A.C. 3059
Grazie, Presidente. Il decreto-legge in esame potrebbe essere rubricato come «decreto-legge della coerenza e del rispetto». Coerenza perché è in attuazione dell'articolo 7 della legge n. 98 del 2011, che prevedeva l’election day a decorrere dall'anno 2012. Già allora si era previsto che le consultazioni elettorali per le elezioni dei sindaci, dei presidenti delle province e delle regioni, dei consigli comunali, provinciali e regionali, del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati si svolgessero, compatibilmente con quanto previsto dai rispettivi ordinamenti, in un'unica data nell'arco dell'anno.
Per attuare questo dettato anche per le elezioni regionali e comunali del 2015, con l'ultima legge di stabilità si è stabilita la possibilità di indire le elezioni regionali anche oltre il termine di 60 giorni dalla scadenza dei consigli regionali, per farle coincidere con le elezioni comunali. Questo perché le ultime elezioni amministrative si erano svolte il 28 e 29 marzo e già allora era stato fatto un decreto-legge per anticipare le elezioni comunali in quella stessa data. Quindi, occorreva, in questa fase, coerentemente con il dettato legislativo, produrre un decreto-legge che permettesse l’election day.
Con questo decreto stiamo discutendo, sostanzialmente, di un allungamento di sei giorni del termine dei 60 giorni che avevamo precedentemente individuato per porre attenzione alle tradizioni del nostre Paese. Sì, perché, così come riportato nella relazione di accompagnamento, il fatto che la finestra elettorale, senza questa correzione, sarebbe stata dal 15 aprile al 27 maggio, coincidente con festività religiose cristiane ed ebraiche e festività civili, avrebbe sovrapposto un importante momento civile e partecipativo, come sono le elezioni, a ricorrenze così importanti nella storia e nella cultura degli italiani e a tradizionali periodi di vacanza, con il rischio che non vi fosse una partecipazione corretta e coerente degli italiani a questa tornata elettorale.
Inoltre, devo evidenziare che l'avere spostato al 31 maggio le elezioni e al 14 giugno il ballottaggio è anche positivo, perché il secondo turno, il 14 giugno, a scuole terminate, creerà minore disagio nell'allestire i seggi, che, purtroppo, vengono tenuti principalmente nelle scuole. Se, come io credo, questo è un provvedimento coerente e di buon senso, non capisco perché ci sia chi ritenga che debba essere contrastato o modificato.
Il Senato lo ha approvato senza emendamenti e ha evidenziato che non ci sono dubbi di compatibilità, così come il Comitato per la legislazione della Camera ha evidenziato che è circostanza non infrequente, in prossimità di scadenze elettorali, che, con provvedimenti d'urgenza, siano dettate disposizioni in materia elettorale finalizzate a regolare limitati aspetti di carattere organizzativo, e questo decreto-legge non è altro che questo: aggiungere sei giorni ad una scadenza programmata per permettere coerentemente di far votare gli italiani.
Infine, credo che sia positivo il far svolgere le elezioni per le sette regioni a statuto ordinario in contemporanea con i 515 comuni che vanno al voto, perché ci potrà essere più partecipazione e perché i cittadini potranno meglio mettere a confronto i programmi dei candidati sindaci con quelli dei candidati a presidenti di regioni. Troppo spesso i comuni si trovano a fronteggiare tutti i problemi che i cittadini pongono loro a prescindere dalle competenze istituzionali.
Si sa che il sindaco o la sindaca sono punti di riferimento per tutti i cittadini, sono i più accessibili e conosciuti, ma molti dei servizi che i cittadini usano ogni giorno sono di competenza regionale. Le elezioni in un unico giorno potrebbero permettere e possono permettere di rendere più consapevoli i cittadini sulle responsabilità delle diverse istituzioni. Ad esempio, bisognerebbe dire loro, con più chiarezza, che trasporti, casa e sanità sono competenze regionali e che non basta votare un buon sindaco: bisogna votare anche un buon presidente di regione per avere una risposta chiara e coerente alle domande e ai bisogni posti.
Quelle che avremo il 31 maggio saranno elezioni importanti perché si svolgono in un momento di grandi cambiamenti per il Paese e le sue istituzioni.
Per questo, mi auguro che ci possa essere una grande partecipazione e che possa essere una grande occasione per spiegare ai cittadini le riforme che abbiamo approvato per rendere più efficiente la pubblica amministrazione.
Penso alla necessità di chiarire le diverse competenze delle istituzioni, a partire dalle province, che sono in una fase di passaggio in attesa della riforma costituzionale (ma che hanno, comunque, cambiato le competenze ed è giusto che i cittadini le conoscano per individuare le responsabilità degli amministratori), così come ha importanza l'istituzione delle città metropolitane, per quei comuni che ne fanno parte, come cambiano i riferimenti, specialmente nelle città metropolitane, e le responsabilità di alcuni servizi di scala sovracomunale, penso soprattutto al ruolo che le regioni dovrebbero avere nel ridisegnare il sistema amministrativo delle aree vaste e delle province e nel sostegno alla semplificazione del sistema degli enti locali, sostenendo le unioni e le fusioni dei comuni. Oltre tutto, sarebbe la grande occasione, questa delle elezioni, per dire ai cittadini della riforma della Pubblica Amministrazione già approvata dal Senato, perché quello che più chiedono loro, e le imprese, è di avere un sistema istituzionale più responsabile e meno burocratico.
Cosa voglio dire Presidente ? Voglio dire che le elezioni sono una grande occasione di partecipazione dei cittadini e sono sempre più convinta che il cambiamento non avviene soltanto per la legge che noi approviamo qui in Parlamento, ma per la capacità che uomini e donne hanno di percepire la volontà del cambiamento che le leggi propongono e di mettersi in gioco, senza paura, specialmente in una fase così interessante, ma anche complicata, che il nostro Paese sta vivendo. Queste elezioni coinvolgono tante persone, potrebbero essere l'occasione, me lo auguro, di una ripresa di una stagione di partecipazione e di consapevolezza del valore di essere italiani.
Quanto è successo a Milano va ben valutato, 20 mila persone che reagiscono a una violenza al proprio bene comune, la città, sono il segnale dell'avvio di una grande nuova stagione di crescita e partecipazione civile. In Italia, la partecipazione e la crescita civile è sempre partita dai territori e dai comuni, che sono stati, e sono, il cuore dell'autonomia e della rappresentanza dei cittadini. Io mi auguro, quindi, che questa giornata di elezioni sia una giornata che serva a noi tutti e per risvegliare quella fiducia e quella voglia di cambiamento necessarie al Paese.