Signor Presidente, Ministro, colleghi, io sono molto soddisfatto del suo intervento e vorrei partire esattamente da dove ha cominciato, cioè nel dire «grazie» e nel dire «bravi» ai nostri servizi in primo luogo, perché hanno fatto un'operazione difficile. Hanno fatto un'operazione difficile in un momento difficile. Tutto ciò è evidente dopo il video di dicembre ed è altrettanto evidente dopo i fatti di questi giorni. Purtroppo, proprio mentre ho iniziato a parlare, mi è arrivato un messaggio che forse a Parigi stiamo assistendo ad un'ulteriore presa di ostaggi. È evidente che trattare e occuparsi della vicenda di due ostaggi mentre il clima intorno a te è più difficile, è più teso, comporta il rischio che il tempo non sia abbastanza e rappresenta, per gli operatori del settore, non soltanto una fonte di rischio molto più grande, ma anche la possibilità di esporsi a una cosa che non riesce e che finisce male. E io penso che un Paese intero, che ha cognizione di sé e senso di sé, quando le proprie forze dello Stato riescono in una cosa di questo genere, debba prima di tutto dirgli «grazie» insieme (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Come abbiamo avuto modo di dire quando il Ministro Alfano è venuto in quest'Aula, questa sfida sarà lunga e dura. Stanotte ci sono state operazioni in Belgio, in Germania e sono in corso operazioni in Francia. Il Ministro dell'interno francese ha parlato poco fa. Serve grande unità, senso delle cose che si dicono e di come si dicono. Io, in tutta sincerità, non ho molto apprezzato che un minuto dopo la riuscita dell'operazione ci fosse già un dibattito su un riscatto ipotetico (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico) che gli stessi che hanno denunciato ieri, smentiscono oggi. Stessa fonte, stessa dichiarazione. È il frutto di una disinformazione, è il frutto di un nuovo tipo di guerra perché la guerra mediatica alla quale stiamo assistendo ci ha fatto vedere le immagini anche di quei due agenti russi uccisi da un bambino e ci fa vedere in diretta – perché c’è anche chi purtroppo deve guardare queste cose – le esecuzioni per i reati come l'adulterio o l'omofobia che lo Stato Islamico fa ogni giorno. Tutto ciò ci dovrebbe dare il senso delle cose. E, in tutta sincerità, togliamoci l'ipocrisia di dentro perché se quelle ragazze le avessimo viste in un video con persone vestite d'arancione, oggi faremmo un'altra discussione. E io credo che da questo punto di vista noi dobbiamo tenere il senso delle cose.
Io ho molto apprezzato le parole del presidente Stucchi, sia ieri, che oggi, che ha detto cose sagge nel senso dell'interesse del Paese. E io penso che, se quello è lo spirito, siamo sulla buona strada perché il nostro Paese possa affrontare la lotta al terrorismo. Vorrei, però, che non distogliessimo l'azione che è stata compiuta dal quadro nel quale siamo. E da questo punto di vista a me pare – e mi avvio a concludere – che senza dubbio i prossimi mesi saranno mesi nei quali anche il nostro Paese, oltre alle vicende che lo riguardano più direttamente come questa, dovrà misurarsi con una crescita dell'intensità e della lotta allo Stato Islamico e alle altre fonti di terrorismo. Per farlo, a mio avviso, a cominciare da oggi, diamo il senso che l'Italia c’è, che è un Paese unito, che si ricorda cosa ha fatto.
Io vorrei qui ricordare una vicenda di quando noi eravamo all'opposizione: ci fu la vicenda della Sgrena, che purtroppo portò alla morte di un eroe nazionale come Nicola Calipari (Applausi), di come il Paese la seppe affrontare, perché in quel modo lì di affrontare le cose c’è l'Italia, c’è anche il modo in cui questo Paese può farsi rispettare e può partecipare alle sfide della lotta con il terrorismo.
Data:
Venerdì, 16 Gennaio, 2015
Nome:
Andrea Manciulli