Dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia
Data: 
Martedì, 28 Giugno, 2016
Nome: 
Federico Ginato

A.C. 3892

 

 Signora Presidente, rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, il provvedimento sulle banche che stiamo discutendo è solo l'ultimo di una lunga serie di provvedimenti che questo Governo ha assunto per meglio regolamentare il funzionamento del mercato bancario. C’è chi è arrivato a dire che questa sia la prova di interessi di carattere privato, noi invece diciamo che sono solo veleni di chi non sa o non vuole concepire la politica come confronto sul merito ma preferisce agitare sospetti infondati che, guarda caso, nascondono l'assenza di proposte alternative. Non si è capito, infatti, quali siano le proposte delle opposizioni; sinceramente abbiamo solo sentito una lunga sequela di no o di «si può far meglio», ma niente di veramente alternativo e sostanziale. Invece è un fatto che questo Governo abbia agito con responsabilità, tempestività e lungimiranza per affrontare una crisi di proporzioni straordinarie, che ha coinvolto irrimediabilmente anche il settore bancario.
È un fatto la riforma delle banche popolari, che prevede la trasformazione in Spa e la quotazione di quelle con oltre 8 miliardi di attivi; una riforma coraggiosa che, dopo tanti anni, ha smosso una sorta di foresta pietrificata. Quante volte ci hanno provato nel passato ? Se fosse stata fatta prima, non avrebbe solo consentito, come sta facendo, di facilitare il salvataggio di tante banche, ma avrebbe anche consentito a tanti piccoli azionisti delle popolari non quotate, come la Popolare di Vicenza o Veneto Banca, di poter vendere le proprie azioni ben prima dell'azzeramento del loro valore. Ed è sempre grazie a questa riforma se è potuto sedere in campo, con la spinta del Governo, il cosiddetto Fondo Atlante, Fondo che ha acquisito le due popolari venete, che consentirà di continuare ad erogare credito alle imprese del territorio e che, salvandole, ha salvato anche gli obbligazionisti, ha tutelato i depositi sopra i 100 mila euro e consentirà di gestire in modo più equilibrato il problema del personale.
È un fatto la riforma delle banche di credito cooperativo, uno dei pilastri del nostro sistema bancario, una storia iniziata nel 1883 e che aveva bisogno di essere salvaguardata. Abbiamo deciso di farlo con loro, accogliendo gran parte delle proposte raccolte nella bozza di autoriforma che le stesse BCC avevano preparato. Trecentosessanta banche potranno continuare così ad operare in una logica di cooperazione bancaria rafforzata e sempre in nome di valori come la mutualità tra i soci e la solidarietà. È un fatto l'autoriforma delle fondazioni bancarie: nessuna fondazione potrà avere più di un terzo del proprio patrimonio investito nella stessa banca. È una norma che favorisse la pluralità degli azionisti e, nello stesso tempo, tutela, tramite la ripartizione del rischio, un patrimonio di risorse come quello delle fondazioni, che deve continuare ad erogare risorse per la cresta delle comunità locali.
È un fatto che questo provvedimento affronti uno dei grandi problemi del sistema bancario, quello dei crediti deteriorati. Ricordo che i crediti deteriorati hanno raggiunto l'ammontare di 350 miliardi di euro, mentre nel 2008 erano pari a 100. Le sofferenze sono circa 200 miliardi. Ricordo, inoltre, che i tempi medi di recupero del credito superano in Italia i sette anni.  Ridurre questi tempi significa limitarne la perdita di valore e favorirne una cartolarizzazione che non sia vittima di fondi speculativi. È una speculazione che peraltro vediamo in azione anche in questi giorni: basta aprire i giornali per vedere come anche istituti finanziari sani siano in difficoltà dopo la Brexit. Abbiamo cercato di farlo con equilibrio, crediamo che le norme in approvazione siano in grado di bilanciare gli interessi in gioco salvaguardando i principi di buona fede e correttezza contrattuale delle parti, garantendo una maggiore trasparenza e rapidità delle procedure.
  Appare surreale che alcuni rappresentanti dell'opposizione ci accusino di aiutare le banche e poi contemporaneamente ci accusino anche di non aver aiutato sufficientemente gli azionisti e gli obbligazionisti, come fosse sempre possibile separare la sorte dell'investitore da quello dell'investimento realizzato. Aiutare il sistema bancario a riprendersi significa anche aiutare tanti piccoli azionisti ed investitori. Si doveva fare prima, certamente; lo si doveva fare quando il resto d'Europa aiutava il proprio sistema bancario, e lo si doveva fare senza prestare attenzione alla demagogia di chi ieri demonizzava qualsiasi tipo di sostegno pubblico e adesso dice che dobbiamo nazionalizzare le banche in crisi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
  È un altro fatto che questo Governo abbia cercato di aiutare in ogni modo possibile gli obbligazionisti delle quattro banche poste in liquidazione: riteniamo che con queste norme sia stato fatto uno sforzo straordinario per coniugare la volontà di aiutarli con il rispetto delle normative europee. Sono state fatte delle scelte che hanno tenuto conto delle diverse situazioni economiche nelle quali versano i singoli investitori; mi pare questo un principio di giustizia sociale. Infine, è un altro fatto che il Governo si sia posto la domanda di come affrontare l'enorme numero di esuberi che si preannuncia tra i lavoratori del settore bancario. Si parla di decine di migliaia di esuberi, a fronte non solo della crisi ma anche dell'avanzare di un modello diverso di fare banca. Mi pare una misura corretta e giusta aver dato la possibilità, agli istituti in grado di farlo, di allungare i tempi di prepensionamento da cinque a sette anni, in modo da gestire gli effetti della crisi con meno traumi possibili per i lavoratori.
  Quelli che ho velocemente elencato, onorevoli colleghi, sono fatti significativi, che testimoniano come il Governo e la maggioranza abbiano lavorato in questi due anni non per fare gli interessi dei banchieri ma per tutelare l'interesse delle imprese, dei risparmiatori, dei dipendenti, che sono la linfa vitale della nostra economia. Sono quindi queste le ragioni che ci spingono a confermare convintamente, come Partito Democratico, la nostra fiducia al Governo. Sappiamo, però, che restano ancora molte cose da fare, una su tutte il completamento dell'unione bancaria con la garanzia unica sui depositi, una norma che potrà contribuire in modo importante a ricostituire la fiducia dei risparmiatori e degli investitori; una fiducia che è il vero capitale della nostra società, una fiducia che va però riguadagnata. E da allora, nel corso di questi anni così difficili per il credito, chi ha sbagliato o chi ha agito illegalmente paghi, e paghi in proporzione ai danni al dolore causato. C’è bisogno di rafforzare l'azione di quelle procure che stanno indagando su ipotesi di truffe e dolo ai danni di centinaia di migliaia di azionisti. C’è bisogno di educare i nostri cittadini a maneggiare con cura le nozioni basilari di finanza, e mi auguro che i progetti di legge sull'educazione finanziaria presentati avanzino velocemente. C’è bisogno di più etica, anche in un mondo come la finanza: no ai banchieri a vita, no agli stipendi da milioni e milioni di euro, sì a una finanza orientata al bene comune che spinga anche sulla responsabilità sociale dell'impresa e dei cittadini. Sì ai social bond, che sono previsti nella nostra riforma del Terzo settore. Sì al microcredito. Sì alla speranza di poter costruire un'economia civile dove ricerca del profitto e ricerca della felicità pubblica possano camminare insieme.
  Il Partito Democratico ha tra le sue ragioni sociali quella di stare vicino agli ultimi e di mettere al centro la persona: vogliamo continuare a farlo e cercheremo di farlo sempre meglio, però voglio anche dire che non ci faremo schiacciare del populismo demagogico e risponderemo colpo su colpo portandoci dietro i nostri valori, il meglio della nostra storia ed il nostro irrinunciabile desiderio di esserne pienamente degni.