Illustrazione proposte emendative
Data: 
Martedì, 28 Aprile, 2015
Nome: 
Rosy Bindi

A.C. 3-bis-B ed abbinate

Grazie, Presidente. Voglio ricordare volentieri che questo intervento, come quelli che mi hanno preceduto e mi seguiranno, è possibile grazie a quello che tra noi definiamo il «lodo Iotti», quindi mi viene spontaneo rivolgere un ricordo e un pensiero a una donna che ha presieduto questa Camera con grande fermezza, grande rispetto delle istituzioni e grande passione politica (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà e di deputati del gruppo Partito Democratico). 
Ho chiesto di intervenire perché credo ci siano dei momenti nella nostra vita personale, così come la nostra vita politica e parlamentare, che finiscono per assumere un significato particolarmente importante, anche nostro malgrado. Quindi, credo che sia giusto lasciare nei verbali, nei resoconti di questa Camera alcuni pensieri, ma anche alcuni sentimenti, alcune emozioni che ci attraversano e mi attraversano in questo momento. 
Ponendo la fiducia sulla legge elettorale il Presidente del Consiglio ha detto: il Parlamento ha il diritto di mandarmi a casa se vuole, la fiducia serve a questo. Sì, il Parlamento ha il diritto di mandare a casa il Governo, ma il Governo non ha il diritto di impedire la discussione del Parlamento sui singoli provvedimenti. Credo che riflettere su questo punto sia molto importante. Vedete, la mia difficoltà principale in questa che ritengo la mia ultima legislatura è di trovarmi in un gruppo parlamentare, il mio, con il quale non riesco a condividere la serietà e gravità delle cose che accadono. Io ho iniziato nel 1994, quando Berlusconi aveva vinto le elezioni contro ogni previsione, quelle elezioni che noi Popolari, che avevamo rotto con una Democrazia Cristiana corrotta nella sua ultima fase, ma non certo con i suoi ideali, e lo schieramento dei Progressisti, che in maniera miope non si vollero unire in quelle elezioni, lasciammo il passo a Berlusconi, la Lega, Alleanza Nazionale, con un Governo che di lì a sette mesi crollò, ma che diede inizio ad una fase in cui sono avvenute molte cose che hanno cambiato profondamente la vita del nostro Paese. Quel cambiamento è sempre avvenuto in presenza di una forte opposizione e di una forte consapevolezza delle cose che stavano accadendo, perché era grave che si approvassero leggi elettorali a maggioranza, che si cambiasse la Carta costituzionale a colpi di maggioranza, che si stravolgessero gli elementi fondamentali della vita di questo Paese, che non erano solo le sue istituzioni, ma che era anche la visione della sua democrazia, fatta di partecipazioni, di parti sociali, di partiti. Anni nei quali abbiamo assistito alla denigrazione del partito, dei politici di professione, del sindacato, ma in questi anni non è mai mancata un'opposizione, tanto è vero che questa opposizione ha anche vinto qualche volta le elezioni ed è anche riuscita a rimediare a quelli che io consideravo danni gravissimi che la destra stava facendo a questo nostro Paese. Non solo per gli atti normativi, ma soprattutto per il tipo di comunicazione, di narrazione che aveva iniziato nella vita di questo Paese. 
La mia amarezza più grande di questa fase è far parte di un gruppo nel quale non si coglie la tragicità di approvare una riforma di una Costituzione con mezzo Parlamento vuoto, con voti che non raggiungono la maggioranza assoluta. Così abbiamo modificato la Costituzione, mandandola al Senato nell'ultima lettura, perché il Governo, anche in quella circostanza, ha assunto degli atteggiamenti di imposizione, dicendo che non si poteva cambiare, a parte sentirsi dire oggi che potrebbe cambiare di nuovo il Senato, quando ci si è impedito di apportare alcune piccole modifiche che avrebbero sicuramente migliorato la riforma. Di non cogliere la gravità dell'approvazione di una legge elettorale con una maggioranza che è addirittura inferiore a quella che sostiene il Governo, quando per anni abbiamo sostenuto che le riforme si fanno tutti insieme e abbiamo riconosciuto un errore anche quando noi le abbiamo fatte da soli, penso al federalismo. Non a caso quello è stato uno dei capitoli peggiori della storia del centrosinistra e, a tuttora, non siamo contenti neanche di come stiamo cercando di rimediare i danni di quel Titolo V approvato a colpi di maggioranza. 
Però, c’è sempre stata questa consapevolezza. Abbiamo vinto un referendum che ha annullato una riforma della Costituzione, che stravolgeva l'impianto della nostra Carta costituzionale. Lo ripeto: la mia sofferenza più grande in questo momento è di non poter condividere con le giovani generazioni di questo Parlamento e soprattutto del mio gruppo la gravità di quello che sta avvenendo. 
La si può pensare anche diversamente nel merito, ma in democrazia il rispetto delle regole, dei principi costituzionali, il metro del confronto, la chiarezza delle responsabilità della maggioranza e delle opposizioni, il ruolo del Parlamento, valgono forse di più delle divergenze nel merito. Ecco, io credo che siamo a un punto del quale, mi auguro, non ci pentiremo in futuro. Uso la prima persona plurale perché credo che, se siamo arrivati a questo punto, un po’ di responsabilità ce l'abbiamo tutti, evidentemente. Ciascuno si prende le proprie. 
Ed allora voglio lasciare al resoconto di quest'Aula il senso degli emendamenti che ho presentato a questa proposta di legge elettorale. Sono due, solo due emendamenti perché nessuno ha presentato emendamenti ostruzionistici, nessun gruppo. Faccio notare che il primo voto segreto sulle questioni pregiudiziali dava al Governo un'amplissima maggioranza e con quella maggioranza non c'era nessun bisogno di compiere un atto di forza, una prepotenza che attribuirei ad un atteggiamento di paura, questa volta, e non di coraggio, di un timore, mi dispiace dirlo, senza nessun fondamento. 
Due emendamenti. Il primo credo di averlo illustrato ieri, nel mio intervento nella discussione sulle linee generali: il premio o alla lista o alla coalizione, neanche in alternativa tra di loro: o alla lista o alla coalizione. Questo per un motivo molto semplice, che ho spiegato ieri e che ripeto oggi: leggi elettorali perfette non ne esistono. Possiamo fare la migliore legge elettorale, se dichiariamo che intenti vogliamo raggiungere e se ci collochiamo nel tempo e nello spazio nel quale approviamo ed applichiamo le leggi elettorali. Abbiamo dichiarato tutti che vogliamo una legge che assicuri una democrazia dell'alternanza competitiva nel nostro Paese, dove si sa chi vince ma si sa anche che chi perde è in condizioni di poter vincere la prossima volta (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà e di deputati del gruppo Partito Democratico), perché questo è il sale della democrazia. Io ho visto finire la Democrazia Cristiana perché qualcuno, ammazzando Aldo Moro, interruppe quel processo di riforme che aveva iniziato con Berlinguer, che non era semplicemente il «compromesso storico» (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà e di deputati del gruppo Partito Democratico), ma era la solidarietà nazionale, legata ad un unico obiettivo: legittimarsi reciprocamente per garantire la democrazia dell'alternanza in questo Paese, per non condannare la Democrazia Cristiana a governare e il Partito Comunista all'opposizione, perché la condanna a governare della Democrazia Cristiana la portò alla fine e infatti finì per questo. 
In questi vent'anni abbiamo fatto tanti errori, ma questo principio lo avevamo affermato: una legge maggioritaria che mettesse in sicurezza il bipolarismo e garantisse la democrazia dell'alternanza. Chi vince governa, chi perde è in grado di fare una forte opposizione e di candidarsi a governare il Paese la prossima volta. Ma le leggi elettorali, una volta che si individuano gli obiettivi, si fanno prestando attenzione al tempo nel quale ci si trova. Ora, se il mio partito ha preso il 41 per cento alle europee lo scorso anno lo ha preso perché c’è stata una rottura completa delle fila del centrodestra, non per altro. Quel campo è distrutto. Certo, si può approfittare e fare una legge elettorale ad uso e consumo del vincitore, ma si può anche fare una legge elettorale ad uso e consumo della vita democratica di un Paese, mettendo in condizione tutte le parti politiche di competere. 
Dare il premio alla lista o alla coalizione significa addirittura, in questo momento, creare una democrazia competitiva a tre gambe, perché il MoVimento 5 Stelle, che dice che non vuole fare coalizioni e apparentamenti, si avvantaggia del premio alla lista, il Partito Democratico si avvantaggia del premio alla lista, il centrodestra si può avvantaggiare del premio alla coalizione. Voglio fare un favore a Berlusconi ? Sono al di sopra di ogni sospetto, credo (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà e di deputati del gruppo Partito Democratico). Voglio fare un piacere alla democrazia italiana, che voglio competitiva e dell'alternanza, e voglio fare un piacere al mio partito, perché, se sono forti le parti in competizione tra di loro, ciascuno gioca per il bene della nazione la propria parte, ed io voglio che il mio partito faccia la propria parte, non che sia messo in condizioni di fare la parte di tutti e, alla fine, non fare davvero gli interessi della nazione. Perché se c’è un forte centrodestra e c’è un forte MoVimento 5 Stelle, se il Partito Democratico, con i suoi alleati, o se decide da solo, vince le elezioni, può governare il Paese, ma avendo opposizioni forti che si candidano a loro volta a governare il Paese e sono in condizioni di far governare bene, perché fanno una sana e forte opposizione. Questa legge elettorale darà al partito di maggioranza relativa un premio che lo porterà ad essere qui dentro di maggioranza assoluta, circondato da tante piccole opposizioni in lotta tra di loro e sicuramente non in grado, nessuna, di competere nel giro del periodo di una legislatura per il governo del Paese. E questo, certo, snaturerà anche il mio partito, perché, come è stato detto da interventi che mi hanno preceduto, non solo chiederà i voti a tutti, come è legittimo, ma si sentirà in dovere di garantire gli interessi di tutti, provocando al proprio interno un consociativismo degli interessi, che abbiamo già conosciuto, che fa tanto male al Paese, che non snatura un partito, snatura la democrazia e fa male agli interessi veri del Paese, lasciando peraltro, come giustamente SEL sottolinea, molto scoperto il fianco a sinistra. In questi giorni, infatti, qualcuno ha notato che c’è un certo sindacato, che si chiama CGIL, che fa difficoltà a pensare di continuare a votare PD, e ci sono pezzi di classe dirigente del centrodestra che vengono in soccorso e chiedono anche di entrare dentro il mio partito. Ci sarà una mutazione genetica in atto, sì o no ? 
Attenti, lo dico a chi è di veltroniana memoria: questo non è il partito della vocazione maggioritaria, perché il partito della vocazione maggioritaria è un partito rigorosamente ancorato al centrosinistra, non il partito della nazione, ma il partito per la nazione. E c’è un altro dato di fatto in questo premio solo alla lista. Si dice: ma come, finalmente si superano quelle coalizioni così litigiose; tu che hai fatto parte del Governo dell'unione, dove i ministri andavano in piazza gli uni contro gli altri. Vero. Ebbene, quella litigiosità sarà dentro l'unica lista, perché tutti faranno la corsa ad entrare in quella lista, a chiedere ospitalità a quella lista, snaturando così anche la vita di un partito, che, avendo un gruppo parlamentare costretto ad andare dalle estreme di una parte alle estreme di un'altra, automaticamente perderà anche la sua funzione di comunità politica, perché l'unico elemento unificante sarà il diktat del capo del partito, rompendo definitivamente una lunga tradizione di democrazia partecipata nella vita di questo Paese. Proviamo a rifletterci, se ancora siamo in tempo.
E c’è un altro emendamento che ho presentato: la possibilità dell'apparentamento al secondo turno. Perché questo ? Perché io criticavo il sindaco d'Italia, quando mi veniva proposto da Mario Segni e vagheggiava un certo interesse da parte del centrodestra, e non cambio idea. 
Infatti, una cosa è fare il sindaco di una città, una cosa è fare il Presidente del Consiglio di un Paese. Ora, se tu vai al ballottaggio, il capo del partito contro l'altro capo del partito, mi volete spiegare che differenza c’è rispetto a una qualunque elezione di una Repubblica di tipo presidenziale ? Che differenza c’è, che peraltro si chiama «capo» in questa legge elettorale ? Vogliamo il presidenzialismo ? 
Io preferisco la democrazia parlamentare e mi batterò fino in fondo per renderla funzionante, ma, se uno vuole il presidenzialismo, lo fa all'americana, con un Congresso forte, che è riuscito a fermare le riforme di Obama, perché viene eletto in una fase diversa e perché ha dei poteri di bilanciamento nei confronti del potere presidenziale, e ha la stessa base popolare, ma che non coincide con la stessa elezione, nel quale il peso e il contrappeso fra potere esecutivo, presidenziale e parlamentare è reale. 
Quante cose buone non è riuscito a fare Obama e quante cose cattive il Congresso ha fermato nei Presidenti repubblicani ! Non la guerra, purtroppo, ma alcune cose cattive le ha fermate. Almeno l'apparentamento, che almeno non vinca uno solo, che almeno non vinca il capo di quel partito che è diventato la lista pigliatutto, ma che è costretto, in qualche modo, a confrontarsi con un pluralismo che è reale negli schieramenti politici di questo Paese. 
Si provi a riflettere anche su questo, perché questa legge non l'ho scritto io che è organica a quella riforma della Costituzione che abbiamo mandato al Senato. È scritto nella legge della Costituzione e nella legge elettorale. E noi andiamo, giustamente, verso un'unica Camera, e io sono d'accordo, ma andiamo verso un Senato non elettivo, che è un piccolo mostro, perché fosse almeno il Senato delle regioni, delle giunte regionali, creando almeno una camera di compensazione tra i poteri nazionali e i poteri regionali. Non è neppure quello ! È un insieme tra sindaci, senatori a vita ed ex Presidenti della Repubblica, che non conterà nulla, ma che avrà, in certe circostanze, poteri di veto assolutamente pericolosi per la speditezza del processo legislativo, e che comunque rappresenta, insieme a questa legge elettorale, uno sbilanciamento di poteri verso l'Esecutivo e, di fatto, un forte ridimensionamento dei poteri di questo Parlamento e di questa Camera. 
Credo che questo sia il passaggio dentro il quale siamo e credo che, quando si arriva a questi passaggi, un Governo non si assume la responsabilità di un voto di fiducia, perché non sta legando il suo destino ad un'azione di Governo: sta legando il destino della nazione al destino del Governo, che è esattamente l'opposto di quello che dovrebbe essere (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà e di deputati del gruppo Partito Democratico). È esattamente l'opposto ! 
Riconosco a questo Governo e al Presidente Renzi il grande merito di avere dato impulso alle riforme. Ha ragione, siamo stati per troppo tempo dentro una palude, e questo gli va riconosciuto. Ma, proprio perché vi è questo coraggio, proprio perché vi è questo piglio, proprio perché vi è questa forza, che paura si ha di un Parlamento che discute ? Che paura si deve avere della possibilità di migliorare una legge ? Perché il confronto è temuto ? 
La prima legge elettorale ci è arrivata dal Patto del Nazareno. La seconda legge ci è arrivata completamente modificata, scritta non si sa dove, in un altro Patto del Nazareno, che, di lì a poco tempo, è morto – Berlusconi, poveretto, è andato via, ma un giorno ci dovrà spiegare perché ha accettato il premio alla lista: ci autorizza a pensare che lo scambio era un altro, evidentemente, e non chiamiamo in causa il Presidente della Repubblica, per cortesia –, ma ci è tornata completamente diversa. 
Si è detto: abbiamo accolto alcuni emendamenti. Certo, infatti non ho presentato emendamenti sulle preferenze, perché ne avevo presentato uno sui capilista bloccati, però abbiamo deciso, con questa legge, che il lusso della scelta dei parlamentari è dato soltanto al partito che vince; tutti gli altri hanno i parlamentari bloccati, scelti dal segretario del proprio partito, il che rende ancora più deboli le minoranze, ancora più ricattabili. Da chi ? Dal proprio segretario di partito ? No, dal partito di maggioranza relativa che diventa il gruppo di maggioranza assoluta e che ha il Governo. 
Parità di genere migliorata ? Non ci sono dubbi. 
Il mistero, poi, sono le soglie. Si parte dal 2 o dal 4 per cento all'interno di una coalizione, non mi ricordo quanto era, all'8 per cento esterno. Tutti noi abbiamo detto: abbassiamole – troppa grazia Sant'Antonio ! – al 3 per cento. Il che significa che, con questa affluenza alle urne, che è inferiore al 50 per cento, ormai con 600 mila elettori si fa un gruppo parlamentare. All'anima di quelli che volevano semplificare il sistema politico, lo si vuole semplificare, sì certo, rendendo sempre più forte l'unico partito, non c’è altro modo, è questo. 
Allora, credo di poter essere autorizzata ad interpretare questa stagione – come ho detto prima – come un momento drammatico e invitare soprattutto le giovani generazioni a riflettere, a provare ad avere qualche dubbio se proprio si è sbagliato tutto per settant'anni e improvvisamente si ricomincia daccapo, smentendo nel profondo quelli che sono i principi fondamentali della nostra vita democratica, che è quella di una democrazia parlamentare partecipata, dove i partiti, i sindacati, le formazioni sociali, non sono uno scherzo, sono la storia della nostra Repubblica. L'Italia è diventata grande per questo, l'Italia non è un Paese ad alto senso civico; se non ha una continua e permanente pedagogia politica, civile, culturale, smarrisce presto il suo senso democratico. Questa non è sfiducia nei confronti del popolo italiano, è consapevolezza delle nostre responsabilità. Tutto questo abbiamo deciso di archiviarlo. Qualche dubbio, provate a pensarci. 
Per concludere, non posso non dichiarare quello che penso che farò domani. Io considero che il Governo compia un atto improprio nel porre la fiducia sulla riforma della legge elettorale, così come ha compiuto un atto improprio, forzando l'approvazione della Costituzione con trecento parlamentari in Aula. Io non voglio che questo Governo vada a casa. Renzi ha detto che abbiamo il diritto, io non voglio esercitare il diritto di mandare a casa il Governo, però il Governo non mi può imporre, non mi può impedire di discutere e di votare la legge elettorale senza il ricatto e il capestro della fiducia al Governo. Io credo che negherò la fiducia al Governo su questo atto improprio, non al Governo, ma all'atto improprio che il Governo compie, perché è grave nella vita del Paese l'atto improprio che il Governo compie; molto grave. Dichiarerò poi, siccome il voto sarà segreto, come intendo votare alla fine della legge elettorale. Se non avesse posto la fiducia, forse non avrei partecipato al voto, se non fossero passati i miei emendamenti, ma, dal momento che pone la fiducia, non può non essere preso in considerazione il voto contrario ad una legge che si è resa immodificabile per il comportamento del Governo. Lasciatemi dire che non vale neanche l'argomento che, se fosse stata modificata al Senato, sarebbe successa l'ira di Dio. Non è vero, perché tutti potevano rientrare in campo, Forza Italia, il MoVimento 5 Stelle, la minoranza del PD, SEL, gli alleati di Governo, tutti con la loro dignità. E poi, che fretta c’è se si vota nel 2018 ? 
Se le leggi elettorali valgono per il tempo e nello spazio, se ci si avvicina un po’ alla data delle elezioni forse si fanno leggi elettorali più adeguate al raggiungimento degli obiettivi che ci siamo dati. E soprattutto, che senso ha approvare questa legge elettorale così in fretta, quando il processo dell'approvazione della Costituzione ci porterà avanti almeno di un anno e mezzo ? 
Sarebbe caduto il Governo se non fosse passata la legge elettorale ? E perché mai ? Chi sarebbe andato a spiegare in Europa che il Governo era caduto perché era passato un emendamento alla legge elettorale ? E quale Presidente del Consiglio si prendeva la responsabilità di lasciare un Paese senza Governo con le grandi emergenze che abbiamo in questo momento (l'immigrazione, la disoccupazione) ? Veramente ? Posso credere che questi sono argomenti credibili ? No. Anche questo aspetto non appartiene alla correttezza dei rapporti politici e anche per questo non può essere preso in considerazione. 
È un passaggio – l'ho detto prima – molto grave nella mia vita personale, parlamentare e politica, ma non per un fatto di emozione personale, perché è un fatto grave del passaggio della vita parlamentare, politica e democratica di questo Paese. Se c’è ancora tempo per riflettere, prendiamocelo tutto per cercare di fare le cose in maniera migliore.