Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale
Data: 
Lunedì, 16 Novembre, 2015
Nome: 
Paolo Gentiloni

Signora Presidente, colleghi, Parigi e la Francia, una città e un Paese carissimi a noi così vicini – in Italia diciamo i nostri cugini, oggi dovremmo dire nostri fratelli – sono stati colpiti per la seconda volta questo anno e ci sentiamo colpiti anche noi. Quindi la prima cosa che credo il Governo debba dire in questa Aula è che ci sentiamo colpiti insieme ai nostri fratelli francesi e reagiremo uniti, reagiremo insieme. Centotrentadue morti, trecentocinquanta feriti, di cui un centinaio molto gravi, tra questi, come ha appena ricordato la Presidente, Valeria Solesin, una donna italiana esemplare, che ricordiamo stasera abbracciando anche i suoi genitori, che hanno dato un buon esempio di umanità in questi giorni, e i suoi cari. 
Di questa terribile tragedia due cose credo siano molto chiare, la prima è che si tratta di un attacco di un livello senza precedenti per numero di terroristi coinvolti, per il loro coordinamento, per la ferocia nel colpire obiettivi comuni, per l'uso di cinture esplosive. Un attacco senza precedenti. L'altra cosa che è molto chiara sono i responsabili, è il terrorismo fondamentalista islamico. Questo terrorismo non nasce oggi, è attivo da un quarto di secolo, ha avuto il suo picco nella versione Al Qaeda nell'11 settembre, ma è dall'estate del 2014, dall'estate scorsa che con la sfida di Daesh è diventato – bisogna, credo, riconoscerlo – molto più pericoloso. Pericoloso perché oggi controlla un territorio abbastanza vasto, ha ingenti risorse finanziarie, è in grado di attirare tra i 25 ed i 30 mila combattenti stranieri, dall'esterno, anche se gli italiani sono meno di un centinaio. È dunque una sfida nuova per la sua violenza e per la sua pericolosità e a questa sfida il Governo e il Parlamento devono reagire innanzitutto intensificando il lavoro per proteggere la vita e la sicurezza degli italiani, questa è oggi la principale preoccupazione diffusa tra i nostri concittadini ed è il principale impegno del Governo e su questo ascolteremo, subito dopo il mio intervento, il Ministro dell'interno Angelino Alfano. A me spetta, se volete, una premessa più generale su come fronteggiare la minaccia innanzitutto a livello internazionale. Fronteggiarla significa una cosa molto semplice: combattere il terrorismo con l'obiettivo di distruggere la sua capacità di controllare il territorio e di estirpare la sua capacità di attrazione. La strage di Parigi avviene del resto in un momento particolare in cui Daesh ha insieme forza, capacità di colpire – come dimostra questa tragedia – ma anche debolezza e dobbiamo esserne consapevoli per mirare bene il nostro intervento. In Iraq, dopo la liberazione di Tikrit, dove è tornato oggi il 90 per cento degli abitanti, e questo è molto importante e non ce l'aspettavamo. L'accerchiamento della città strategica di Ramadi, capitale della regione di Al Anbar, è ormai completato, anche se l'avanzata delle forze irachene è rallentata dai kamikaze e dalle trappole esplosive. L'ultimo e più significativo sviluppo è stata la liberazione del Sinjar, al confine iracheno-siriano. L'area, se ricordate, è popolata dalle minoranze yazide, cristiane e siriache, che proprio nell'estate del 2014 fu teatro della conquista più visibile da parte di Daesh. Intervennero degli elicotteri americani per liberare una parte dei superstiti da questa che appariva una straordinaria avanzata. Ebbene, è stata liberata ed è stata liberata dai Peshmerga curdi, sostenuti da altre forze irachene e della coalizione. Questa operazione ha consentito di tagliare la principale arteria che collega quelle che per Daesh sarebbero le due capitali, quella irachena e quella siriana, del suo territorio e cioè Mossul e Racca. 
Nelle stesse settimane in Siria i curdo-siriani dello Ypg, assistiti dalle forze speciali americane, stanno accentuando la pressione da nord verso appunto l'altra «capitale», tra virgolette, di Racca. 
Sono in corso, come sapete, bombardamenti da parte delle forze statunitensi e australiane, turche e ultimamente anche francesi. Avete sentito che il Presidente Hollande ha detto in Parlamento che i bombardamenti e le operazioni francesi proseguiranno. Ed è in questo quadro che si è inserito a settembre l'intervento militare russo, diretto in parte contro Daesh ma in parte cospicua nella zona ovest della Siria, dove il regime di Assad era in maggiore difficoltà. Si tratta di aree in cui sono simultaneamente presenti gruppi ribelli cosiddetti moderati, la Free Syrian army, Jabhat Al Nusra, un'altra organizzazione che l'ONU ha listato tra le organizzazioni terroristiche, e alcune fazioni armate radicali. La settimana scorsa le truppe siriane con il sostegno aereo russo hanno anche liberato una base aerea in questa zona del nord. Bisogna dire che l'intervento russo ha avuto finora un limitato impatto sul piano militare, ma un impatto molto rilevante sul piano politico e ne parleremo pensando alle prospettive della situazione siriana. L'Italia in questo contesto fa la sua parte ed è – e lo dobbiamo dire con orgoglio perché abbiamo centinaia di nostri militari impegnati in questo lavoro – una parte importante nella coalizione anti Daesh. Siamo da sempre, dall'inizio, nella coalizione politico-militare che combatte Daesh, facciamo parte del gruppo di coordinamento di 22 Paesi che ne coordina l'attività, le nostre Forze armate sono presenti con 280 unità in Iraq, di cui 200 lavorano per l'addestramento in Kurdistan di quei peshmerga che hanno liberato qualche giorno fa la città di Sinjar. Ricordiamo il ruolo dei peshmerga e ricordiamo anche con orgoglio il fatto che l'Italia è la leading nation in questo momento nell'addestramento militare alle forze curde perché credo che sia molto importante in quello che sta succedendo nella zona (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Sinistra Italiana-Sinistra Ecologia Libertà, Scelta Civica per l'Italia, Area Popolare (NCD-UDC)). 
Infine, il nostro Paese svolge un ruolo molto apprezzato nell'addestramento della polizia irachena per il quale operano a Baghdad circa 100 formatori dei nostri carabinieri. Facciamo molto dunque, ma credo che dobbiamo dirci, sull'onda di quello che è successo venerdì notte a Parigi, che dobbiamo fare di più e dobbiamo tra di noi prendere l'impegno nel fatto che faremo di più, faremo di più come Paese perché la situazione che abbiamo di fronte lo merita e lo impone, non è il momento oggi di discuterne i dettagli, ne discuteremo nel corso della normale attività parlamentare, ma non c’è dubbio che questo è un impegno solenne che dobbiamo prendere, reagiremo uniti assieme alla Francia, stiamo facendo molto, possiamo e dobbiamo fare ancora di più. 
Oltre a combattere, onorevoli colleghi, signora Presidente, l'Italia deve svolgere un ruolo sempre più importante, se possibile, se ci riusciamo, nel contribuire all'orientamento politico della coalizione anti Daesh, per non ripetere gli errori del passato, gli errori fatti in Iraq, in Libia, nella stessa Siria, errori dai quali in parte è maturata, è cresciuta la minaccia e l'offensiva dei terroristi, perché dobbiamo sempre essere onesti con noi stessi e riconoscere che la forza di questa offensiva in parte dipende anche dai nostri errori. Certamente noi non abbiamo nulla a che fare con quei criminali, ma il brodo di coltura in cui questa cosa si è sviluppata è anche frutto di alcuni degli errori dell'Occidente. In Siria noi diciamo due cose molto semplici: la prima è che serve una transizione politica per allontanare Assad, il dittatore Assad, il responsabile della più drammatica crisi umanitaria degli ultimi anni senza che il vuoto che si crea venga riempito da Daesh o da Al Nusra; la seconda, è che i russi possono essere fondamentali nel contribuire a questa soluzione e a questa transizione politica. 
Gli incontri di Vienna a cui hanno partecipato i cinque membri permanenti dell'ONU, la Germania e l'Italia e 10 Paesi della regione, hanno aperto uno spiraglio in questa direzione; è solo uno spiraglio, onorevoli colleghi, ma va esattamente nella direzione che noi abbiamo auspicato. 
Una transizione che faccia uscire Bashar al-Assad dalla scena, senza lasciare un vuoto riempito dai terroristi. Quindi, questa è la via che cercheremo di seguire in Siria mentre continua l'attività militare e di combattimento nei confronti di Daesh e del terrorismo. 
Infine, signora Presidente, onorevoli colleghi, questa sfida la vinceremo se la condurremo da italiani, da europei, da occidentali, se, voglio dire, continueremo ad essere noi stessi. Loro vogliono distruggere le nostre libertà, la nostra cultura, le fedi religiose diverse dalla loro, il ruolo delle donne; sono esattamente i valori che noi, invece, vogliamo difendere (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente, Area Popolare (NCD-UDC), Scelta Civica per l'Italia, Sinistra Italiana – Sinistra Ecologia Libertà, Per l'Italia - Centro Democratico), e combatteremo per difenderli, lo ripeto, combatteremo per difenderli. Combatteremo non dichiarando guerra all'Islam, ma combattendo quelli che il re di Giordania Abd Allah chiama: i rinnegati, e cercheremo di farlo con la maggioranza delle comunità islamiche che vivono nei nostri Paesi (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Area Popolare (NCD-UDC), Scelta Civica per l'Italia, Sinistra Italiana – Sinistra Ecologia Libertà, Per l'Italia - Centro Democratico). 
Gli italiani ci chiedono di difendere la nostra sicurezza senza rinunciare alla nostra libertà e al nostro modo di vivere; questo ci chiedono gli italiani. Lavoreremo per snidare e neutralizzare i terroristi, ovunque siano infiltrati o cerchino di infiltrarsi, ma senza fare confusione tra i criminali e le decine di migliaia di uomini, donne e bambini in fuga dalle guerre e dalle dittature (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente, Area Popolare (NCD-UDC),Scelta Civica per l'Italia, Sinistra Italiana – Sinistra Ecologia Libertà, Per l'Italia - Centro Democratico), e dovremo farlo, onorevoli colleghi, come si fa nei grandi Paesi e cioè insieme, insieme Governo e Parlamento, insieme maggioranza e opposizione. Proprio perché il momento è difficile è insieme che dobbiamo vincere la paura, assicurare la sicurezza dei nostri concittadini e difendere la nostra patria (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente, Area Popolare (NCD-UDC), Scelta Civica per l'Italia, Sinistra Italiana – Sinistra Ecologia Libertà, Per l'Italia - Centro Democratico).