A.C. 2355
Grazie, Presidente. Provo a venirvi dietro, perché a me la parola “sicurezza” piace, è una parola dolce, non è una parola truce, come l'avete fatta diventare nei vostri discorsi. È una parola che etimologicamente significa: senza preoccupazione. Indica leggerezza, non il cupo dei decreti con i quali avete riempito la vostra breve e già troppo lunga storia di Governo. E allora mi chiedo cos'è che ci rende insicuri oggi, nel 2025. Comincio dalla cosa più ovvia: rende insicura una donna, una ragazza, venire ammazzata da un uomo. Ieri un'altra, l'ennesima, aveva solo 14 anni.
Rende insicura una donna venire molestata, magari dal suo professore all'università. Non in stazione, all'università. Un professore che ti tocca, ma senza pressione, e quindi viene assolto, perché non è violenza se la pressione non c'è. Cos'è che ci rende insicuri nel 2025? Magari, centrali che possono spegnersi all'improvviso quando manca la sicurezza informatica e si ferma tutto. Lo abbiamo visto poco lontano da qui: si fermano i trasporti, si fermano le aziende, possono fermarsi persino gli ospedali.
Cos'è che ci rende insicuri? L'esposizione massiccia ai giganti del web e delle multinazionali (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Se qualcuno domani stacca il cloud, qui salta tutto, si ferma tutto, e guardate, non c'è niente di distopico in questi scenari. La verità, però, è che questi sono problemi complessi e che per i problemi complessi servono soluzioni complesse.
E le soluzioni complesse sono fatte di prevenzione e di investimenti, che hanno bisogno di tempo e hanno bisogno di politica, quella con la P maiuscola; e voi, invece, siete quelli dei video da un minuto e mezzo autoprodotti, del magico mondo di Giorgia, e quindi spacciate per decreto Sicurezza un provvedimento che non risolve nessuno di questi problemi, neanche tenta di affrontarli. No, è solo l'ennesima punizione per gli invisibili. I carcerati, i bambini, i neonati costretti a crescere in un carcere: la vergogna più assoluta, quella che non so come farà a farvi dormire la notte, colleghi e colleghe.
Gli immigrati, questi sono i vostri preferiti, perché degli immigrati non importa niente a nessuno, poi sono diversi, vengono da lontano, per lo più hanno un colore della pelle diverso, e quindi sono perfetti per alimentare le paure che vi servono per fare campagna elettorale. Chiamate “sicurezza” la punizione del carcere per chi osa protestare per il proprio lavoro, per difendere il proprio posto di lavoro, per difendere il diritto alla casa. Ragazze e ragazzi che, meno male, trovano ancora il coraggio e la forza di difendere il proprio diritto ad avere una casa in un Paese che questo diritto non glielo dà più da troppo tempo.
Persone che protestano per il proprio futuro e il diritto di avere un pianeta da abitare. Ecco, voi li volete punire con il carcere, questo sì che fa rabbrividire. Questo davvero è degno del peggiore Orban a cui chiaramente vi ispirate. Pur avendo, però, la stessa fonte di ispirazione, questo devo dire che vi unisce, siete divisi come nessuno. In Europa andate in ordine sparso, ma anche in Italia siete divisi sulle tasse, sulle banche - lo dico piano, non vorrei disturbare qualcuno - e sulla politica estera.
Allora cosa c'è di meglio che ritrovarsi tutti uniti attorno a un piano di repressione sistematica del dissenso e di criminalizzazione degli ultimi? Cosa funziona meglio di questo, colleghe e colleghi? È una furbizia penosa sulla pelle della povera gente, che offende anche il buon senso. Poi però respirate un po', riempite le pagine dei giornali, qualche seratona di talk show con la vostra propaganda, date le ferie per qualche giorno al povero cuoco di Palazzo Chigi, che ormai da mesi deve organizzare le mense della rappacificazione tra i leader di una maggioranza chiaramente a pezzi, e guadagnate un po' di ossigeno con la vostra narrazione. Però i danni restano e li pagheremo tutti molto cari.
E dopo questo ennesimo decreto non ci sarà nessuno in Italia che si sentirà più sicuro. Nessuno dei problemi che ho citato sarà risolto. Nessuno avrà meno preoccupazioni. Nessuno sarà più leggero quando penserà al lavoro, alla casa, al futuro. No, anzi, crescerà la paura ancora e ancora. Accadrà non per caso, ma perché a voi servono cittadine e cittadini spaventati. Però, Presidente, noi siamo certi che un'altra strada è possibile e che alla fine non prevarrete. Oggi pensate di avere vinto la vostra battaglia, già mi pare di sentirvi esultare quando con il voto finale riaffermerete il vostro essere maggioranza in quest'Aula, maggioranza afona fin qui.
Direte di avere vinto, ma là fuori c'è un Paese che presto, molto prima di quanto pensate, nelle urne vi dimostrerà quanto sbagliate, e quella sì che sarà una bella giornata. Lì sì che finalmente potremo dire, tutte e tutti insieme, che cominciamo a costruire la nostra vera comune sicurezza, che con la vostra non c'entra davvero niente.