A.C. 2910
Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, questo provvedimento si intitola: “Disposizioni urgenti in materia di commissari straordinari e concessioni”. Ma, un po'come il Governo ha provato a ingannare gli italiani con una riforma dei poteri dello Stato, sotto il titolo di “separazione delle carriere dei magistrati”, che è stata poi svelata in tutta la sua mistificazione da milioni di italiani e italiane, così con questo provvedimento siamo costretti a svelare cosa si nasconda davvero dietro a queste disposizioni urgenti, che urgenti poi non sono. Si nasconde, cioè, il de profundis del ponte sullo Stretto di Messina; si nasconde il chiaro conflitto di competenza dei due super commissari che istituite per le strade e le ferrovie, essendo essi controllati e contemporaneamente controllori; e si nasconde un'accozzaglia di interventi, di risorse per opere pubbliche, le più varie, distribuite nel Paese, fino poi ad arrivare anche alle micro mancette. Vedremo come.
Inizio, dunque, con l'opera annunciata dal Ministro Salvini dall'inizio di questa legislatura, che si sta rivelando sempre di più un annuncio, senza che poi possa vedere davvero la luce in questa legislatura. Il ponte - chiamiamolo - dei sospiri e della propaganda. Avete venduto per anni il sogno di un'opera pronta a partire, ma la verità è scritta nero su bianco tra le pieghe proprio di questo testo. Il ponte sullo Stretto è, nei fatti, sospeso in un limbo finanziario. Avete ammesso che i lavori e i finanziamenti non inizieranno prima del 2030, cioè in un'altra legislatura. Avete operato un definanziamento di ben 2,8 miliardi di euro, spostati al 2034, sottratti al ponte per ripianare i debiti di RFI. Fingete di ottemperare ai rilievi di ANAC e dell'Antitrust, che parlano chiaramente di aiuti di Stato e della necessità di rifare una gara europea. Questa non è visione, è propaganda della tracotanza. Vi ricordo anche che, rispetto ai rilievi che sono stati fatti dalla Corte dei conti, non si è ottemperato né alla richiesta di un parere ulteriore del consiglio superiore dei lavori pubblici, né appunto ad alcuna previsione di rifacimento di una gara e nemmeno al fatto che la delibera CIPESS non possa essere sostituita o, anzi, debba essere sostituita da altre autorizzazioni.
Vengo poi allo scippo al Mezzogiorno e al buco nero di Cassa depositi e prestiti. Mentre raccontate di voler unire il Paese, state compiendo un vero e proprio scippo ai danni delle regioni più fragili. Avete sottratto, infatti, oltre 5 miliardi di fondi per lo sviluppo e la coesione a Sicilia e Calabria - risorse che dovevano servire a strade, ferrovie, scuole - per alimentare, invece, la vostra macchina del consenso. Ancora più grave è il trasferimento di quei 2,8 miliardi verso un patrimonio destinato di Cassa depositi e prestiti, uno strumento nato per l'emergenza COVID che, però, oggi non si capisce esattamente a che cosa sarà destinato. E, infine, la deriva dei super commissari. Questo decreto non semplifica, ma complica, istituzionalizzando però una pericolosa deriva commissariale.
State creando dei super commissari, in questo caso addirittura gli amministratori delegati di ANAS e RFI, che assommano su di sé i ruoli di controllore e controllato, perché sono contemporaneamente stazione appaltante, soggetto attuatore e struttura tecnica di controllo. Questa sovrapposizione di poteri non produce velocità, ma genera incertezza, conflitti di competenza e riduce drasticamente gli spazi di controllo e il ruolo degli enti locali. E veniamo poi all'abuso della decretazione d'urgenza. Contestiamo il metodo evidentemente, non c'è alcuna urgenza che giustifichi questo provvedimento, se non l'urgenza politica di coprire i vostri fallimenti. State trasformando l'eccezione in prassi ordinaria, marginalizzando il Parlamento e comprimendo i controlli di legalità e antimafia. Le infrastrutture servono - siamo convinti - se portano lavoro e sicurezza, non se diventano uno strumento elettorale per la vostra tracotanza politica. Entro nel merito del ponte sullo Stretto. Ci troviamo dinanzi all'ennesimo atto di un'ostinazione che scavalca il buon senso e, ancora più gravemente, la legge. Il provvedimento in esame non è che la prosecuzione di un azzardo normativo, che pretende di collegare la Sicilia e il continente ignorando, però, le regole più elementari dell'evidenza pubblica.
È una ferita alla legalità e alla concorrenza. È inaccettabile che si proceda - l'abbiamo continuato a dire - attraverso la riattivazione di rapporti contrattuali ormai sepolti dal tempo, basandosi su presupposti tecnici ed economici che il mondo moderno ha già ampiamente superato. Siamo di fronte a una modifica sostanziale del progetto originario che, per costi e complessità, urla vendetta al cospetto del diritto comunitario. Rivediamo e vediamo dentro questo provvedimento tutto quello che riguarda le violazioni delle norme europee, il danno erariale e l'opacità, l'inefficienza progettuale e chiediamo, invece, concretezza anziché cattedrali nel deserto. Non ci limitiamo a dire un “no”, ma richiamiamo questo Governo al dovere della realtà. Mentre voi seguite un sogno ingegneristico, figlio del secolo scorso, vi ricordo che la Calabria e la Sicilia affogano in carenze infrastrutturali drammatiche.
E allora noi vi abbiamo chiesto con i nostri emendamenti, tutti bocciati, di fermare questo modello rischioso e valutare integralmente l'impatto economico e finanziario dell'opera. Vi abbiamo chiesto anche di dirottare le risorse verso la messa in sicurezza del suolo, il rafforzamento delle ferrovie e delle strade esistenti e la garanzia dei servizi essenziali per i cittadini calabresi e siciliani. Vi abbiamo chiesto ancora, senza risposta positiva, che, se proprio si vuole procedere con quest'opera, lo si faccia nel perimetro della legalità. L'affidamento deve avvenire solo tramite procedura di gara internazionale a evidenza pubblica, per ristabilire la concorrenza e proteggere il denaro pubblico. L'altro tema fondamentale, l'altro pilastro di questo provvedimento, che è in realtà una miscellanea di micro interventi, è quello, però, che riguarda i super commissari. Con questo provvedimento, di fatto, il Governo trasforma definitivamente l'eccezione in regola.
Il commissariamento in prassi. La deroga in sistema.
Le ragioni della nostra ferma opposizione a questa deriva di super poteri si concretizzano nella contestazione all'assistere a questa sovrapposizione, nella stessa persona, del ruolo di vertice dell'ente attuatore e quello di commissario straordinario, che consideriamo inaccettabile. Si crea un corto circuito, dove chi deve eseguire l'opera è lo stesso soggetto che deve vigilare sulla sua correttezza. Questa coincidenza di ruoli calpesta i principi di imparzialità, terzietà e trasparenza, che dovrebbero guidare ogni azione amministrativa. È l'eclissi della concorrenza, o almeno il rischio: sotto il vessillo dell'urgenza state smantellando le garanzie faticosamente conquistate.
L'abuso dello strumento commissariale mette all'angolo il codice dei contratti pubblici e i principi europei: si rischia di favorire un sistema chiuso, riducendo la contendibilità degli appalti e la libera concorrenza, a tutto danno della qualità e del risparmio per le casse dello Stato.
Questo provvedimento consente una deresponsabilizzazione delle stazioni appaltanti. La scelta di affidarsi ai super commissari è la bandiera bianca alzata di fronte alla necessità di qualificare e rafforzare, in realtà strutturalmente, la nostra amministrazione; e poi i poteri speciali in deroga, l'incertezza del diritto. Il ricorso sistematico a poteri derogatori distorce la certezza del diritto e degrada la qualità della programmazione pubblica.
Ma un altro elemento critico di questo provvedimento è il fatto che siamo di fronte, come anticipato, a una accozzaglia di interventi e di piccole “mancette”, che abbiamo provato a portare alla luce con i nostri emendamenti, che - ripeto - sono stati tutti bocciati. Ci riferiamo anche a un provvedimento che, nell'avere al suo interno tutti questi interventi, è però arrivato all'esame di questa Camera in tempi strettissimi: a malapena la possibilità di leggerlo con le modifiche che sono state introdotte al Senato e poco più di un'ora e mezzo di votazione questa mattina in Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici.
Abbiamo detto che questa “arlecchinata” di norme senza un disegno strategico verte, in particolare, sul ponte delle incertezze, sulla moltiplicazione dei commissari tuttofare, ma anche su una serie di interventi senza una precisa direzione. Cosa lega il traforo del Gran Sasso alle opere per EURO 2032? Qual è il filo rosso che unisce il polo logistico di Alessandria alla rigassificazione di Piombino o alla banchina marittima di Messina? Niente, se non l'incapacità di questo Esecutivo di affrontare i problemi strutturali con leggi organiche.
E allora noi chiediamo coerenza, serietà; chiediamo che il Parlamento non sia ridotto a un mero ufficio di ratifica di “provvedimenti caos”. Leggo - solo perché così risulti chiaro a cosa ci stiamo riferendo - un po' questa macedonia di interventi: passiamo da programmi ANAS su ponti, viadotti e gallerie, a manutenzioni straordinarie, a risorse del patrimonio destinato di Cassa depositi e prestiti (che non sappiamo a cosa effettivamente sarà destinato), all'adeguamento del traforo del Gran Sasso e delle tratte autostradali A24 e A25, a disposizioni urgenti per l'affidamento della concessione dell'A22. E qui lasciatemi commentare, per l'ennesima volta, che siete corsi, anche qui, ai ripari del pasticcio combinato dal Ministro Salvini con il bando sull'affidamento dell'Autostrada del Brennero e che quindi vi ritrovate, anche ora, a dover cercare di evitare quel contenzioso e quell'infrazione europea che c'è sullo sfondo di quel bando.
E poi vi è il completamento delle opere necessarie al campionato europeo UEFA EURO 2032; è provvedimento che rappresenta un arretramento rispetto alle garanzie previste dalla normativa vigente, perché introduce una modifica che rende facoltativo il collocamento fuori ruolo del commissario, qualora dipendente pubblico. Questo, evidentemente, ci fa temere un abbassamento di standard di trasparenza e di corretto funzionamento della pubblica amministrazione, perché le norme oggi vigenti assicuravano, invece, la piena autonomia ed esclusività di quell'incarico commissariale.
Ma procedo: il polo logistico di Alessandria Smistamento; la nomina degli amministratori delegati, come dicevamo prima; manutenzioni straordinarie di parti di strade; la Pedemontana di Formia; il Pontile di Marina di Massa; la ricostruzione del Ponte sul fiume Trigno; viadotti; di nuovo commissari; case della comunità, che sono state citate prima; il finanziamento di quello che rimane dei debiti della società Infrastrutture Milano Cortina.
Posso andare avanti ancora: concessioni demaniali marittime, perché ci sono pure quelle qui dentro, le concessioni demaniali marittime. E poi, ancora: sicurezza di ponti, il Parco della salute di Torino e gli interventi per la nuova Città della salute di Novara, il commissario straordinario alla ricostruzione per gli eventi meteorologici di Macerata, impianti di rigassificazione, prezzi del bitume e dei materiali energetici, la salvaguardia della laguna di Venezia. Tutto molto importante; tutto - a nostro avviso – necessario: certo che arriva in questo modo e senza alcuna possibilità di discussione e di trasparenza all'interno di quest'Aula.
Posso proseguire ancora, perché qui dentro c'è anche un modus operandi, a nostro avviso, scandaloso, per il quale, con un emendamento al Senato, voi avete rifinanziato fondi già presenti all'interno del MIT per interventi nei piccoli comuni. Come funziona? Che un emendamento presente all'interno del provvedimento interviene, con commi aggiuntivi, sul complesso delle autorizzazioni di spesa afferenti allo stato di previsione del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti e, con un ordine del giorno al Senato, la maggioranza precisa che sono state rappresentate esigenze puntuali di finanziamento relative a specifici interventi infrastrutturali e a opere di interesse pubblico, eterogenei per natura, come sopra, ma accomunati da finalità di sicurezza, manutenzione, riqualificazione e tutela del territorio, non ricompresi in graduatorie vigenti né già finanziati.
Che cosa significa? Che poi, con questo ordine del giorno, si recuperano piccoli interventi, che vanno dalla manutenzione straordinaria di lotti di strade alla messa in sicurezza di alcune gallerie, all'intervento sulla sicurezza urbana con il sistema di videosorveglianza di un comune - andiamo dal Nord al Sud, per quanto lungo il nostro Paese -, a interventi di consolidamento strutturale di alcune parrocchie, di alcune chiese; poi, però, anche messa in sicurezza del territorio a rischio idrogeologico; e poi, ancora, diocesi, e poi anche un parcheggio in un comune.
Bene. Tutto questo fatto con quali criteri? Con quali bandi? Con quali procedure di trasparenza e di merito, con le quali normalmente si procede al finanziamento di queste opere? Tutto questo, quindi, cozza con qualsiasi idea di programmazione, di allocazione delle risorse e di trasparenza.
Quindi concludo qui per dire che, a questo punto, Presidente, per tutto quanto rilevato, a fronte di un decreto con tutti i limiti che ho esposto - che per noi sono inaccettabili - e a fronte della bocciatura di tutti i nostri emendamenti, con i quali abbiamo provato a contribuire al miglioramento di questa proposta, noi non possiamo che esprimere il nostro parere contrario a questo provvedimento.