Esame e votazione di una questione pregiudiziale
Data: 
Martedì, 8 Marzo, 2022
Nome: 
Stefano Ceccanti

A.C. 3491

Grazie, Presidente. Il testo di questa pregiudiziale dei colleghi di Alternativa che slitta da un'impostazione di opportunità su cui si erano finora incentrati dibattiti ad una di legittimità, mi ha fatto venire in mente una nota pagina de I promessi sposi, quella in cui don Abbondio, impaurito dai bravi, cerca delle scuse per evitare di celebrare il matrimonio tra Renzo e Lucia. “Sapete voi quanti siano gl'impedimenti dirimenti?” “Che vuol ch'io sappia d'impedimenti?” “Error, conditio, votum, cognatio, crimen, cultus disparitas, vis, ordo, ligamen, honestas, si sis affinis…(Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico),” cominciava don Abbondio, contando sulla punta delle dita. “Si piglia gioco di me?” interruppe il giovine. “Che vuol ch'io faccia del suo latinorum?”.

Ora, quali sarebbero, secondo i colleghi, gli impedimenti dirimenti? Ce ne sarebbero tre. Evito di dedicare troppo tempo al secondo e al terzo perché dovrebbe essere loro noto che un decreto-legge è fonte equiparata alla legge e si può quindi bene, con un decreto successivo, derogare ad una legge precedente; e dovrebbe essere loro ancor più noto che in quest'Aula, la settimana scorsa, martedì 1° marzo, vi è stata una preventiva autorizzazione; preventiva rispetto al decreto interministeriale come richiesto dal testo del decreto-legge, con la risoluzione Crippa e altri, nello specifico al suo punto 3, che seguiva peraltro l'informativa della settimana precedente.

Il punto chiave però è il primo: per il gruppo di Alternativa non sarebbero sufficienti le cause di illegittimità previste dall'articolo 51 della Carta ONU, la delibera a larghissima maggioranza dell'Assemblea generale, gli articoli 3 e 4 del Trattato NATO, le decisioni del Consiglio europeo del 28 febbraio che si collocano nell'European Peace Facility (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). No, per i colleghi l'apertura al multilateralismo, alle limitazioni di sovranità a cui l'articolo 11 ricollega il ripudio della guerra, si avrebbe solo con una delibera formale del Consiglio di sicurezza: ma che si fa se uno qualsiasi dei componenti del Consiglio con diritto di veto è aggressore o complice di aggressori? Ci si dovrebbe arrendere (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)?

Renzo non si arrese alla lista degli impedimenti dirimenti di don Abbondio e non lo faremo neanche noi. Non abbiamo paura dei bravi e non siamo equidistanti, come non lo si può mai essere tre aggressori aggrediti.

L'ordinamento che richiede l'articolo 11, quello che deve assicurare la pace e la giustizia fra le Nazioni, non è fatto né di paure né di omissioni; è fatto di responsabilità, quella che ci assumiamo come Parlamento, gentile ambasciatore della Repubblica russa, che ha scritto ai nostri colleghi della Commissione difesa per ricordarci che saremo ritenuti responsabili (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Ce la assumiamo questa responsabilità, gentile ambasciatore, perché questo Parlamento non ha paura dei bravi, non è don Abbondio. E questo Parlamento sa, come diceva Bonhoeffer – sì, ancora Bonhoeffer! - che la responsabilità vera non è quella che nasce da cause astratte, ma al servizio delle persone, specie se oppresse (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Liberi e Uguali).