Discussione sulle linee generali
Data: 
Lunedì, 11 Luglio, 2016
Nome: 
Ludovico Vico

A.C. 3886-A

Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Viceministro, penso che anche in questa discussione avremmo bisogno di superare filosofie antiche come il manicheismo, tutto bianco o tutto nero. Oppure come recentemente il professor Ginsborg dice in un libro che suggeriscoPassione e politica, per molti in questa fase della politica è come se si stesse vivendo la stagione del romanticismo neoliberista dove vale solo l'io, per cui lo slogan sarebbe «non avrai altro io all'infuori di me». 
Allora su questo decreto, onorevole Presidente, onorevole Viceministro, io penso che dovremmo anche provare a ricostruire una lettura di questi quattro anni, di quattro lunghi, ma brevi anni, sulla vicenda Ilva, perché io penso che nella storia italiana contemporanea è difficile trovare qualcosa che abbia la stessa forza paradigmatica del caso Ilva. In questo caso si sono concentrate, si concentrano, e si sintetizzano le ragioni dell'ambiente e della salute, dell'industria strategica nazionale e del lavoro, e la vicenda giudiziaria in ordine alle responsabilità. Questa sintesi di questo caso io penso che sia molto originale. Dicevo «quattro anni», da Bondi fino ai commissari della legge Marzano, un susseguirsi di decreti, che forse vanno letti dal punto di vista storico del legislatore operativo, come siamo noi, come sentieri di un obiettivo verso la compatibilità. Se non si leggessero in questa maniera anche questi percorsi sul versante della decretazione e della conversione in legge, tutto ciò farebbe smarrire qual è l'obiettivo. Allora, io mi permetto di dire che noi siamo dentro un esperimento ardito, dal punto di vista della proposta, per attivare e rendere esigibile un processo di ambientalizzazione lì, in quell'area del gruppo Ilva che è Taranto, in un'area dove quello stabilimento è operativo dal 1961 con il primo laminatoio e poi con il raddoppio, in un'area dove insiste una raffineria, dove insiste una cementeria e l'Arsenale della Marina militare. Lì sì sperimenta, attraverso la decretazione che si sta susseguendo, uno degli obiettivi più complicati, ma più interessanti dal punto di vista del modello della compatibilità. Vedete, onorevoli colleghi, già nel precedente decreto il punto qual era ? In fondo il punto era come e quando uscire dal commissariamento, rimettendo sul mercato il gruppo siderurgico di Taranto, di Genova e di Novi Ligure nel quadro di una congiuntura, tra l'altro, di sovraccapacità produttiva di acciaio in Europa e capacità sovraproduttiva, tra l'altro, a rischio di invasione di acciaio asiatico e russo. Invece, noi arriviamo al decimo decreto, o l'undicesimo come lo si vuol chiamare, dentro un quadro di lettura che pone una semplificazione degli eventi dal gennaio 2016 ad oggi. E qual è il superamento di questa semplificazione ? Primo, l'AIA 2014 è in via di esaurimento, benché prorogata a giugno 2017. Sono stati seguiti 112 prescrizioni, sono incorso 58 prescrizioni, compresi i revamping. Il punto è che il processo di ambientalizzazione in quell'area non è più, non lo era già da un anno, riconducibile alla esigibilità dell'AIA 2014. Questo è un punto, perché la coniugazione tra AIA e piano ambientale è una coniugazione evocata, impostata, ma che per essere esigibile alla vigilia del trasferimento dello stabilimento alla proprietà privata e alla sua cordata subentrante, esige una serie di garanzie che non sono più le ragione originarie, benché positive, dei provvedimenti del 2012 che la magistratura in quell'epoca assunse.
Cosa voglio dire ? Che dell'AIA che noi conosciamo ci resta un punto che è delicato, che è fuori discussione, che è esigibile, e che io mi permetto di dire dovrà essere esigibile, che è in funzione non solo dei Wind days, ma soprattutto in funzione anche della percezione comunitaria: la copertura dei parchi minerali o la modulazione della copertura dei parchi minerari deve essere un obiettivo dell'AIA in esaurimento, lo ripeto esigibile. Rimane invece un punto aperto che completa l'AIA. Il piano ambientale interno ed esterno ha bisogno di decise missioni, di decisi obiettivi che chiamiamo in gergo la «nuova AIA», ma deve essere anche accompagnato da un sistema di coordinamento reale fra i diversi soggetti che operano in ordine alle ragioni della rilevazione, del controllo della rilevazione e della sicurezza che il cittadino deve avere rispetto alla convivenza con impianti industriali che si ambientalizzano. Cosa voglio dire ? Voglio dire che noi abbiamo bisogno di un sistema di rete di rilevazione più avanzato di quello operativo. Guardate, onorevoli colleghi, Presidente, Viceministro, noi attualmente a Taranto abbiamo quello che chiamiamo le cosiddette «centraline AIA», a cui corrisponde il sistema esterno delle centrali ARPA, poi abbiamo le centraline Ilva, che sono on line con il sistema esterno delle centrali ARPA, poi abbiamo le centraline ENI, che non sonoo neanche on line, con il sistema esterno delle centrali ARPA. Penso, come mi dicono autorevoli colleghi, che siamo sul filo del contra legem. Allora la domanda non solo del legislatore, ma, come si dice oggi, del cittadino e della cittadina è: qual è lo stato dell'aria ? A questa domanda i diversi soggetti preposti, ARPA, ISPRA, per taluni aspetti non diretti anche ASL, non è che non sono in grado di rispondere, ma non sono nelle condizioni di poter dare una risposta di monitoraggio assicurato in relazione ai fattori comparativi degli anni precedenti ovvero degli ultimi quattro anni e in relazione alla normativa vigente, ma io dico anche in relazione alla necessità della modifica della normativa vigente su talune questioni. Questo è un problema. Faccio due citazioni materiali: nei laboratori ARPA, dopo il giusto emendamento di ripotenziare questa parte importante della rilevazione del controllo, la strumentazione è obsoleta, e in attesa di essere cambiata da dieci anni, se il sistema esterno non viene coordinato ancora meglio con i riferimenti di cui ho già parlato e se il sistema non lavora perché in rete mette anche il controllo delle bonifiche, non solo nelle funzioni commissariali, ma nella gestione delle stesse. Cito un risultato importante di Cemerad, che qui il collega Bratti ha riportato in più circostanze, ma stiamo parlando di Mar Piccolo cioè stiamo passando dal controllo dell'aria al controllo della terra e dell'acqua e, poiché la mia lettura vuol continuare ad essere che l'esperimento ardito è il processo di ambientalizzazione e non solo riferito al caso Ilva ma partendo dal caso Ilva, allora abbiamo bisogno che il contributo della costruzione dell'esperimento e delle sue reti diventino sempre più fondamentali come impegno delle regioni, come impegno anche del Governo. Immagino che nelle prossime settimane, dato che si riapre il Progetto sentieri per le 44 aree SIN, dentro questo quadro vi sia un'altra parte del contributo alla costruzione di cosa ? Sì, di quell'esperimento ardito che è la certezza dell'informazione, il bisogno del sapere, la tranquillità delle persone che vivono lì e che vivono altrove. E, se questa è la prima delle questioni, ce n’è una seconda che chiamo quella sanitaria che è di tutt'altro tipo perché, nonostante la emergenze che si riconosce, non gli corrisponde il concorso legislativo benché materia concorrente, come è noto a tutti, nel Titolo V della Costituzione, che auspico sia superato nelle parti così come richieste dagli stessi quesiti referendari. Bene noi siamo ai dati del registro tumori del 2011, noi siamo ai dati del registro della mortalità del 2013: gli eventi che ci portano a quell'esperimento ardito sono tutti successivi al 2013 e gli elementi ovviamente dinamici e statistici hanno bisogno di avere una concentrazione elaborativa e, accanto a questo, hanno bisogno che gli aspetti della cura e sanitaria siano un fattore attivo non solo di fronte ai grandi pericoli della vita ma nella sua ordinarietà. Ma questo, ad esempio, non fa il paio con il piano di riordino ospedaliero che è in corso, non fa il paio con l'evocazione che lì è presente: il Progetto sentieri, Taranto, c’è il decimo decreto per cui giustamente la relazione non è solo il futuro industriale dell'interesse strategico nazionale ma il benessere delle comunità che vivono. Tutte queste evocazioni meritano che ci siano delle conseguenze perché questo è il rapporto tra il Parlamento e le comunità, tra il Governo e le comunità o, come si dice oggi, tra la politica e le persone. E su questo gli sforzi non sono riconducibili solo ai provvedimenti legislativi ma ad un agire che diventi sempre più puntuale, coerente, in relazione, senza manicheismi e senza culture che esasperino anche le legittime preoccupazioni delle persone. Io penso che in questo quadro anche la serenità interistituzionale sia una questione. In un'area come quella di Taranto affrontare, come io penso che sia giusto, una deroga al decreto ministeriale n. 70 non potrà essere solo una iniziativa parlamentare e del legislatore ma un rapporto interistituzionale che non c’è e che va ricostruito o, se non si ricostruisce, il bene da assumere è quello delle comunità e delle popolazioni stesse.
Ultima considerazione: l'altro termine di questo esperimento ardito non sono le ragioni industriali che sono state già viste e si affronteranno con un emendamento molto interessante che è stato approvato nelle due Commissioni e che riguarda anche questo luogo, questo tavolo e il monitoraggio di ordine industriale con le istituzioni e la capacità di partecipare anche alle dinamiche stesse del piano ambientale che precederà l'eventuale accesso del subentrante. Infatti i processi democratici si costruiscono così, non attraverso l'evocazione. Mi insegnarono, quand'ero ragazzo, che sapere significa potere e che potere significa democrazia. Se ti manca quel sapere e quel potere, la democrazia è dei pochi e i greci la chiamavano oligarchia. Dunque c’è un problema dei lavoratori. I lavoratori diretti sono fiduciosi nei provvedimenti che il Governo nella sede opportuna dovrà assumere, probabilmente in sede di legge di stabilità, per una gestione degli ammortizzatori. Ci sono i lavoratori dell'indotto che sono un po’ più preoccupati ma gli stessi lavoratori, i primi quanto i secondi, hanno rappresentato le loro preoccupazioni anche in questi giorni attraverso le loro rappresentanze più significative della confederazione ai nostri due presidenti di Commissione, al Presidente Epifani e al Presidente Realacci oltre alle relazione che hanno inviato alle due Commissioni stesse. Inoltre c’è un problema della salute dei lavoratori. Non è possibile che quando si parla dello stabilimento Ilva, dell'indotto Ilva, dell'area Taranto il lavoratore venga solo catalogato nella dimensione del numero degli infortuni: non è possibile. Lì occorre, come detto persino in sede di prescrizioni AIA e in sede di prescrizioni GIP, che per i lavoratori, attraverso lo Spesal, bisogna adottare tutte le rilevazioni di ordine sanitario come una delle prime figure umane che è dentro un processo che è di ambientalizzazione. Penso che sia giusto che vada in discussione rapidamente la mappa delle bonifiche amianto realizzate e no, come i sindacati metalmeccanici hanno avuto e ricevuto, così come accanto a quella mappa c’è anche una mappa delle limitate aree ad esposizione cancerogena. Ma, sapete, questa è la sfida e il sentiero: perché se quel cultore del romanticismo neoliberista pensa di risolvere il problema, che l'acciaio lo si fa in India o in Bangladesh o altrove, o che i rifiuti, invece di accumularli in una regione, li si manda a Ferrara, se il problema fosse questo, io non faccio parte di quel mondo. Faccio parte di un altro mondo che con tutti i limiti che può avere prova ancora dare un contributo.