A.C. 2721
Grazie, signor Presidente. Colleghe e colleghi, il provvedimento che oggi discutiamo interviene su un tema centrale: la tutela del sistema agroalimentare, della qualità delle produzioni e della trasparenza verso i consumatori. Parliamo di un settore che non è solo economico, ma anche identitario. Un settore che rappresenta territori, lavoro, filiere e comunità e che oggi è sotto pressione: i dazi, i rincari energetici, l'instabilità dei mercati, la crisi climatica, la bassa redditività e le difficoltà nel ricambio generazionale. Per queste ragioni, non consideriamo questo testo un testo accessorio. La tutela delle nostre denominazioni e la lotta alle frodi sono obiettivi che condividiamo ma, proprio perché li consideriamo centrali, riteniamo che questo provvedimento non sia all'altezza della sfida. Peraltro, è un provvedimento che arriva da lontano. Era frutto di un lavoro di una Commissione istituita presso il Ministero della Giustizia, presieduta allora dal dottor Caselli, che nel 2015 concludeva i suoi lavori e consegnava al Ministro, Andrea Orlando, uno schema di disegno di legge, recante proprio nuove norme in materia di reati agroalimentari. Erano due le priorità che sono appunto scaturite da questa Commissione e da questo lavoro: una razionalizzazione di un sistema normativo complesso, come quello delle materie agroalimentari, e dall'altro una modernizzazione e un adeguamento dell'uso della leva penale.
Ecco, un lavoro rimasto a metà e che poteva essere considerato appunto un riferimento tecnico molto valido. Mentre, invece, l'intervento di riforma, che stiamo esaminando, prevede la definizione di nuovi reati, come se bastasse, appunto, solo la repressione a superare le frodi. Ecco, questo testo rafforza il sistema sanzionatorio, introduce nuove fattispecie di reato e amplia controlli e tracciabilità, ma si fonda su un presupposto implicito, ossia che i problemi del sistema agroalimentare si risolvono aumentando sanzioni e verifiche. Ecco, per noi questa è una visione parziale, perché le frodi organizzate vanno colpite con forza, ma le distorsioni del sistema nascono anche da altro: margini compressi, squilibri nella filiera e competizione internazionale sempre più aggressiva. Se non si interviene su queste cause, si rischia di punire a valle, senza governare, appunto, a monte. Ecco che il vero nodo è lo squilibrio tra il controllo e il sostegno. Con questo provvedimento si rafforza in modo significativo la macchina dei controlli. Si costruisce un sistema sempre più articolato di verifiche, piattaforme, obblighi di registrazione e anche di tracciabilità, ma non si rafforza con la stessa intensità il sistema produttivo. Le imprese agricole oggi affrontano l'aumento dei costi energetici, il caro dei fertilizzanti, mercati instabili, margini sempre più ridotti. Di fronte a questo scenario, lo Stato investe soprattutto nella struttura che controlla quelle imprese, non in quella che le sostiene. La domanda allora è semplice: stiamo rafforzando il settore agricolo o stiamo rafforzando la macchina che lo sorveglia?
C'è poi un rischio concreto: quello dell'iper-burocratizzazione. Noi abbiamo cercato con gli emendamenti di correggere questa stortura, ma senza appunto risultati, anche perché tutti gli emendamenti, anche quelli che andavano, ad esempio, a correggere errori grammaticali, sono stati bocciati. Chi lavora davvero nel settore lo sa: non è la frode organizzata a soffrire, ma è la burocrazia. Sono le imprese sane, le piccole aziende, le realtà familiari. Sono loro che dovranno sostenere questi nuovi adempimenti quotidiani, nuovi obblighi e nuovi costi indiretti. Questo rischia di produrre un effetto opposto a quello dichiarato, vale a dire indebolire chi produce valore.
Ecco, si proteggono, con questo provvedimento, le circa 900 denominazioni e si danno ulteriori compiti ai consorzi di tutela, senza peraltro corrispondere loro le giuste risorse economiche, ma soprattutto qui non andiamo a disciplinare, ad esempio, tutti quei prodotti che restano dalle DOP e dalle IGP.
Parlo, ad esempio, di quei prodotti che sfruttano la provenienza del prodotto come un'eccellenza ma che nulla hanno a che fare, appunto, con la località che viene nominata nel momento in cui si pubblicizza quel prodotto.
Ecco, infine, come dicevo prima, manca la visione. Questo provvedimento interviene su un pezzo del problema ma non costruisce una strategia complessiva. Non c'è una visione sulla redditività delle imprese agricole; non c'è un intervento sugli squilibri di filiera; non c'è un disegno sul ruolo dell'agricoltura nella transizione ecologica ed energetica.
Ecco, per noi serve altro. Serve un riordino organico della materia, un vero testo unico dell'agricoltura che dia certezza normativa, semplificazione e una direzione chiara. Questa poteva essere l'occasione per non continuare a votare norme contingenti su tematiche specifiche, ma poteva finalmente dare un riordino complessivo al settore primario dell'agricoltura, con un codice agricolo che disciplini appunto, in modo organico e razionale, i vari settori di competenza e non con tante norme che, di volta in volta, accompagnano le emergenze.
Ecco, il continuo proliferare di norme lascia vuoti applicativi e interrogativi. Anche per questa ragione noi andremo ad astenerci su questo provvedimento. Perché serve un equilibrio tra legalità e sostenibilità economica. Rafforzare i controlli sì, ma anche, appunto, sostenere chi produce. Perché senza imprese agricole forti la qualità non si difende.
Per queste ragioni noi non voteremo contro, come ho già detto, perché appunto la tutela del made in Italy agroalimentare e la lotta alle frodi sono anche una nostra priorità. Questo è un provvedimento però che riteniamo essere incompleto, che sposta il baricentro troppo sul controllo e troppo poco sul sostegno, senza appunto affrontare le cause strutturali della criticità di questo settore.
Ecco, noi ci asterremo perché il sistema agroalimentare italiano non ha bisogno solo di più controlli ma ha bisogno di una politica che lo metta nelle condizioni di produrre, competere e crescere.