Dichiarazione di voto
Data: 
Martedì, 30 Settembre, 2025
Nome: 
Rosanna Filippin

Doc. XVIII-bis, n. 68

 

ignor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, il parere motivato approvato nella XIV Commissione rappresenta invece, secondo la nostra posizione, un passo indietro nella lotta contro i cambiamenti climatici: è un testo che guarda clamorosamente al passato e si dimentica completamente che la vera minaccia non è la transizione ecologica ma l'inazione. Chi sostiene che un obiettivo vincolante al 2040 sia un fardello trascura una realtà evidente, che il fardello vero lo portiamo già oggi: lo portano le nostre comunità, che sono colpite da siccità, alluvioni, incendi, eventi estremi; lo porta il sistema produttivo; lo portano le nostre città, che sono soffocate dall'inquinamento. Non possiamo più permetterci di guardare altrove.

Si contesta l'assenza di una nuova valutazione di impatto ma, colleghi, i dati scientifici sono già chiari. La finestra per contenere l'aumento delle temperature si sta chiudendo. Aspettare ancora diverse analisi, mentre il pianeta brucia, equivale solo a negare l'evidenza. Si invoca il principio di sussidiarietà, come se ogni Stato potesse affrontare da solo una sfida globale, ma sappiamo bene che è l'Europa, con la sua forza regolatoria e finanziaria, a poter garantire uniformità, certezza e giustizia. Nessuno Stato membro, da solo, ha la scala necessaria per incidere davvero. Infine, si propone un traguardo flessibile non vincolante, ma sappiamo che gli obiettivi senza vincoli sono promesse vuote. Se non avessimo fissato obiettivi giuridicamente vincolanti non avremmo oggi il pacchetto Fit for 55 né la riduzione del 37 per cento delle emissioni già conseguite. Sommessamente, ricordo che il pacchetto “Pronti per il 55” è stato approvato dal Governo Draghi, ma è stato gestito da questo Governo e dai suoi Ministri.

Noi pensiamo che la posizione espressa con il parere motivato della XIV Commissione sia miope, ingiusta e persino pericolosa. È miope, perché dimentica che il cambiamento climatico non si ferma ai confini nazionali: le alluvioni, le siccità, le ondate di calore, che colpiscono le nostre città e i nostri territori, dimostrano che solo un'azione comune può avere effetto. È ingiusta, perché scarica sulle generazioni future il peso della nostra indecisione. La Commissione europea ha scelto l'obiettivo del 90 per cento di riduzione di emissioni climalteranti entro il 2040 non per ideologia, ma per pragmatismo: è la soglia indicata dagli scienziati, l'unico modo per arrivare in sicurezza alla neutralità climatica nel 2050. Rallentare oggi significa semplicemente chiedere ai nostri figli di correre domani, oppure di vivere in una terra sconvolta dagli eventi estremi. È pericolosa, perché lascia l'Europa in balia dei colossi globali. Chi sostiene che fissare un traguardo vincolante ci indebolisce rispetto a Cina e Stati Uniti dimentica che l'Europa si è già dotata di strumenti per difendere la propria competitività, dal Patto per l'industria pulita al Piano d'azione per un'energia a prezzi accessibili, fino alla futura Banca per la decarbonizzazione. Senza obiettivi chiari questi strumenti perdono efficacia.

Colleghi, la XIV Commissione ha scritto che mancano flessibilità e strumenti di adattamento: non è vero. La proposta prevede l'uso dei crediti internazionali, il sistema di quote di scambio di emissioni e la possibilità di compensare sforzi tra settori. Certo, si può discutere se questi margini vadano ampliati, ma negarne l'esistenza è fuorviante. Soprattutto, la proposta è tecnologicamente neutrale: non impone una sola via, ma apre a tutte le soluzioni a zero e a basse emissioni.

Infine, un ultimo punto politico: la leadership internazionale. A novembre, alla COP30 di Belém, l'Europa porterà il suo contributo determinato a livello nazionale. Senza un traguardo al 2040, l'Unione arriverà divisa, debole, incapace di chiedere agli altri grandi emettitori di fare la loro parte. Chi oggi dice aspettiamo, di fatto dice: lasciamo che siano gli altri a decidere per noi. È esattamente per questo che noi, invece, siamo contrari al parere motivato,