Dichiarazione di voto
Data: 
Mercoledì, 20 Aprile, 2022
Nome: 
Fabio Melilli

Doc. LVII, n. 5

Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghe e colleghi, l'Aula esprime oggi il suo giudizio sul Documento di economia e finanza che il Governo ha presentato alle Camere. Nel dicembre scorso, tutti pensavamo, al di là del nuovo intensificarsi dei contagi e di qualche rallentamento dell'economia, che fosse possibile voltare pagina e lasciare alle nostre spalle un biennio che aveva inciso in modo drammatico sulle nostre vite, sulle nostre abitudini, sull'intera nostra comunità. Il 2021 segnava la nascita di un'Europa nuova, finalmente in grado di essere vera comunità di donne e di uomini, luogo di scelte innovative ed unificanti, capace, al di là e al di sopra degli egoismi nazionali, di superare vecchie visioni e vecchie divisioni, di fronte all'irrompere di una minaccia comune che rischiava di minarne le sue fondamenta. Credo che giovi ricordare la classe dirigente italiana, bisognerà farlo ogni tanto, che in quei luoghi ha giocato un ruolo decisivo nell'affermarsi del nuovo corso. Il 2021, a valle di quelle scelte, ha segnato l'avvio del PNRR, lo strumento che ha determinato di più di altri l'orizzonte di una nuova stagione di sviluppo. Lo stesso 2021 ha segnato, poi, un inatteso balzo della nostra crescita, che immaginavamo tendesse a consolidarsi nel tempo, al di là dei rimbalzi, dopo aver collocato nel nostro Paese tra coloro che meglio hanno saputo reagire alla crisi economica e sociale causata dalla pandemia.

Un'epoca nuova sembrava affacciarsi sul Vecchio continente, un'epoca caratterizzata da nuovi impegni, da nuove direzioni di marcia verso le quali tutti insieme avevamo deciso di indirizzare scelte innovative e scelte moderne. Dalla transizione ecologica, al superamento del digitale, al superamento di gap storici che hanno fermato per decenni la crescita economica del nostro Paese, alle questioni relative alla parità di genere, alle politiche per le nuove generazioni, al superamento delle profonde differenze sociali, alla diminuzione delle gravi differenze territoriali nelle città, come tra aree forti e aree deboli del Paese, insieme ad una profonda stagione di riforme capace di superare la tradizionale stanchezza italiana nell'affrontarle, sono stati i tratti distintivi del nostro dibattito, delle nostre convinzioni, anche delle nostre differenze di visione e di prospettiva.

Poi, l'inimmaginabile: l'esplodere di un conflitto devastante alle nostre porte e il riecheggiare delle nostre riflessioni di termini antichi, a volte persino desueti, ha connotato improvvisamente il nuovo anno, trasformandolo da un anno di nuove speranze in un anno che sembra riportarci ai tempi e ad un linguaggio ai quali intere generazioni non erano più abituate. E tutto ciò ci ha messo davanti scelte nuove, scelte difficili, decisioni di ordine etico, valoriale, che interrogano incessantemente le nostre coscienze.

Decisioni difficili, che incidono certo sui nostri valori, ma che impongono a tutti noi il dovere della scelta, la capacità di distinguere gli aggressori dagli aggrediti, la consapevolezza di dover proteggere i valori che sorreggono le democrazie e sono cardine e fondamento di ogni convivenza civile. E questo nuovo tempo, la sua irruzione nello scenario europeo violenta e inattesa, cambia ancora il nostro linguaggio, le nostre sensibilità, le nostre priorità, le nostre scelte. L'aggressione ad un popolo sovrano alle porte d'Europa scardina violentemente certezze ed illusioni, e in un mondo interdipendente e connesso tocca la vita quotidiana di ognuno di noi e mette in discussione modelli che su quella interdipendenza, a volte in modo disattento, sono stati costruiti. Il DEF non può che riflettere questa incertezza. Certo, ci parla di un Paese che continua a crescere, che ha registrato una performance straordinaria della sua economia nell'anno passato, un Paese che ha reagito con dinamicità e con forza all'impatto pandemico con scelte nette, rapidi, efficaci, e con la forza di una comunità che nelle sue espressioni migliori sa resistere e persino rigenerarsi, cogliendo occasioni date dai tempi nuovi e dalle difficoltà improvvise con uno spirito di adattamento che forse non ha eguali.

Accanto a tutto ciò non può però non valutare che gli scenari che si pongono davanti si connotano per la loro incertezza, e mai come in questo tornante della storia possono repentinamente cambiare. Ha fatto bene allora il Governo a presentare nel DEF scenari diversi e diverse prospettive, dando le prime risposte ad un nuovo intervento sull'economia che abbiamo fatto qualche giorno fa e ci apprestiamo a fare. Gli scenari sono tutti drammaticamente condizionati dall'esito e dalla durata del conflitto. Anche per questo la manovra che seguirà rischia di rappresentare solo il primo tempo di un intervento nell'economia oggi limitato, prudente, forse non esaustivo, ma accompagnato dalla consapevolezza che l'evolversi del conflitto nei prossimi mesi e le scelte che saremo chiamati a compiere in sede europea potranno richiedere interventi successivi e di maggiore significato.

Fa bene il nostro Governo a chiedere che essi siano prevalentemente frutto di scelte europee. L'Europa è chiamata nuovamente ad abbandonare la strada della difesa degli interessi nazionali e a percorrere di nuovo, come ha fatto durante la pandemia, la via delle scelte coraggiose e comuni. I dati che il DEF ci presenta sottolineano come dopo la significativa ripresa registrata nei primi due mesi del 2021 il ritmo di crescita del nostro prodotto interno lordo abbia subito un rallentamento, legato in gran parte al rialzo dei prezzi del gas naturale e all'emergenza elettrica. In questo quadro le tensioni internazionali sono state il terreno fertile per l'aumento dei prezzi dei beni energetici e alimentari. Quelle scelte, abbiamo detto, saranno europee. L'Europa non potrà esitare o percorrere la strada della prevalenza degli interessi nazionali; tutto si potrà fare meno che vanificare il cammino intrapreso fino a qualche mese fa. Certo, questa è una crisi diversa, che ha bisogno forse di meno interventi generalisti, come è stato necessario fare negli ultimi due anni, ma ha bisogno invece di soluzioni mirate, incisive nei confronti delle fasce sociali e delle attività produttive che più di altre vedono a rischio la propria condizione sociale o le proprie prospettive economiche.

Credo che a nessuno sfugga come la pandemia abbia accentuato le già drammatiche differenze sociali presenti nel nostro Paese. Per questo riteniamo necessario che le principali misure della prossima manovra si concentrino sul taglio contributivo, sui bonus sociali di luce e gas con un'estensione della platea delle famiglie a cui va riconosciuto, sull'estensione del tetto massimo dei prezzi dei carburanti e su forme di detassazione degli aumenti contrattuali, così come crediamo sia necessario, e come abbiamo iniziato a fare nel “decreto Energia”, sostenere le imprese che più di altre hanno pagato l'aumento dei prezzi. Ci attendono mesi di scelte rilevanti: su questo il PD darà il proprio contributo con lealtà, con determinazione, come siamo abituati peraltro a fare. Il Governo ha il dovere di fare tutto il possibile per evitare l'interruzione del cammino della ripresa, che è stata avviata nel nostro Paese con risultati straordinari e dei quali forse non guasterebbe essere un po' più orgogliosi. Potremmo discutere a lungo del particolare momento che stiamo vivendo, dei connotati fondamentali della nostra economia. Potremmo discutere della BCE, degli effetti dell'affievolirsi della sua politica espansiva, della sostenibilità del nostro debito, della condizione di vulnerabilità in cui esso ci pone.

Potremmo discutere, e lo faremo, della ricaduta del PNRR, della sua capacità di aiutare realmente il superamento delle enormi differenze ancora presenti nel nostro Paese, della tenuta sociale e di quanto essa debba essere in cima ai nostri pensieri, della drammatica differenza tra i tempi della pubblica amministrazione e la necessità delle imprese di avere risposte rapide e soprattutto certe, dell'impatto dell'inflazione, che è stato ricordato qui oggi, sul nostro debito e sulla nostra economia. Ma quello che non possiamo fare è interrompere il cammino che abbiamo intrapreso per colmare le grandi diseguaglianze, le grandi differenze sociali e territoriali, e correggere i vecchi vizi che troppo spesso hanno frenato la nostra crescita e l'espandersi della nostra economia. Nessuno pensi che pagherà, invece, assecondarli ed accarezzarli per qualche manciata di consenso elettorale in più. Di tutto abbiamo bisogno meno che di sommare alle crescenti tensioni internazionali l'innalzamento di una conflittualità interna, che rischia di compromettere il cammino che insieme abbiamo deciso di intraprendere. Il Presidente Draghi qualche giorno fa ci ha ricordato che la forza e la credibilità del nostro Paese sono cresciute quando non ci siamo persi nelle mille esitazioni e nelle infinite incertezze, ma abbiamo scelto e difeso con coerenza le scelte compiute. Il Ministro dell'Economia - e mi avvio a concludere - nella sua audizione in Parlamento ci ha descritto certamente l'opzione di scelte prudenziali da compiere a valle delle risorse rese disponibili dai dati che sono emersi dal DEF, ma il Ministro dell'Economia sa che, di fronte a possibili scenari che quel quadro dovessero peggiorare o di fronte a scelte che l'Europa dovesse tardare a compiere, saranno necessari interventi di maggiore consistenza, e il Parlamento è pronto a sostenere il Governo qualora si accingesse a compierli. Ci ha lasciato in questi giorni un grande economista, Jean-Paul Fitoussi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico), del quale possono essere ricordate da ognuno di noi molte intuizioni. Una su tutte mi piace citare, i suoi ammonimenti alle classi dirigenti sulla necessità di immergersi di più nel mondo reale, nei suoi bisogni, interpretandone appieno le aspettative al di là dell'aridità dei numeri e delle statistiche. Questa strada dobbiamo continuare a percorrere per costruire un futuro migliore. Per questo, signor Presidente, il PD dichiara il proprio voto favorevole alle risoluzioni di maggioranza.