Data: 
Mercoledì, 6 Maggio, 2020
Nome: 
Antonio Viscomi

Ministro, grazie per le sue parole e per il suo impegno, ormai di lunga data, a favore del Mezzogiorno e del suo riscatto: parola questa che lei, meridionale come chi parla, conosce bene e certo apprezza, non solo per la capacità evocativa di un universo segnato da attese spesso deluse e da conquiste troppe volte tradite, ma anche e forse soprattutto perché è in grado di rappresentare con un solo tratto un Mezzogiorno che ancora oggi è pietra d'inciampo per molti, questione e risorsa al contempo.

Vorrei ripeterlo ancora una volta in quest'Aula, signor Ministro: la questione meridionale non è la questione dei meridionali, ma chiama in causa la stessa costruzione dell'identità nazionale e sfida la nostra capacità di costruire comunità attive e responsabili, più eque e solidali (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Lei stesso, Ministro, nella premessa al Piano per il Sud ha riconosciuto che sviluppo e coesione riguardano tutti coloro che sono impegnati nella battaglia per rendere l'Italia un Paese più giusto e avanzato; e concludeva dicendo: possiamo aprire una nuova pagina, dobbiamo scriverla insieme. E dobbiamo però scriverla oggi, signor Ministro, in questi giorni che sono dolorosamente segnati da un virus subdolo e infido, da una tempesta inaspettata e furiosa, che ha frantumato storie personali e professionali mettendo in evidenza debolezze, incertezze e contraddizioni del nostro Paese e del nostro essere una nazione - per usare le parole scritte ieri da Isaia Sales - forte e fragile, unita e divisa allo stesso tempo.

Contraddizioni per esempio come quella evidenziata da lei riferendosi ai dati dell'ISTAT, che confermano una pesante differenziale territoriale sull'effettività della didattica a distanza: 470 mila ragazzi meridionali, quasi il 20 per cento, è privo di un computer o di un tablet a casa; la percentuale delle famiglie meridionali senza un computer in casa supera il 41 per cento con punte del 46 e del 44 in Calabria e Sicilia; e tutto ciò senza parlare delle reti, della connettività o per altro verso se vogliamo delle aule, e molte volte anche delle stesse strade per andare a scuola, cioè di tutte quelle infrastrutture che usava chiamare pesanti e pensanti. E senza neppure considerare altri settori della vita collettiva, dei quali però oggi comprendiamo e paghiamo a caro prezzo errori di programmazione e di valutazione nei modelli di sviluppo più che nelle risorse: è la sanità in primo luogo.

Il rischio di far parti uguali fra diseguali, signor Ministro, ritorna ancora prepotente quando si parla di Mezzogiorno. E questo però non rappresenta solo una plateale violazione dello spirito e dei valori fondativi del nostro stare insieme: è una sorta di miopia, che impedisce di mettere bene a fuoco come il Paese e la sua struttura economica, il suo sistema produttivo siano molto più interconnessi e interdipendenti di quanto una rozza vulgata vorrebbe credere e far credere. Per questo è interesse comune che il Mezzogiorno sia messo in grado di realizzare le sue potenzialità, di crescere, di produrre ricchezza, di valorizzare la sua posizione geoeconomica e direi anche geopolitica al centro del Mediterraneo, in cui ciascuno abbia l'opportunità di realizzare al meglio le proprie capacità e il proprio progetto di vita.

È dunque a partire da qui, Ministro, che devono essere costruite le politiche pubbliche che coinvolgono cittadini, imprese e territorio del Mezzogiorno. Il Presidente Conte a Gioia Tauro ha detto: “Se riparte il Sud riparte l'Italia”. Vero; ma proprio per questo credo sia di interesse comune che le narrazioni “tossiche” sul Sud, così definite dal Presidente Conte, siano definitivamente e coraggiosamente accantonate, a partire da quella che descrive il Mezzogiorno come una realtà omogenea e negativa in modo omogeneo, quando, invece, quella che conosciamo è una realtà plurale, complessa e variegata, dove accanto a situazioni di degrado economico e sociale ve ne sono altre di grande eccellenza, capaci di performance in linea o addirittura migliori di quelle del Nord, che innovano, producono, curano - curano -, sanno essere competitive, che non si presentano con il cappello in mano, ma che pretendono dalle istituzioni il rispetto e il riconoscimento che merita chi ha dimostrato che cambiare è possibile e che nulla di ineluttabile è presente nella condizione meridionale. Almeno in quest'Aula dovremmo avere ben chiaro che il Sud è termine che può e deve essere declinato solo al plurale. Ma c'è un'altra narrazione anch'essa diffusa, quella che vuole un Sud predatore di risorse produttive da metabolizzare in un assistenzialismo diffuso.

I fatti, diceva qualcuno, sono ostinati, e anche la narrazione più suggestiva, quando non conforme ai fatti, è una narrazione non vera, cioè una bugia. Ed è un fatto che, secondo i dati dei conti pubblici territoriali, negli ultimi dieci anni la quota di risorse ordinarie in conto capitale destinata al Mezzogiorno è stata in media intorno al 26 per cento, otto punti percentuali in meno rispetto alla percentuale di popolazione. È in questo contesto che trova ragione e senso quella clausola del 34 per cento; norma però, sia chiaro, signor Ministro, che merita ancora di essere raffinata, perché presenta alcuni lati deboli già segnati a suo tempo dall'Ufficio parlamentare del bilancio. Il limitato perimetro di interesse, perché mancano ancora gran parte delle grandi imprese pubbliche nazionali; l'assenza di un sistema sanzionatorio; l'esigenza comunque di continuare ad investire sul rafforzamento delle amministrazioni, per renderle più capaci di spesa e di spesa trasparente e legale. Sì al 34 per cento sempre e dovunque, Ministro, perché questo orizzonte non può certo essere messo ora in discussione, neppure in ragione dell'epidemia, che, anzi, le risorse da investire al Sud in opere pubbliche servono anche per il rilancio del sistema economico e produttivo delle stesse imprese del Nord.

Ma investire oggi e assicurare il 34 per cento non può far dimenticare alcune questioni sulle quali forse vale la pena riflettere e operare. La prima: quando verificheremo l'effettivo riparto di risorse ordinarie per gli investimenti pubblici tra Nord e Sud negli ultimi 20 anni e individueremo gli indici di perequazione infrastrutturale? Quando adotteremo una perequazione da estendere anche alla spesa corrente, che attualmente costituisce un problema per il Mezzogiorno? Ministro, e mi avvio a concludere, abbiamo bisogno di una strategia complessiva e coerente volta ad ampliare la base produttiva e a rendere competitivo il contesto economico locale. È solo in questa prospettiva che ha senso e che può nascere lavoro vero, lavoro buono, come lei ha detto, lavoro produttivo, legale, legale, per tutti e dovunque (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico), capace di recuperare le energie e le competenze del mondo femminile, che sono particolarmente vulnerate dal sistema economico e sociale del Mezzogiorno. Concludo, Ministro, con una brevissima considerazione: nell'interesse di tutti, e non solo dei cittadini che abitano nelle regioni meridionali, è necessario affermare politiche pubbliche capaci di coniugare sussidiarietà istituzionale a responsabilità collettiva, solidarietà sociale ed efficienze economiche, impegno individuale e di affiancamento pubblico.

Di fronte al recupero nostalgico dell'appartenenza, delle identità localistiche, degli interessi particolari, della sicurezza e dei confini, come stiamo sentendo in questi giorni, abbiamo bisogno di riprendere e rafforzare lo spirito dei patti con le regioni del Sud che abbiamo sperimentato negli anni passati, impregnati di leale collaborazione e razionalizzazione di risorse, e soprattutto espressivi di un comune progetto di sviluppo, di una visione, di una visione, perché è di questo che abbiamo bisogno, e ne abbiamo ancora più bisogno ora. Una cosa è certa, infatti: questa crisi ha dimostrato in modo evidente che nessuno è un'isola e che abbiamo una sola possibilità di venirne fuori, capire che siamo una comunità e che il comportamento di ciascuno si riflette su tutti.

Questo è il momento per recuperare spirito di comunità e di coesione sociale, per rafforzare il senso di responsabilità, ma anche per sfrondare la nostra vita personale e pubblica dalle sovrastrutture del superfluo e rimettere l'essenziale al centro; insomma, per tirare il meglio fuori da noi stessi e dalle nostre comunità. Il Sud, signor Ministro, è pronto, a volerlo vedere, come abbiamo dimostrato ancora in questi ultimi giorni di emergenza