Data:
Lunedì, 15 Giugno, 2015
Nome:
Michele Anzaldi
A.C. 3104-A
Grazie Presidente, grazie Viceministro, gentili colleghi, il decreto-legge, di cui oggi è in corso la discussione sulle linee generali, rappresenta un'altra tappa importante del processo di sblocco nel settore agricolo. Un decreto-legge che interviene in maniera puntuale su alcune emergenze da governare – mi riferisco al superamento del regime delle quote latte e alla Xilella – e che concretizza alcuni importanti segnali di cambiamento anche in termini di governance dell'agricoltura. Dopo sette anni di crisi e di flessione si è fermata in Italia la caduta dei consumi alimentari che finalmente nel 2015 riprendono a salire e sono un indicatore abbastanza evidente di una ripresa da parte di consumatori e imprese. Dopo la casa è proprio la spesa alimentare la principale voce del budget delle famiglie. Parliamo di oltre 215 miliardi di euro. Siamo quindi in presenza di segnali importanti che devono consolidarsi e fortunatamente il Governo ha grande consapevolezza di questo. Lo scorso 1omaggio si è aperto l'Expo, una vetrina mondiale centrata sull'agroalimentare, proseguirà a Bologna con FICO e tutto questo non può che portare grandi benefici ad uno dei settori strategici del made in Italy e della qualità agroalimentare.
I dati positivi non possono farci dimenticare gli anni trascorsi e le difficoltà che persistono tuttora, difficoltà spesso legate a fattori climatici e ad eventi calamitosi, parassiti come la Xilella e la mosca che hanno colpito l'olivicoltura ma penso anche ai nostri agrumeti, alla sharka che colpisce le drupacee e a tutte le forme speculative legate al fenomeno dell'Italia sounding che necessiterebbe di una revisione della normativa di regolamentazione, delle etichettatura e della tracciabilità come richiesto da un ordine del giorno da me presentato e accolto dall'Esecutivo proprio questa settimana nel corso dei lavori di approvazione del disegno di legge comunitaria. Sono solo alcune delle emergenze che colpiscono le nostre produzioni di qualità ma non sono indifferenti neppure le vicende geopolitiche internazionali. Basti pensare alle ripercussioni sul nostro comparto agricolo delle sanzioni che la comunità internazionale ha stabilito nei confronti della Russia.
C’è stato un importante lavoro in Commissione, va dato atto al presidente, al relatore e a tutti i gruppi di aver contribuito a migliorare e a rafforzare strumenti di sostegno ad un comparto strategico come quello agricolo. L'articolo 4 ha istituito un Fondo per la realizzazione di un piano di interventi nel settore olivicolo-oleario con un budget di 32 milioni di euro che in Commissione ha visto un deciso incremento con l'approvazione dell'emendamento Mongiello, un piano nazionale che da 20 milioni è stato portato a 32 milioni di euro, con una riarticolazione delle risorse sempre all'interno del settore agricolo e aggiuntive rispetto alla politica agricola comunitaria, un segnale importante in particolare per le regioni meridionali dove si concentra la quota principale della produzione di olio del nostro Paese.
Lo avevamo pubblicamente detto che i 20 milioni di euro iniziali non ci sembravano sufficienti. Oggi, grazie a un importante lavoro di squadra, siamo riusciti a incrementare di oltre un terzo le risorse destinate al nuovo piano olivicolo, risorse tutte aggiuntive. L'obiettivo è quello di dare un sostegno concreto al sistema di imprese che produce qualità, per rilanciare il vero made in Italy anche sui mercati esteri. È un passo importante, quello fatto dal Governo, che deve integrarsi con i piani rurali delle regioni, finanziati con risorse comunitarie, e propedeutico a ulteriori misure che dovranno arrivare anche con la legge di stabilità per l'anno prossimo.
Entro due mesi un decreto interministeriale del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali e del Ministero dell'economia e delle finanze, adottato d'intesa con la Conferenza Stato-regioni, definirà i criteri e le modalità di attuazione del piano di interventi. Viene prevista una declinazione concreta del contributo con un minimo per aziende agricole e per aziende che, oltre alla produzione primaria, operano anche nella trasformazione e commercializzazione. Sull'olivicultura vi è stato un grande lavoro svolto dalla Commissione che ha portato anche importanti risultati come la legge sull'olio, le misure anticontraffazione, l'obbligo del termine «miscela» in etichetta quando vi sono miscele tra oli vergini ed extravergini, obbligatorietà del tappo antirabbocco in tutti gli esercizi pubblici.
Ma questo lavoro non ha fatto tralasciare l'attenzione alle emergenze. Ricordo l'approvazione di una risoluzione, la n. 8–00109, e di una mozione la scorsa settimana a firma del PD che ha puntualizzato strategie e interventi per contrastare la Xylella e salvaguardare il grande patrimonio costituito dalla filiera olivicola del nostro Paese. Si sono svolte importanti audizioni, si è registrato un importante coinvolgimento di tutte le associazioni di categoria con il compito di farsi carico del momento di grande difficoltà che attraversa il settore. Sono state incrementate le risorse per gli interventi compensativi e di sostegno in favore delle imprese danneggiate dalla diffusione del batterio Xylella fastidiosa, potenziando la dotazione del Fondo di solidarietà nazionale. A chi intende strumentalizzare la presunta contrapposizione tra settore lattiero-caseario e olivicolo per la destinazione di risorse dal primo al secondo va evidenziata la scelta saggia operata dal Governo di procedere, finalmente, al superamento del regime delle quote così come previsto in sede comunitaria, con tutto ciò che la storia ci ha consegnato, anche in termini economici, e di sostenere un comparto in grandi difficoltà come quello dell'olio. L'obiettivo che ci poniamo è quello di un rafforzamento della capacità produttiva del settore olivicolo che nel meridione per qualità non ha rivali nel mondo intero, della promozione della qualità, della tracciabilità, del sostegno alla commercializzazione, della valorizzazione anche in chiave turistica della funzione produttiva e paesaggistica del comparto olivicolo. È tempo di una rinnovata sinergia, anche della valorizzazione culturale e ambientale degli uliveti e dei frantoi.
L'utilizzo della decretazione d'urgenza è stata opportuna ed è un segnale, dato dal Governo, di grande attenzione. Ora altri soggetti istituzionali, a partire dalle regioni, sono chiamati a fare la loro parte in tempi brevi. È sicuramente un passo importante quello segnato dal decreto-legge, un segnale che va anche nella direzione giusta del sostegno alle imprese e ai vivaisti che con l'abbattimento delle piante di ulivo e con la sospensione o l'annullamento dei contratti e delle forniture perdono la loro fonte principale di reddito. Certo, ci sono anche degli altri impegni che il Governo si è assunto, a partire dalla mozione approvata in Aula sulla Xylella, per disporre le opportune iniziative finalizzate a escludere dal Patto di stabilità interno le somme impegnate dagli enti locali per la realizzazione degli interventi di competenza e obbligatori per fronteggiare l'emergenza fitosanitaria della Xylella fastidiosa, così come vanno definite le strategie per adottare un piano di certificazione delle produzioni vivaistiche, in modo da evitare qualsiasi blocco di esportazioni e riconoscere incentivi e sovvenzioni a tutti coloro che aderiscono al suddetto protocollo. È una questione, quella della valorizzazione del nostro comparto olivicolo, che va posta con forza, anche nelle opportune sedi comunitarie, per contrastare il fenomeno della contraffazione. Oggi, il consumatore è fortunatamente più attento e sensibile e questo deve indurre il legislatore ad adottare provvedimenti che abbiano come fine ultimo la maggiore trasparenza ed il perseguire le frodi. La concorrenza sleale in campo alimentare vale 60 miliardi di euro all'anno, pari al doppio del valore delle esportazioni italiane di prodotti agroalimentari pari a 27 miliardi di euro. Purtroppo, il nostro paese nelle forme di contrasto a questo fenomeno è ancora indietro e lo è anche rispetto a paesi con minore vocazione agroalimentare come, ad esempio, la Germania. Con l'approvazione del piano nazionale olivicolo facciamo un importante passo in avanti, l'incremento delle risorse fortemente voluto dal Partito Democratico dimostra quale è la nostra attenzione nei confronti di un segmento fondamentale del nostro comparto agroalimentare. Ma le risorse da sole non bastano e il piano deve essere l'ambito attraverso il quale rivedere complessivamente le strategie di promozione del nostro olio, un cambio di passo anche culturale.
Il presente decreto-legge deve essere propedeutico ad altri importanti interventi attesi dal mondo agricolo, a partire dal problema della tassazione di ogni terreno attraverso l'IMU agricola. Noi lavoreremo per questo e continueremo sul sentiero del confronto e di un metodo che punta sul protagonismo dei comparti di qualità del nostro settore agroalimentare. Segnali importanti ci vengono anche dai dati occupazionali, con l'agricoltura che nel corso dell'ultimo anno ha fatto registrare un incremento del 7 per cento del numero degli occupati. Un dato superiore di 10 volte al valore medio di tutti i settori, un segmento economico dinamico in grado di attrarre l'attenzione dei giovani, sapendo che la cura della terra è una risorsa economica ed è una garanzia contro il degrado idrogeologico. Questo decreto offre segnali importanti che vanno consolidati e promossi adeguatamente (Applausi dei deputati del gruppo del Partito Democratico).
I dati positivi non possono farci dimenticare gli anni trascorsi e le difficoltà che persistono tuttora, difficoltà spesso legate a fattori climatici e ad eventi calamitosi, parassiti come la Xilella e la mosca che hanno colpito l'olivicoltura ma penso anche ai nostri agrumeti, alla sharka che colpisce le drupacee e a tutte le forme speculative legate al fenomeno dell'Italia sounding che necessiterebbe di una revisione della normativa di regolamentazione, delle etichettatura e della tracciabilità come richiesto da un ordine del giorno da me presentato e accolto dall'Esecutivo proprio questa settimana nel corso dei lavori di approvazione del disegno di legge comunitaria. Sono solo alcune delle emergenze che colpiscono le nostre produzioni di qualità ma non sono indifferenti neppure le vicende geopolitiche internazionali. Basti pensare alle ripercussioni sul nostro comparto agricolo delle sanzioni che la comunità internazionale ha stabilito nei confronti della Russia.
C’è stato un importante lavoro in Commissione, va dato atto al presidente, al relatore e a tutti i gruppi di aver contribuito a migliorare e a rafforzare strumenti di sostegno ad un comparto strategico come quello agricolo. L'articolo 4 ha istituito un Fondo per la realizzazione di un piano di interventi nel settore olivicolo-oleario con un budget di 32 milioni di euro che in Commissione ha visto un deciso incremento con l'approvazione dell'emendamento Mongiello, un piano nazionale che da 20 milioni è stato portato a 32 milioni di euro, con una riarticolazione delle risorse sempre all'interno del settore agricolo e aggiuntive rispetto alla politica agricola comunitaria, un segnale importante in particolare per le regioni meridionali dove si concentra la quota principale della produzione di olio del nostro Paese.
Lo avevamo pubblicamente detto che i 20 milioni di euro iniziali non ci sembravano sufficienti. Oggi, grazie a un importante lavoro di squadra, siamo riusciti a incrementare di oltre un terzo le risorse destinate al nuovo piano olivicolo, risorse tutte aggiuntive. L'obiettivo è quello di dare un sostegno concreto al sistema di imprese che produce qualità, per rilanciare il vero made in Italy anche sui mercati esteri. È un passo importante, quello fatto dal Governo, che deve integrarsi con i piani rurali delle regioni, finanziati con risorse comunitarie, e propedeutico a ulteriori misure che dovranno arrivare anche con la legge di stabilità per l'anno prossimo.
Entro due mesi un decreto interministeriale del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali e del Ministero dell'economia e delle finanze, adottato d'intesa con la Conferenza Stato-regioni, definirà i criteri e le modalità di attuazione del piano di interventi. Viene prevista una declinazione concreta del contributo con un minimo per aziende agricole e per aziende che, oltre alla produzione primaria, operano anche nella trasformazione e commercializzazione. Sull'olivicultura vi è stato un grande lavoro svolto dalla Commissione che ha portato anche importanti risultati come la legge sull'olio, le misure anticontraffazione, l'obbligo del termine «miscela» in etichetta quando vi sono miscele tra oli vergini ed extravergini, obbligatorietà del tappo antirabbocco in tutti gli esercizi pubblici.
Ma questo lavoro non ha fatto tralasciare l'attenzione alle emergenze. Ricordo l'approvazione di una risoluzione, la n. 8–00109, e di una mozione la scorsa settimana a firma del PD che ha puntualizzato strategie e interventi per contrastare la Xylella e salvaguardare il grande patrimonio costituito dalla filiera olivicola del nostro Paese. Si sono svolte importanti audizioni, si è registrato un importante coinvolgimento di tutte le associazioni di categoria con il compito di farsi carico del momento di grande difficoltà che attraversa il settore. Sono state incrementate le risorse per gli interventi compensativi e di sostegno in favore delle imprese danneggiate dalla diffusione del batterio Xylella fastidiosa, potenziando la dotazione del Fondo di solidarietà nazionale. A chi intende strumentalizzare la presunta contrapposizione tra settore lattiero-caseario e olivicolo per la destinazione di risorse dal primo al secondo va evidenziata la scelta saggia operata dal Governo di procedere, finalmente, al superamento del regime delle quote così come previsto in sede comunitaria, con tutto ciò che la storia ci ha consegnato, anche in termini economici, e di sostenere un comparto in grandi difficoltà come quello dell'olio. L'obiettivo che ci poniamo è quello di un rafforzamento della capacità produttiva del settore olivicolo che nel meridione per qualità non ha rivali nel mondo intero, della promozione della qualità, della tracciabilità, del sostegno alla commercializzazione, della valorizzazione anche in chiave turistica della funzione produttiva e paesaggistica del comparto olivicolo. È tempo di una rinnovata sinergia, anche della valorizzazione culturale e ambientale degli uliveti e dei frantoi.
L'utilizzo della decretazione d'urgenza è stata opportuna ed è un segnale, dato dal Governo, di grande attenzione. Ora altri soggetti istituzionali, a partire dalle regioni, sono chiamati a fare la loro parte in tempi brevi. È sicuramente un passo importante quello segnato dal decreto-legge, un segnale che va anche nella direzione giusta del sostegno alle imprese e ai vivaisti che con l'abbattimento delle piante di ulivo e con la sospensione o l'annullamento dei contratti e delle forniture perdono la loro fonte principale di reddito. Certo, ci sono anche degli altri impegni che il Governo si è assunto, a partire dalla mozione approvata in Aula sulla Xylella, per disporre le opportune iniziative finalizzate a escludere dal Patto di stabilità interno le somme impegnate dagli enti locali per la realizzazione degli interventi di competenza e obbligatori per fronteggiare l'emergenza fitosanitaria della Xylella fastidiosa, così come vanno definite le strategie per adottare un piano di certificazione delle produzioni vivaistiche, in modo da evitare qualsiasi blocco di esportazioni e riconoscere incentivi e sovvenzioni a tutti coloro che aderiscono al suddetto protocollo. È una questione, quella della valorizzazione del nostro comparto olivicolo, che va posta con forza, anche nelle opportune sedi comunitarie, per contrastare il fenomeno della contraffazione. Oggi, il consumatore è fortunatamente più attento e sensibile e questo deve indurre il legislatore ad adottare provvedimenti che abbiano come fine ultimo la maggiore trasparenza ed il perseguire le frodi. La concorrenza sleale in campo alimentare vale 60 miliardi di euro all'anno, pari al doppio del valore delle esportazioni italiane di prodotti agroalimentari pari a 27 miliardi di euro. Purtroppo, il nostro paese nelle forme di contrasto a questo fenomeno è ancora indietro e lo è anche rispetto a paesi con minore vocazione agroalimentare come, ad esempio, la Germania. Con l'approvazione del piano nazionale olivicolo facciamo un importante passo in avanti, l'incremento delle risorse fortemente voluto dal Partito Democratico dimostra quale è la nostra attenzione nei confronti di un segmento fondamentale del nostro comparto agroalimentare. Ma le risorse da sole non bastano e il piano deve essere l'ambito attraverso il quale rivedere complessivamente le strategie di promozione del nostro olio, un cambio di passo anche culturale.
Il presente decreto-legge deve essere propedeutico ad altri importanti interventi attesi dal mondo agricolo, a partire dal problema della tassazione di ogni terreno attraverso l'IMU agricola. Noi lavoreremo per questo e continueremo sul sentiero del confronto e di un metodo che punta sul protagonismo dei comparti di qualità del nostro settore agroalimentare. Segnali importanti ci vengono anche dai dati occupazionali, con l'agricoltura che nel corso dell'ultimo anno ha fatto registrare un incremento del 7 per cento del numero degli occupati. Un dato superiore di 10 volte al valore medio di tutti i settori, un segmento economico dinamico in grado di attrarre l'attenzione dei giovani, sapendo che la cura della terra è una risorsa economica ed è una garanzia contro il degrado idrogeologico. Questo decreto offre segnali importanti che vanno consolidati e promossi adeguatamente (Applausi dei deputati del gruppo del Partito Democratico).