Presidente, Ministro, colleghi, ringrazio, a nome del Partito Democratico, il Ministro Gentiloni per avere voluto prontamente venire a riferire in Aula rispetto alla vicenda della morte di Giovanni Lo Porto; una vicenda che, in questi tre anni dal rapimento, abbiamo anche noi, qui, in questa Camera, seguito in modo formale e informale. I chiarimenti sulla dinamica dell'uccisione di Lo Porto che abbiamo ricevuto questa mattina sono doverosi e tempestivi e spero davvero aiutino ad evitare polemiche in un giorno che è pieno di dolore per tutti per la scomparsa di un nostro connazionale serio e preparato, che, con la sua scelta di vita, aveva deciso di mettersi a disposizione di ideali di pace e cooperazione.
Ci stringiamo anche noi alla famiglia e agli amici di Giancarlo Lo Porto, come fatto anche dalle più alte autorità dello Stato. Un pensiero, in questo momento di cordoglio, va anche alla famiglia di Warren Weinstein, il cittadino americano morto insieme a Lo Porto.
In particolare, questa mattina il Ministro Gentiloni ha chiarito che effettivamente è passato molto tempo tra la morte e la comunicazione del decesso, ma è stato tutto tempo necessario per avere la certezza di una notizia che, quando deve essere resa nota ai familiari, non può che essere certissima, per non aggiungere fraintendimenti o false speranze ad una situazione già carica di angoscia e disperazione.
Giovanni Lo Porto era uno dei molti italiani che, con professionalità, si mettono al servizio di ideali di pace e giustizia sociale. Li chiamiamo cooperanti e sono un ponte prezioso tra l'Italia e le realtà dove miseria, conflitti, disastri naturali deprivano donne e uomini di dignità, giustizia e benessere. Le persone come Lo Porto testimoniano, con le loro scelte professionali, che ci si può impegnare per contribuire a creare un mondo diverso. Sono persone che, ogni giorno, con il loro lavoro, ci aiutano a non chiudere gli occhi davanti a quello che avviene lontano da noi. Sono persone, come diceva il Ministro, sempre più esposte ai rischi di un mondo che sta cambiando e che sta rendendo difficile il lavoro di chi vuole cooperare tra popoli diversi.
Così è morto Giovanni. Lui aveva scelto il Pakistan, un Paese chiave per la stabilità della regione, che, però, si contorce tra profonde difficoltà interne e ambiguità rispetto alla lotta contro il terrorismo talebano a cavallo tra Pakistan e Afghanistan. Lo Porto è morto per un tragico errore in un'azione di guerra americana, per la quale i nostri alleati hanno, con grande responsabilità e trasparenza, chiesto scusa, come già fatto in altri casi di azioni analoghe che hanno coinvolto civili pakistani.
Apprendiamo oggi, con attenzione, le notizie date dal Ministro Gentiloni relative all'apertura di un'inchiesta della magistratura e a tutto il seguito che la Farnesina vorrà dare rispetto alle dinamiche della morte. Giovanni, però, è stato vittima di chi fa la guerra con modi da terrorista, rapendo non i soldati, ma chi lavora e si impegna per la pace, perché per i terroristi chi si impegna in modo altruistico, lontano da casa, per cambiare le condizioni di vita di chi sta peggio di noi, è un nemico pericolosissimo, perché racconta di un mondo diverso, di valori diversi, di possibilità di convivenza che i terroristi vogliono annullare.
Giovanni Lo Porto, con la forza del suo lavoro e della sua testimonianza, era questo e va ricordato per questo. Nelle parole di padre Dall'Oglio, un altro italiano costruttore di pace, scomparso in Siria, di cui non abbiamo notizie da quasi due anni: «Le sfumature sono sempre più fragili della propaganda; se vi soddisfa l'indottrinamento, non abbiamo più nulla da dirci».
Nella memoria di Lo Porto, dobbiamo continuare in un'azione che valorizzi le sfumature contro tutti gli integralismi.
Data:
Venerdì, 24 Aprile, 2015
Nome:
Lia Quartapelle Procopio