Data: 
Lunedì, 15 Giugno, 2015
Nome: 
Giuseppe Romanini

A.C. 3104-A

Signora Presidente, signor Viceministro, gentili colleghi, la conversione in legge del decreto-legge n. 51 del 2015, recante disposizioni urgenti in materia di rilancio dei settori agricoli in crisi, è un atto, come giustamente ricordava il relatore, particolarmente atteso dal mondo agricolo. Le azioni contenute nel decreto-legge riguardano insieme il settore dell'olio e il settore lattiero-caseario, quest'ultimo, come già ricordato, nel delicato momento di passaggio dal regime trentennale delle quote latte ad un sistema di libero mercato. 
  In questo settore introduce misure di transizione morbide nonché mirate ad un riequilibrio strutturale delle relazioni contrattuali tra i diversi operatori della filiera, in particolare attraverso l'attuazione della normativa europea in materia di organizzazioni interprofessionali. Va dato merito al Governo con questo intervento di avere tenuto particolarmente conto delle indicazioni contenute nella risoluzione n. 8–00102 (risoluzione latte), approvata all'unanimità il 9 aprile di quest'anno dalla XIII Commissione (Agricoltura). Direi che tutti gli impegni assunti con quella risoluzione sono stati trasposti nel testo in esame. 
  In particolare, a proposito delle organizzazioni interprofessionali – voglio ricordarlo – tale risoluzione, constatato che nel settore lattiero-caseario le difficoltà nelle relazioni contrattuali e nella trasmissione del prezzo ed i conseguenti squilibri nella filiera sono un fenomeno ricorrente, impegnava il Governo al riordino delle relazioni commerciali attraverso l'incentivazione e il rafforzamento delle organizzazioni dei produttori e di quelle interprofessionali. 
  Vi era, inoltre, l'impegno a convocare il tavolo della filiera del settore latte come strumento previsto dalle norme comunitarie al fine, tra l'altro, di programmare gli interventi che la filiera deve mettere in atto per incrementare la commercializzazione dei prodotti lattiero-caseari in Italia e all'estero. 
  Come detto, signora Presidente, il Governo ha mantenuto questi impegni, provvedendovi in particolare con l'articolo 3, con il quale è arrivato a regolamentare per la prima volta in modo organico tutta la disciplina delle organizzazioni interprofessionali. 
  È su questo specifico punto, che ritengo fondamentale, non solo per il latte, ma per il futuro di molti altri settori, prodotti o gruppi di prodotti agricoli, che voglio richiamare l'attenzione dell'Aula. 
  Sull'articolo 3, la Commissione agricoltura è intervenuta più volte e il lavoro parlamentare è stato determinante per ottenere un risultato migliore, più efficace e maggiormente condiviso dalle associazioni agricole e dalle rappresentanze imprenditoriali delle filiere interessate. 
  L'intervento della Commissione ha avuto origine dalla considerazione della strategicità dello sviluppo in Italia di queste organizzazioni di filiera. Organizzazioni di produttori, accordi e interprofessioni, infatti, sono aspetti diversi, ma complementari, che perseguono l'obiettivo di sviluppare un sistema agricolo maggiormente contrattualizzato e orientato alla programmazione della produzione per adattarla alle esigenze dei mercati. Un adeguato sviluppo delle organizzazioni interprofessionali è indispensabile a garantire questo risultato. Una sede stabile di relazioni tra i soggetti favorirà la trasparenza del mercato e la conoscenza del potenziale produttivo, la sua programmazione e qualificazione, la definizione di contratti tipo e di regole condivise, riducendo la conflittualità che sorge più facilmente quando le parti si incontrano semplicemente per definire il prezzo. 
  In Italia abbiamo molto da fare in questo campo, pochissime sono le OI operative (solo otto, in base ad uno studio recente dell'università di Perugia) e non tutte riconosciute nei settori ortofrutta, tabacco, olio d'oliva, cereali, carne, pere e pomodoro da industria. Lodevole, pertanto, l'iniziativa del Governo e cruciale per il miglioramento della competitività e della sostenibilità delle diverse filiere agroalimentari. 
  Tuttavia, il testo del decreto-legge n. 51 del 2015, nel regolamentare la materia per le OI, rischiava, come ritengo, di mettere in crisi quelle non ancora riconosciute dal Ministero, dal Mipaaf, ma già operative ed efficaci per effetto dei riconoscimenti regionali operati in virtù del regolamento europeo n. 1308/2013. Qui il lavoro della Commissione è stato particolarmente intenso ed è stato necessario predisporre norme che siano a supporto e tutoraggio di nuove esperienze e non penalizzanti per quelle organizzazioni e quei territori, come l'Emilia Romagna, dalla quale provengo, che in questo campo hanno già prodotto risultati concreti. 
  In quelle regioni sono state riconosciute tre organizzazioni interprofessionali regionali o interregionali con l'assenso comunitario: l'OI del pomodoro da industria del nord Italia, l'OI del gran suino italiano, l'OI della pera e una OI in corso di riconoscimento sul settore delle uova. 
  Le modifiche introdotte in XIII Commissione hanno avuto, pertanto, l'obiettivo prioritario di salvaguardare le buone esperienze, quelle già avviate, e consentire la nascita di nuove OI radicate tra le imprese e rispettose della varietà, delle differenze settoriali, territoriali ed organizzative del sistema agroalimentare italiano. 
  Queste volontà hanno trovato efficace sintesi nell'emendamento del relatore all'articolo 3 che, da una parte, come è già stato ricordato, ha previsto l'innalzamento delle soglie di rappresentatività minime richieste per il riconoscimento delle organizzazioni interprofessionali e, dall'altra, ne ha consentito il riconoscimento anche a livello di una singola circoscrizione economica, definita come una zona geografica costituita da regioni di produzione limitrofe o vicine nelle quali le condizioni di produzione e commercializzazione sono omogenee, come dall'articolo 164, paragrafo, 2, del regolamento n. 1308/2013 già richiamato, confermando comunque l'esigenza posta dal testo del decreto-legge di evitare un'eccessiva proliferazione di organismi interprofessionali. 
  È stata elevata al 25 per cento la quota minima prevista per la costituzione dell'OI del latte a livello nazionale e, in caso di pomodoro da industria. Lodevole, pertanto, l'iniziativa del Governo e cruciale per il miglioramento della competitività e della sostenibilità delle diverse filiere agroalimentari. 
  Tuttavia, il testo del decreto-legge n. 51 del 2015, nel regolamentare la materia per le OI, rischiava, come ritengo, di mettere in crisi quelle non ancora riconosciute dal Ministero, dal Mipaaf, ma già operative ed efficaci per effetto dei riconoscimenti regionali operati in virtù del regolamento europeo n. 1308/2013. Qui il lavoro della Commissione è stato particolarmente intenso ed è stato necessario predisporre norme che siano a supporto e tutoraggio di nuove esperienze e non penalizzanti per quelle organizzazioni e quei territori, come l'Emilia Romagna, dalla quale provengo, che in questo campo hanno già prodotto risultati concreti. 
  In quelle regioni sono state riconosciute tre organizzazioni interprofessionali regionali o interregionali con l'assenso comunitario: l'OI del pomodoro da industria del nord Italia, l'OI del gran suino italiano, l'OI della pera e una OI in corso di riconoscimento sul settore delle uova. 
  Le modifiche introdotte in XIII Commissione hanno avuto, pertanto, l'obiettivo prioritario di salvaguardare le buone esperienze, quelle già avviate, e consentire la nascita di nuove OI radicate tra le imprese e rispettose della varietà, delle differenze settoriali, territoriali ed organizzative del sistema agroalimentare italiano. 
  Queste volontà hanno trovato efficace sintesi nell'emendamento del relatore all'articolo 3 che, da una parte, come è già stato ricordato, ha previsto l'innalzamento delle soglie di rappresentatività minime richieste per il riconoscimento delle organizzazioni interprofessionali e, dall'altra, ne ha consentito il riconoscimento anche a livello di una singola circoscrizione economica, definita come una zona geografica costituita da regioni di produzione limitrofe o vicine nelle quali le condizioni di produzione e commercializzazione sono omogenee, come dall'articolo 164, paragrafo, 2, del regolamento n. 1308/2013 già richiamato, confermando comunque l'esigenza posta dal testo del decreto-legge di evitare un'eccessiva proliferazione di organismi interprofessionali. 
  È stata elevata al 25 per cento la quota minima prevista per la costituzione dell'OI del latte a livello nazionale e, in caso di pomodoro da industria. Lodevole, pertanto, l'iniziativa del Governo e cruciale per il miglioramento della competitività e della sostenibilità delle diverse filiere agroalimentari. 
  Tuttavia, il testo del decreto-legge n. 51 del 2015, nel regolamentare la materia per le OI, rischiava, come ritengo, di mettere in crisi quelle non ancora riconosciute dal Ministero, dal Mipaaf, ma già operative ed efficaci per effetto dei riconoscimenti regionali operati in virtù del regolamento europeo n. 1308/2013. Qui il lavoro della Commissione è stato particolarmente intenso ed è stato necessario predisporre norme che siano a supporto e tutoraggio di nuove esperienze e non penalizzanti per quelle organizzazioni e quei territori, come l'Emilia Romagna, dalla quale provengo, che in questo campo hanno già prodotto risultati concreti. 
  In quelle regioni sono state riconosciute tre organizzazioni interprofessionali regionali o interregionali con l'assenso comunitario: l'OI del pomodoro da industria del nord Italia, l'OI del gran suino italiano, l'OI della pera e una OI in corso di riconoscimento sul settore delle uova. 
  Le modifiche introdotte in XIII Commissione hanno avuto, pertanto, l'obiettivo prioritario di salvaguardare le buone esperienze, quelle già avviate, e consentire la nascita di nuove OI radicate tra le imprese e rispettose della varietà, delle differenze settoriali, territoriali ed organizzative del sistema agroalimentare italiano. 
  Queste volontà hanno trovato efficace sintesi nell'emendamento del relatore all'articolo 3 che, da una parte, come è già stato ricordato, ha previsto l'innalzamento delle soglie di rappresentatività minime richieste per il riconoscimento delle organizzazioni interprofessionali e, dall'altra, ne ha consentito il riconoscimento anche a livello di una singola circoscrizione economica, definita come una zona geografica costituita da regioni di produzione limitrofe o vicine nelle quali le condizioni di produzione e commercializzazione sono omogenee, come dall'articolo 164, paragrafo, 2, del regolamento n. 1308/2013 già richiamato, confermando comunque l'esigenza posta dal testo del decreto-legge di evitare un'eccessiva proliferazione di organismi interprofessionali. 
  È stata elevata al 25 per cento la quota minima prevista per la costituzione dell'OI del latte a livello nazionale e, in caso di riconoscimento relativo ad una singola circoscrizione economica, se ne chiede la rappresentatività almeno del 51 per cento e del 15 per cento a livello nazionale. 
  Parallelamente, è stata alzata al 40 per cento la soglia per il riconoscimento delle OI operanti in settori diversi (e sono tutti gli altri) da quello lattiero-caseario. Nel caso di riconoscimento relativo ad una singola circoscrizione economica, cosa alla quale si teneva molto, si chiede la rappresentatività del 51 per cento della circoscrizione interessata e comunque una rappresentatività del 30 per cento a livello nazionale. È stata prevista giustamente, ancora in termini di modifica, con il lavoro della Commissione riassunto dall'emendamento del relatore, l'intesa con la Conferenza Stato-regioni per l'emanazione del decreto di riconoscimento delle OI da parte del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali. Tali modifiche tutte vogliono dare una risposta all'istanza di consentire un riconoscimento diretto da parte delle regioni e province autonome, lasciando tuttavia l'impostazione secondo la quale sia il Ministero ad emanare il riconoscimento, anche in considerazione del carattere almeno interregionale delle OI e della potestà che avranno di emanare regole valevoli erga omnes. Al termine del lavoro svolto in XIII Commissione, penso che possiamo dire che le norme proposte riusciranno, speriamo, a favorire un adeguato sviluppo delle organizzazioni interprofessionali. Insieme agricoltori, trasformatori, distributori e dettaglianti possono svolgere un ruolo utile facilitando il dialogo tra gli attori della filiera, promuovendo le buone pratiche e la trasparenza del mercato e questo ci auguriamo possano fare dopo il varo del decreto-legge in oggetto(Applausi dei deputati del gruppo).