo dal basso prezzo del petrolio per alcuni aspetti ma anche dall'incenerimento perché diventa più conveniente bruciare alcuni materiali anziché recuperarli. Lo spazio al protagonismo dei cittadini, il collega Borghi in particolare si è battuto sulla green community, cioè la possibilità per comunità che vivono in montagna e in aree minori di organizzarsi per liberarsi dei fossili e fare politiche ambientali avanzate; i contratti di fiume; i sistemi efficienti di utenza, nella legge c’è un passaggio importante.
Infatti, si allarga la possibilità per le imprese di autoprodursi l'energia con maggiore efficienza e, quindi, dando una mano all'avanzamento di un sistema elettrico che deve allontanarsi sempre più dallo spreco e dalle energie fossili. Il compostaggio è – da non sottovalutare – una finestra che si apre sullo scambio di beni. Nelle Marche, il collega Carrescia, nella sua vita precedente, ha lavorato a un'esperienza, che io trovo bellissima – il progetto si chiama «Secondlife» –, ossia il recupero di elettrodomestici che andavano in rottamazione e che adesso vengono rimmessi al consumo e addirittura, a volte, con delle innovazioni tecnologiche rispetto a quando erano stati prodotti.
Questo insieme di economia è una grande opportunità per l'Italia, perché non abbiamo, nei cromosomi, la capacità di produrre con maggiore efficienza. Siamo un Paese povero di materie prime. Pochi lo sanno, ma, nonostante l'arretratezza di tante parti del nostro Paese, nonostante la Terra dei fuochi, nonostante le raccolte differenziate che non esistono in alcune aree d'Italia, come la Sicilia, noi siamo i primi in Europa nel recupero di materiali. Recuperiamo più materie prime dei tedeschi: 25 milioni di tonnellate all'anno. I tedeschi nel recupero 23 milioni, nonostante abbiano un'economia più forte della nostra. Questo significa anche un fortissimo risparmio in termini di energia e di emissioni di CO2.
C’è una bellissima frase di Victor Hugo, che dice: «C’è una cosa più forte di tutti gli eserciti del mondo e questa è un'idea il cui momento è giunto». Io penso che è giunto il momento di una nuova economia, di un'economia in cui l'Italia può affermare, con forza, il suo punto di vista.