Data: 
Mercoledì, 29 Aprile, 2015
Nome: 
Enzo Lattuca

A.C. 3-bis-B ed abbinate

 

Signor Presidente, onorevoli colleghi, la scelta del Governo di porre la questione di fiducia sulla legge elettorale è, a mio parere, un fatto gravissimo, un errore politico, uno strappo istituzionale in alcun modo necessario. 
La sola ammissibilità della questione di fiducia sulla legge elettorale è discutibile, ai sensi degli articoli 49 e 116 del Regolamento, e il precedente del gennaio 1990, ricordato dalla Presidenza nella seduta di ieri, non risolve, al riguardo, dubbi che ancora permangono. 
Il Governo, così facendo, impone su una materia di rilievo istituzionale un testo al Parlamento, un testo non condiviso nemmeno all'interno della maggioranza di Governo. Il Governo, così facendo, chiede la fiducia ad un Parlamento, allo stesso Parlamento di cui dimostra di non fidarsi. «Di chi non si fida non ti fidare», consiglierebbe un proverbio intriso di saggezza popolare. La prova di forza a cui vengono sottoposte le istituzioni repubblicane si rivela, in realtà, una nitida prova di debolezza.
Presidente, risponderò alla chiama sulla fiducia, con rispetto, comprensione e persino ammirazione per chi non lo farà, animato dallo stesso spirito di chi non intende opporsi al Governo, ma ad una legge elettorale sottratta al dibattito parlamentare e che, nel tempo, dimostrerà tutti i suoi profondi limiti. Risponderò alla chiama, Presidente, avendo coscienza di come essa rappresenti una sconfitta politica ed istituzionale, personale e collettiva. Mi auguro che nessuno, a partire dal Presidente del Consiglio, sia tentato di gioire come per una vittoria, perché, per dirla con le parole di José Saramago: la sconfitta ha qualcosa di positivo, non è mai definitiva; in cambio, la vittoria ha qualcosa di negativo, non è mai definitiva 
(Applausi di deputati del gruppo Partito Democratico e dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).