Signora Presidente, colleghi, intanto consentitemi di ringraziare il Ministro Padoan per l'informativa di oggi ma soprattutto per quanto ha fatto con il Presidente Renzi e il Governo italiano per impedire che la Grecia uscisse dalla moneta unica. Non c'erano alternative all'accordo, come d'altronde il nostro paese ha sempre sostenuto. L'uscita di Atene dall'euro avrebbe prodotto effetti economici negativi e conseguenze politiche molto pesanti. Sarebbe stata probabilmente l'anticamera della fine dell'Europa e, con essa, di un progetto straordinario fondato su valori e obiettivi tutti ancora assolutamente strategici ed attuali.
Certo, l'Unione europea ha avuto limiti enormi, come è stato detto, nell'affrontare la crisi drammatica di questi anni, ma non possiamo con questo dimenticare gli enormi benefici ottenuti anche dal nostro paese grazie al processo di integrazione. La pace, la stabilità, la libera circolazione, il mercato interno, la stessa moneta unica sono grandi realizzazioni dell'Europa che non possono certo essere messe in discussione con argomenti superficiali e spesso da campagna elettorale. L'Europa è innanzitutto questo ed è a questi valori e a questi risultati che bisogna tornare se vogliamo ricostruire un rapporto di fiducia tra l'Unione e i cittadini. Oggi è inutile negarlo, la fiducia dei cittadini nei confronti dell'Europa è molto bassa: crescono i movimenti e le forze politiche che sono apertamente contro l'Unione.
L'Europa ha una grande responsabilità per la diffusione di questi fenomeni. La risposta che ha dato alla crisi economica è stata inadeguata, ha mostrato limiti nella gestione di tutte le maggiori emergenze e non ha avuto una visione comune in politica estera e sull'immigrazione. È vero tutto questo come è altrettanto vero che non c’è una alternativa all'Europa e chi pensa il contrario sa bene di fare demagogia e di spendersi solo per conquistare qualche voto nei sondaggi o alle elezioni. La strada allora non è l'uscita dall'euro, come pure si propone da qualche parte nel nostro paese, che avrebbe costi pesantissimi specialmente per le fasce più deboli della popolazione, ma semmai dalle classi dirigenti, essenzialmente di destra, che hanno determinato in Europa questo quadro così drammatico. Non è sbagliata l'Europa ma la lettura che della crisi hanno dato le classi dirigenti europee.
Noi siamo convinti, al contrario, che ci voglia più Europa. Il punto però è quale Europa e per fare che cosa. Le politiche europee degli ultimi anni sono state sbagliate e c’è bisogno di un nuovo inizio, come da tempo sostiene il nostro Governo, e di tornare al progetto europeo di Spinelli, De Gasperi, ma anche di Kohl. Per quanto ci riguarda, la crisi greca andava risolta prima e non si doveva consentire di arrivare al collasso per trovare un'intesa. Sarebbe stato necessario maggiore senso di responsabilità da parte di tutti i protagonisti, meno arroganza da parte tedesca, ma anche meno demagogia da parte del Governo greco; meno rigore da parte dell'Europea, ma anche più riforme da parte della Grecia. Per il futuro, bisogna fare in modo che non si ripresenti mai più una crisi come quella ellenica. L'Unione europea deve cambiare politica e rimettere al centro della sua azione i valori della solidarietà, dell'unità e dell'attenzione nei confronti dei più deboli. Basta con gli egoismi nazionali e «sì» ad azioni comuni e condivise per rilanciare l'economia e il processo di costruzione europea. È necessario riorientare le politiche comunitarie intorno alle sfide globali che abbiamo di fronte, rispetto alle quali l'azione dei singoli Stati membri è ormai del tutto inadeguata a partire dalla crescita.
Occorrerà chiedere agli Stati membri di varare, accanto alle riforme strutturali, misure di stimolo immediato della ripresa economica, per esempio, attuando finalmente quanto previsto dal piano Juncker, e investire in settori ad alto potenziale di crescita, quali le infrastrutture, e fare ogni sforzo per scomputare dai vincoli del Patto di stabilità le spese per gli interventi finanziati con i Fondi comunitari e, in prospettiva, lavorare perché si vada sempre di più verso l'emissione di titoli per sostenere programmi di investimento e di modernizzazione del sistema produttivo. Insomma, e concludo, Presidente, l'Europa deve rafforzare le sue istituzioni e assumere posizioni collegiali su tutte le maggiori questioni di attualità politica; l'Italia può svolgere in questo quadro una funzione fondamentale. Oggi, come lei ha detto, dopo aver fatto riforme importanti, il nostro Paese è tornato ad essere protagonista a livello internazionale, non è più il malato d'Europa.. ...ha un'economia che comincia a dare segnali di ripresa. L'Italia ha bisogno di più Europa, l'Europa ha bisogno della forza e dell'autorevolezza del nostro Paese; solo insieme possiamo lavorare per costruire una prospettiva diversa e migliore per tutti i cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Data:
Mercoledì, 29 Luglio, 2015
Nome:
Michele Bordo